Saper dire di no è affermazione di sè

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So che ci sono opinioni contrastanti, e anche ragionevoli, ma penso che il palio di Siena sia da vedere e seguire.
Mi metto comodo in poltrona, con una birra ghiacciata (pregustando la prima sorsata) in questo luglio torrido consapevole che, per godermi pochi minuti (1minuto e dodici secondi il record e 1minuto e trenta secondi il più lento tra i vittoriosi) dovrò sopportare tutto il rituale, che durerà come minimo mezz’ora per arrivare alla sospirata“mossa”.
Devo dire che ascoltare l’utilizzo di alcuni termini specifici del Palio è affascinante e mi tornano dalla memoria parole di anziani contadini intorno a Turrita, Montepulciano, Pinza e tutta la stupenda zona del senese.
Entrano ora tutti i cavalli, sono belli ma questo nero con un ciuffo di peli bianchi sulla fronte è stupendo!
Si chiama Tornasol ed è una cavalla debuttante della contrada della Tortuca.
In sella ha Trecciolino un fantino tra i più esperti ed è favorita dagli scommettitori.
Si vede subito che ha un’energia e un’eleganza superiori ma si vede anche che è nervosa e la compagnia degli altri cavalli la opprime.
Lei se ne frega di questo nostro gioco e inizia un suo gioco nel gioco rifiutandosi di giocare.
Inizia una sua rivolta per l’affermazione di una sua identità e quindi dice di no: non vuole entrare nel cordolo.
Dice di no, lo dice al mossiere, lo dice al barbaresco, che tenta più volte di convincerla, lo dice al fantino che scende di sella e prova a parlarle.
Lo dice a tutti continuamente e con forza, arretrando ogni volta che tentano di portarla avanti.
È passata un’ora e più, il telegiornale è spostato e assisto con sentimenti ambivalenti a questo nuovo gioco imprevisto.
Vorrei vedere la corsa, per tifare per Tornasol, anche se è di una contrada diversa dalla mia, vorrei anche che non corresse e la spuntasse lei perché così vincerebbe davvero la sua gara.
E per la prima volta nella storia del palio, si corre dal 1200, succede.
Dopo essersi consultati tutti e dopo che è passata un’ora e mezza, si decide di correre.
Certo: ma senza Tornasol e Trecciolino.
La Tortuca non corre e Tornasol se ne sta tranquilla nella sua stalla.
Forse non correrà mai più ma è certo che la aspetteremo con la speranza invece che lo faccia, e che vinca perché ha deciso di dire di sì come ora ha fatto capire che può dire di no.
Certo sono sicuro che ora verrà fuori che era drogata, che stava male o qualsiasi altra storia che tenderà a trovare una spiegazione diversa, ma io continuerò a preferire questa.
Per inciso ha vinto la Giraffa, la contrada per la quale simpatizzo.

Piccolo dizionario Paliesco
Alfiere: il figurante di ciascuna contrada che giostra con la bandiera
Barbaresco: chi si occupa della cura del cavallo durante tutta la sua permanenza nella stalla della Contrada.
Barbero: il cavallo che prende parte alla carriera. Con questo termine però sono chiamate anche le “biglie” dipinte con i colori delle Contrade con cui tradizionalmente giocano al Palio i bambini senesi.
Brenna: cavallo con scarse capacità che nessuna Contrada vorrebbe che gli capitasse in sorte.
Canape: la fune che tiene allineati i cavalli alla Mossa per la partenza.
Capitano: è chi durante i giorni del Palio amministra e regge la contrada ed elabora, con l’aiuto del suo staff, le stregie e le linee di condotta da tenere durante la carriera.
Cappotto: quando la medesima Contrada vince il Palio di Luglio e quello di Agosto dello stesso anno. Il cappotto, impresa ardua, è ambitissimo da tutte le contrade.
Carriera: termine con cui s’indica la corsa.
Consorelle: termine che indica il rapporto che intercorre tra le 17 contrade. Le stesse tra di loro sono chiamate consorelle e tra di esse possono poi distinguersi in alleate e rivali.
Cittino: il soprannome affettuoso che i senesi danno al Palio. È tradizione che i contradaioli vittoriosi indossino un ciucciotto a rendere omaggio “il cittino”.
Cuffia: la contrada che non vince il Palio dal maggior numero di anni è detta Nonna, e pertanto, porta la cuffia, cioè il copricapo che usavano portare le anziane donne senesi. La cuffia si perde e si passa a un’altra contrada solo con la vincita del Palio. Il titolo è derisorio.
Priore: è chi “governa” e regola le attività e le manifestazioni nella Contrada e nella Società per tutto l’anno.
Purga: la purga è per, antonomasia, la vittoria dell’avversaria, ma anche ci arriva secondo nella carriera “si purga”. Il termine deriva dal fatto che il perdente provi la stessa sensazione (fisica e psichica) di chi abbia preso un purgante.
Rincorsa: la decima contrada che alla Mossa si trova al di fuori dei canapi e che ha il compito di dare la partenza è detta “di rincorsa”.