Sblocca Italia, così il Governo ghettizza il Sud

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Il piano di finanziamenti pubblici previsto dal Governo nel decreto Sblocca Italia e nella Legge di stabilità prevede uno stanziamento di circa 10 miliardi, di cui Il piano di finanziamenti pubblici previsto dal Governo nel decreto Sblocca Italia e nella Legge di stabilità prevede uno stanziamento di circa 10 miliardi, di cui oltre l’80 per cento destinati al Centro-Nord e solo il 19 per cento al Sud. “Una ripartizione territoriale che rasenta il ridicolo e con cui si condannano le Regioni meridionali a una condizione di estremo disagio”, attacca Aldo Patricello, europarlamentare di Forza Italia, che ha pronta un’interrogazione parlamentare alla Commissione europea per chiedere, spiega,“se un tale atteggiamento sia lecito e rispettoso dei principi fondamentali che regolano le attività dell’Ue”. Non è un controsenso penalizzare un Sud già lontano dal Nord in termini di infrastrutture? Non solo è un controsenso ma credo sia un atto di miopia politica estremamente grave: in un momento di forte difficoltà economica non si può pensare di investire risorse escludendo quella parte del Paese che più di tutte patisce gli effetti della crisi. Siamo all’apartheid infrastrutturale. Che cosa rischia il Mezzogiorno con le nuove misure? Un Mezzogiorno privo di un moderno e adeguato sistema di infrastrutture non può reggere la sfida competitiva in un mercato globalizzato che corre a mille all’ora. Ma il rischio più grande è per l’intero Sistema Paese che viene privato di quella fetta di territorio, il sud Italia, con i più alti margini di crescita e sviluppo. Secondo Svimez una politica di sviluppo del Sud non può prescindere da una forte ripresa degli investimenti. Che cosa dovrebbe fare il Governo per spingere le imprese a tornare a investire? Occorre innanzitutto una volontà politica che al momento non mi sembra di scorgere nell’operato di questo governo. La parola ‘Mezzogiorno’ sembra anzi essere stata bandita da qualsiasi provvedimento dell’esecutivo. Dopodiché credo che sia necessario agire su quei fattori che contribuiscono ad alleggerire il costo per ‘fare impresa’: una sensibile riduzione dell’aliquota di imposta sui redditi delle società potrebbe, ad esempio, andare in questa direzione. Le amministrazioni del Sud non hanno brillato per efficienza nella spesa dei Fondi Ue. Per non perdere risorse nei prossimi 15 mesi bisognerebbe spendere 15 miliardi di euro, un miliardo al mese. Missione impossibile? È possibile nella misura in cui ognuno faccia la sua parte. Regioni, comuni, amministrazione centrale, burocrazia, imprenditori, associazioni di categoria: ciascuno deve adoperarsi per non disperdere l’aiuto economico che viene da Bruxelles, questa è una priorità cui non si può derogare. Il sottosegretario Del Rio sostiene che “nessuno deve perdere un solo euro delle risorse europee a causa dell’obbedienza cieca al patto di stabilità”. Ma non è proprio il governo che obbliga gli enti locali a rispettarlo? Lo strabismo politico del governo è fin troppo evidente: da un lato ci si lamenta del patto di stabilità e dall’altro si obbligano i comuni a rispettarlo, senza per altro esercitare le dovute pressioni a Bruxelles per cercare di allentarne la rigidità. Certamente è importante utilizzare al meglio le risorse messe a disposizione dall’Ue ma Del Rio sa benissimo che ciò risulterà estremamente difficile se il governo abbasserà la propria quota di cofinanziamento dei fondi europei dal 50 al 25% , un taglio assurdo e ingiustificato, ancor più se si pensa che varrà solo per Campania, Calabria e Sicilia. Lei ha annunciato azioni a livello europeo per accendere i riflettori su queste ultime misure del Governo Renzi. Cosa intende fare? Presenterò quanto prima un’interrogazione parlamentare alla Commissione europea chiedendo se un tale atteggiamento sia lecito e rispettoso dei principi fondamentali che regolano le attività dell’Unione. Non si tratta di una sterile difesa di interessi territoriali o di parte, sia chiaro. Si tratta piuttosto di impedire l’attuazione di un disegno politico nazionale in netto contrasto con gli obiettivi perseguiti da Bruxelles, che sono quelli di ridurre il divario tra le Regioni del continente. Che cosa sta facendo l’Ue per ridurre il divario tra le regioni povere e quelle più ricche? Moltissimo. Attraverso la politica di coesione l’Unione Europea sta cercando di creare le condizioni per una crescita degli investimenti nelle Regioni a basso reddito. Nei prossimi 7 anni l’Italia riceverà fondi per circa 44 miliardi di euro, di cui ben 22,2 destinati al Mezzogiorno: cifre importanti che necessitano, però, del giusto supporto economico da parte del governo se si vuole evitare di commettere gli stessi errori del passato. L’Europa potrebbe fare qualcosa in più per il Mezzogiorno? Tutto è perfettibile ma bisogna tener presente che molte delle politiche europee sono applicate attraverso un filtro nazionale: è l’Italia al momento a dover fare di più per il Sud, non l’Europa. Ciò che bisogna chiedere a Bruxelles è di non computare il cofinanziamento nazionale dei fondi strutturali nel calcolo del deficit rispetto al Pil. Quali benefici ci sarebbero se Bruxelles accettasse la richiesta? Una richiesta avanzata da molti altri Paesi europei che, se accettata, contribuirebbe ad allentare i rigidi vincoli del patto di stabilità, liberando risorse importanti per lo sviluppo delle Regioni interessate.