Scacco al clan Fasciani

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Roma, 22 giu. (AdnKronos) – Beni per oltre 18 milioni di euro sono stati confiscati a due persone, ritenute esponenti di spicco del clan Fasciani. Ad eseguire il decreto di confisca, emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale su richiesta della Direzione distrettuale antimafia capitolina, sono stati i militari del comando provinciale della Guardia di finanza di Roma.

Le indagini sono partite al termine delle operazioni di polizia “Nuova alba”, eseguita dalla Polizia di Stato nel luglio 2013, e “Tramonto”, conclusa dalle fiamme gialle capitoline nel febbraio 2014, dalle quali era emersa l’operatività dei Fasciani nel territorio del litorale e i due fratelli a capo del sodalizio, ora raggiunti dal provvedimento di confisca.

La Dda ha delegato ai finanzieri mirati approfondimenti economico-patrimoniali, volti alla ricostruzione del patrimonio posseduto dai due fratelli Fasciani e dai relativi familiari. Dagli accertamenti del Gico, fa sapere la guardia di finanza, è emerso “come i due fratelli avessero accumulato, nel tempo, un ingentissimo compendio mobiliare e immobiliare, in parte intestato ai loro familiari, in misura assolutamente sproporzionata rispetto ai redditi lecitamente percepiti”.

Secondo la guardia di finanza “ne è derivato un vero e proprio ‘inquinamento’ dell’economia legale del litorale, attuato sfruttando consapevoli ‘prestanome’ che sono stati posti formalmente a capo di numerose società nel settore della ristorazione, della panificazione, della gestione di stabilimenti balneari e del divertimento notturno, utilizzate come ‘schermo’ per celare il ‘centro di interessi occulto’ facente capo ai Fasciani”.

Alle indagini hanno contribuito anche le dichiarazioni di collaboratori di giustizia. I beni, inizialmente sequestrati e ora confiscati, sono: il patrimonio aziendale e i beni di otto società e una ditta individuale esercenti l’attività di bar, ristorazione, panificazione, commercio al dettaglio di altri prodotti alimentari, gestione di stabilimenti balneari e immobiliare, tutte a Roma/Ostia; 12 unità immobiliari e un terreno a Roma e in provincia de L’Aquila; rapporti bancari/postali/assicurativi/azioni. Il tutto per un valore di circa 18,5 milioni di euro. I due fratelli sono stati sottoposti alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di quattro anni.