Sempre più difficile, come riferì al padre l’alunno di prima elementare al ritorno dal secondo giorno di scuola. La stessa frase avrà pronunciato chi, in TV, ha avuto modo di osservare ieri sera le immagini e ascoltare il commento giornalistico della giornata di lavoro di Trump e Xi. I due hanno dato, ictu oculi, l’ impressione che stessero recitando, tutt’altro che a soggetto, il remake di qualcosa che ricordava i colloqui del Gatto, l’americano e della Volpe, il cinese,nel romanzo di Pinocchio, usciti dalla penna di Collodi. Nel contado, di fronte a episodi come quello di ieri a Pechino, di solito si chiedono retoricamente e con sarcasmo, se debba essere considerata più sciocca la volpe o chi la rincorre per catturarla. Così Trump, nella parte di chi rincorre Xi la volpe, è andato a cacciarsi nella sua tana, per l’occasione più pericolosa di quella del lupo, meglio identificabile come il Cremlino e il suo primo inquilino. Xi, dopo aver dialogato, se non in maniera idilliaca, quasi, su argomenti di natura economica e commerciale, ha dato la sua zampata: va tutto bene, compresa la promessa di aiuto per tentare di risolvere i conflitti in corso. Sarebbe però un peccato, ha proseguito il Presidente cinese con una costrutto che ricordava da vicino quello di Don Vito Corleone, “il Padrino”, se l’America continuasse a supportare la scelta autonomista di Taiwan. Un comportamento del genere potrebbe degenerare in una vera e propria guerra, ha proseguito Xi, continuando a sfoggiare il sorriso sulle labbra. Come uscirà Trump da questa impasse è tutto in mente dei, non la sua quindi (menomale ?) Questa sera si dovrebbero avere se non altro aggiornamenti sul prosieguo del meeting. Scagli la prima pietra chi non ha serie preoccupazioni in merito alla conclusione all’attesa accennata. Intanto il mondo va avanti e, con esso, le guerre.





































