Scienza, capire lo scioglimento del ghiaccio attraverso la polvere cosmica

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Tracciare dove cade la polvere cosmica puo’ essere utile per capire come la copertura di ghiaccio marino sia cambiata nel corso dei millenni. Questa curiosa correlazione emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Science, condotto dagli scienziati dell’Universita’ di Washington. Il team, guidato da Frankie Pavia, ha misurato l’elio-3 per distinguere la polvere cosmica dai detriti terrestri. Il ghiaccio marino artico, spiegano gli esperti, si e’ ridotto di oltre il 42% dal 1979, anno in cui e’ iniziato il monitoraggio satellitare regolare. Man mano che il ghiaccio si assottiglia e si ritira, una maggiore quantita’ d’acqua viene esposta alla luce solare.

Il ghiaccio riflette la luce solare, ma l’acqua scura la assorbe, accelerando il riscaldamento globale e la perdita di ghiaccio. I modelli climatici indicano che l’Artico sara’ caratterizzato da estati prive di ghiaccio nei prossimi decenni, e non e’ ancora chiaro quali possano essere le conseguenze di questa variazione per le forme di vita presenti sulla Terra. Allo stesso tempo, e’ noto che la superficie terrestre e’ ricoperta da polvere cosmica a grana fine proveniente dallo spazio, che cade dal cosmo a ritmo costante e si deposita nei sedimenti oceanici. “Se riusciamo a proiettare i tempi e gli schemi spaziali del declino della copertura di ghiaccio – afferma Pavia – possiamo comprendere il riscaldamento, prevedere i cambiamenti nelle reti alimentari, nella pesca e prepararci ai cambiamenti geopolitici”.
Passando vicino al Sole, la polvere cosmica si arricchisce di elio-3, un raro isotopo. I ricercatori hanno ipotizzato che la polvere cosmica potesse fungere da proxy prima che esistessero i satelliti per monitorare i cambiamenti nella copertura. Il ghiaccio sulla superficie del mare impedisce alla polvere cosmica di raggiungere il fondale marino, mentre le acque libere permettono alla polvere cosmica di depositarsi nei sedimenti. Analizzando la quantita’ di polvere cosmica nei carotaggi di sedimenti provenienti da tre siti, il gruppo di ricerca ha ricostruito la storia del ghiaccio marino negli ultimi 30mila anni. Le tre localita’ rappresentano un gradiente di copertura glaciale modera. Il primo sito, infatti, e’ situato vicino al Polo Nord, ed e’ coperto tutto l’anno. Il secondo si trova al margine del ghiaccio durante il suo minimo annuale a settembre, e il terzo era coperto di ghiaccio nel 1980. I risultati indicano che la copertura di ghiaccio annuale era associata a una minore presenza di polvere cosmica nei sedimenti. Il team ha poi confrontato la copertura di ghiaccio con la disponibilita’ di nutrienti, dimostrando che il consumo di nutrienti raggiungeva il picco quando il ghiaccio marino era basso e diminuiva con l’accumularsi del ghiaccio. “Nel prossimo futuro – commenta Pavia – ci aspettiamo un aumento del consumo di nutrienti da parte del fitoplancton nell’Artico, con conseguenze notevoli sulla rete alimentare”. Sono necessarie ulteriori ricerche, concludono gli autori, per comprendere i fattori che determinano i cambiamenti nella disponibilita’ di nutrienti.