Scienza, che cosa ci rende umani? La risposta è nel DNA non codificante

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Il DNA non codificante potrebbe contribuire a spiegare le motivazioni alla base dell’evoluzione cerebrale umana, cosi’ diversa da quella caratteristica delle specie animali. A suggerirlo uno studio, pubblicato sulla rivista Cell Stem Cell, condotto dagli scienziati dell’Università di Lund, in Svezia, che hanno esaminato il codice genetico degli esseri umani in relazione a quello dei nostri parenti evolutivamente piu’ prossimi, gli scimpanze’. Il team, guidato da Johan Jakobsson, ha utilizzato le cellule staminali coltivate in laboratorio per valutare le differenze tra la specie umana e quella dei primati.
“Abbiamo riprogrammato cellule epiteliali della pelle – spiega l’autore – ed esaminato le cellule che avevamo sviluppato in cellule cerebrali”. Gli esperti hanno coltivato cellule cerebrali da umani e scimpanze’, confrontando il codice genetico alla ricerca di specifiche differenze. Gli autori hanno scoperto delle potenziali differenze nel ruolo del DNA non codificante. “Queste stringhe ripetitive sono state a lungo ritenute prive di funzione – sostiene Jakobsson – ma sembra che le divergenze tra specie umana e animale risiedano proprio in questi tratti. Cio’ suggerisce che le basi per l’evoluzione del cervello umano potrebbero dipendere da meccanismi genetici molto piu’ complessi di quanto si pensasse in precedenza”. La tecnica innovativa utilizzata dagli scienziati ha valso il premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina nel 2012 a Shinya Yamanaka, il ricercatore giapponese che ha scoperto come riprogrammare le cellule specializzate in tessuto corporeo. “Credo che per rispondere alla domanda su cosa ci renda esseri umani sia necessario guardare al cervello – afferma Jakobsson – e’ davvero affascinante che l’evoluzione ci abbia portati a strutture sociali, educazione civile e tecnologie avanzate”. “Abbiamo ancora molta strada da compiere prima di raggiungere una risposta certa – conclude – ma questi studi preliminari potrebbero un giorno aiutarci anche a sviluppare trattamenti per disturbi psichiatrici specifici degli esseri umani, come la schizofrenia. Avremo bisogno di studiare la totalità del codice genetico, ma credo che stiamo gettando le basi per una ricerca mirata in questo senso”.