Scienza, così il legame cervello-organi influenza la percezione dell’aspetto

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La connessione tra il cervello e gli organi interni potrebbe essere legata al modo in cui si percepisce il proprio aspetto fisico. Questo, almeno, e’ quanto emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Cortex, condotto dagli scienziati dell’Anglia Ruskin University, che hanno identificato un’associazione tra l’immagine corporea e l’elaborazione dei segnali interni da parte dell’organo cerebrale. Il team, guidato da Jane Aspell, ha coinvolto un gruppo di adulti sani, chiedendo loro di esprimere opinioni sulla percezione del proprio fisico, misurando i sentimenti di apprezzamento del corpo, vergogna del proprio aspetto, preoccupazione del peso e riconoscimento delle funzionalita’ del proprio organismo. I ricercatori hanno quindi effettuato misurazioni dei segnali interni dei partecipanti.
Alcuni dei messaggi dal cuore e dall’intestino, spiegano gli scienziati, vengono elaborati a livello inconscio e il sistema nervoso interpreta questi segnali per fornire al cervello informazioni aggiornate sullo stato interno del corpo. La forza della connessione tra l’intestino e il cervello e’ stata misurata registrando l’attivita’ elettrica di entrambe le regioni contemporaneamente. Stando ai risultati del gruppo di ricerca, i partecipanti in cui il sistema nervoso era meno efficiente nel rilevare i messaggi interni avevano maggiori probabilita’ di non trovarsi a proprio agio con il proprio fisico. Questo lavoro, aggiungono gli autori, potrebbe avere implicazioni per le persone che soffrono della percezione del proprio corpo. “Sperimentiamo una serie di segnali interni ed esterni al nostro corpo – afferma Aspell – il cervello elabora continuamente una serie di segnali interni di cui spesso non siamo consapevoli. Abbiamo scoperto che quando l’organo cerebrale e’ meno sensibile a questi segnali, gli individui sono associati a una probabilita’ significativamente maggiore di sentirsi a disagio con il proprio aspetto”. Gli scienziati ipotizzano che una connessione interna piu’ debole possa causare una maggiore enfasi sull’aspetto esteriore. “La nostra ricerca – osserva Jennifer Todd, collega e coautrice di Aspell – potrebbe rivelarsi importante per i pazienti che combattono con una percezione negativa del proprio fisico. Le misurazioni del segnale intestinale e cardiaco utilizzate nel nostro studio potrebbero potenzialmente fungere da biomarcatore per identificare, o magari prevedere, il rischio di condizioni associate a un’immagine negativa di se’, come i disturbi alimentari”.