Scienza, così il suono allevia il dolore: circuito neurale alla base dell’effetto analgesico

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Il sollievo dal dolore mediante il suono non e’ puramente attribuibile alla riduzione dello stress e alla distrazione. Un nuovo studio rivela un circuito neurale alla base dell’analgesia indotta dal suono nel cervello dei topi. A realizzarlo, un gruppo multidisciplinare guidato dai ricercatori dell’Universita’ di Scienza e Tecnologia della Cina, pubblicato oggi su Science. Anche se i meccanismi alla base del sollievo dal dolore indotto dalla musica negli esseri umani sono probabilmente piu’ complicati di quelli nei topi, i risultati potrebbero ispirare lo sviluppo di futuri interventi di gestione del dolore.
E’ noto che il suono ha un effetto antidolorifico sugli esseri umani. Il suo effetto analgesico durante le operazioni odontoiatriche e’ stato segnalato per la prima volta piu’ di 50 anni fa e da allora e’ stato sfruttato come intervento per alleviare il dolore postoperatorio e procedurale in ambito clinico. Inoltre, è sempre piu’ utilizzato come terapia per i disturbi del dolore cronico. Poiche’ diversi tipi di musica e suoni possono alleviare il dolore allo stesso modo in individui diversi, si ritiene che le caratteristiche intrinseche della musica o altri fattori contestuali, non solo la musica in se’, guidino questi effetti antidolorifici. Tuttavia, i meccanismi neurali sottostanti rimangono sconosciuti. Ispirandosi alle osservazioni sugli esseri umani, i ricercatori hanno valutato il fenomeno nei topi con dolore infiammatorio indotto dall’iniezione di adiuvante completo di Freund nella zampa posteriore. Utilizzando una serie di metodi, inclusi test comportamentali, traccia virale, imaging microendoscopico del calcio e registrazioni multielettrodo, i ricercatori hanno scoperto che i suoni con un rapporto segnale basso/rumore ambientale (SNR) – in particolare un aumento di 5 decibel (dB) dell’intensita’ del suono rispetto ai livelli sonori ambientali – causavano analgesia inibendo gli input dalla corteccia uditiva a regioni distinte del talamo somatosensoriale, a seconda di dove e’ stato somministrato il dolore. Inoltre, la manipolazione artificiale dei circuiti identificati imitava e sopprimeva gli effetti analgesici indotti dal suono. “Sebbene questo paradigma sperimentale non equivalga all’uso di musica e suoni piacevoli per evocare l’analgesia negli esseri umani, lo studio apre nuove direzioni per la ricerca sull’analgesia indotta dal suono creando un modello in cui e’ possibile indagare le basi meccanicistiche”, scrivono Rohini Kuner e Thomas Kuner autori della prospettiva correlata su Science.