Scienza, i luoghi che conosciamo bene rendono ricordi più forti

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in foto Chris Baldassano, professore di psicologia alla Columbia University

I luoghi familiari non sono solo lo sfondo dei nostri ricordi, ma contribuiscono in modo diretto a renderli piu’ solidi e duraturi nel tempo. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Nature Human Behaviour, che chiarisce i meccanismi neurali attraverso cui gli ambienti conosciuti aiutano il cervello a ‘incidere’ nuove esperienze nella memoria. La ricerca, condotta da un team internazionale della Columbia University, della Johns Hopkins University e della Princeton University, mostra che quando una persona si trova in un luogo che conosce bene, forma ricordi piu’ forti degli eventi che vi accadono. Secondo gli autori, questo avviene perché gli ambienti familiari generano rappresentazioni neurali piu’ stabili e dettagliate, che fungono da struttura di supporto per l’apprendimento di nuove informazioni. “Un luogo che conosciamo a fondo fornisce una sorta di impalcatura mentale a cui i nuovi ricordi possono ancorarsi – spiega Chris Baldassano, professore di psicologia alla Columbia University e tra i coordinatori dello studio – piu’ ricca e definita e’ la mappa mentale di uno spazio, piu’ facile e’ collegare a essa cio’ che succede al suo interno”.

Per indagare questo fenomeno, i ricercatori hanno creato un vero e proprio “palazzo della memoria” in realtà virtuale: un edificio digitale composto da 23 stanze, ciascuna con forme, dimensioni, decorazioni e suoni differenti. I partecipanti hanno prima esplorato l’ambiente per familiarizzare con la struttura. In una fase successiva, l’attività cerebrale e’ stata registrata tramite risonanza magnetica funzionale mentre osservavano i vari ambienti. In seguito, agli stessi partecipanti e’ stato chiesto di memorizzare nuovi oggetti collocati nelle diverse stanze virtuali. L’analisi ha mostrato che gli oggetti inseriti in ambienti associati a pattern neurali piu’ stabili venivano ricordati meglio. In pratica, la qualita’ della rappresentazione mentale del luogo prediceva la forza del ricordo, ancora prima che l’oggetto venisse presentato. “E’ come costruire su fondamenta solide – osserva Rolando Masi’s-Obando, primo autore dello studio – se la base e’ stabile, cio’ che viene aggiunto sopra ha molte piu’ probabilita’ di durare”. Alcuni ambienti, come stanze piccole con finestre e molti angoli, si sono rivelati particolarmente efficaci nel favorire la memoria in modo coerente tra i partecipanti. I risultati forniscono anche una base neuroscientifica a tecniche di memorizzazione antiche e ancora molto usate, come il metodo dei loci, che sfrutta ambienti ben conosciuti per organizzare e richiamare informazioni. Secondo gli autori, comprendere come il cervello usa lo spazio per costruire ricordi potrebbe aprire nuove strade per migliorare l’apprendimento e affrontare i disturbi della memoria.