Scienza, i ricordi ormai dimenticati? Nascosti nel cervello come tracce silenti

I ricordi apparentemente dimenticati possono rimanere nascosti nel cervello sotto forma di tracce neurali silenti e riemergere quando vengono richiamati da segnali appropriati. E’ quanto emerge da uno studio guidato da Johannes Felsenberg, del Friedrich Miescher Institute for Biomedical Research, pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience, che individua anche circuiti cerebrali differenti per il recupero dei ricordi autentici e per la formazione di false memorie. Per comprendere come il cervello recuperi ricordi che sembrano perduti, i ricercatori hanno addestrato moscerini della frutta ad associare un odore a lievi scosse elettriche.
Subito dopo l’apprendimento gli insetti evitavano sistematicamente quell’odore, ma 24 ore piu’ tardi questo comportamento sembrava scomparso, suggerendo che il ricordo fosse stato dimenticato. Quando gli scienziati hanno nuovamente esposto i moscerini allo stesso odore come richiamo, il comportamento di evitamento e’ ricomparso. Il ricordo risultava quindi recuperato, ma soltanto se alcuni elementi fondamentali del contesto originario, come l’illuminazione e la consistenza della camera sperimentale, rimanevano invariati. Questo indica che il cervello dell’insetto utilizza contemporaneamente sia il segnale sensoriale sia il contesto ambientale per recuperare il ricordo. Analizzando l’attivita’ cerebrale, il gruppo di ricerca ha osservato che il modello originario di attivazione neuronale associato al ricordo tendeva a scomparire con il tempo. Parallelamente, pero’, la memoria lasciava una traccia persistente in un diverso gruppo di neuroni. Il richiamo appropriato era in grado di riattivare questa traccia silente, ripristinando l’attivita’ cerebrale necessaria a guidare il comportamento di evitamento.
Secondo gli autori, questi risultati suggeriscono che almeno una parte dei ricordi dimenticati non venga realmente cancellata, ma continui a essere conservata nel cervello in una forma inattiva che puo’ essere recuperata in presenza dei giusti stimoli. Lo studio ha inoltre mostrato come questo processo possa anche produrre errori di memoria. Durante la fase di apprendimento i moscerini erano stati esposti anche a un secondo odore, mai associato alle scosse elettriche. Quando i ricercatori hanno utilizzato proprio questo odore innocuo come richiamo, gli insetti hanno iniziato a evitarlo come se fosse stato collegato al pericolo, sviluppando una falsa memoria. Le analisi hanno evidenziato che i circuiti neuronali coinvolti nella formazione di questa memoria distorta erano differenti da quelli utilizzati per recuperare il ricordo autentico. Questo suggerisce che, almeno nel moscerino della frutta, il cervello elabori il recupero delle memorie reali e la formazione delle false memorie attraverso reti neuronali distinte. Gli autori sottolineano che i risultati non dimostrano che il funzionamento della memoria dei moscerini sia identico a quello umano. Lo studio fornisce pero’ un esempio, a livello dei circuiti cerebrali, di come il recupero dei ricordi dipenda dall’interazione tra informazioni conservate, segnali presenti e contesto ambientale e di come questo processo possa, in alcune circostanze, alterare il ricordo degli eventi passati.