Le microscopiche tracce lasciate dal cibo sui denti potrebbero raccontare con una precisione senza precedenti come si alimentavano i nostri antenati e come si adattarono ai cambiamenti climatici che hanno plasmato l’evoluzione umana. E’ quanto suggerisce uno studio guidato dall’Universita’ di Barcellona e pubblicato sulla rivista Scientific Reports, che introduce una nuova metodologia basata sull’intelligenza artificiale per analizzare l’usura dentale dei primati e ricostruirne la dieta. La ricerca e’ coordinata da Laura M. Martinez, docente della Facolta’ di Biologia e dell’Istituto di Archeologia dell’Universita’ di Barcellona, con la collaborazione di ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche spagnolo (CSIC), della Pontificia Universita’ Comillas e dell’Istituto di Scienze Matematiche di Madrid. Lo studio si concentra sull’analisi della cosiddetta microwear dentale, cioè le minuscole striature e abrasioni che si formano sulla superficie dello smalto durante la masticazione. Da decenni questi segni vengono utilizzati dai paleoantropologi per inferire il tipo di alimentazione delle specie fossili, distinguendo ad esempio diete basate su cibi morbidi da quelle caratterizzate dal consumo di vegetali fibrosi o alimenti ricchi di particelle abrasive.
La novità consiste nell’utilizzo di modelli di machine learning addestrati su superfici dentali tridimensionali appartenenti a primati viventi con dieta ben conosciuta. L’intelligenza artificiale e’ stata in grado di riconoscere automaticamente schemi di usura complessi, individuando quali variabili risultano piu’ informative per classificare le diverse strategie alimentari. Secondo gli autori, l’approccio supera uno dei principali limiti delle analisi tradizionali. Le moderne tecniche tridimensionali consentono infatti di generare un’enorme quantità di parametri, spesso difficili da interpretare con gli strumenti statistici convenzionali. Gli algoritmi di apprendimento automatico riescono invece a integrare e sintetizzare queste informazioni, evidenziando relazioni che sfuggono all’analisi diretta. Il progetto e’ focalizzato in particolare sui cercopitecidi, una vasta famiglia di primati diffusa in numerosi ambienti africani.
Gli studiosi stanno analizzando esemplari provenienti da siti dell’Africa orientale, meridionale e settentrionale datati tra 4 e 1 milione di anni fa, un periodo caratterizzato da profonde trasformazioni climatiche che modificarono gli ecosistemi nei quali vivevano sia questi primati sia i primi ominini. Proprio per la loro coesistenza geografica e temporale con le prime specie umane, i cercopitecidi rappresentano un modello ideale per comprendere come le variazioni ambientali abbiano influenzato l’alimentazione e le capacita’ di adattamento dei nostri antenati. I ricercatori ritengono che la nuova metodologia possa diventare uno strumento di riferimento per lo studio dei fossili. L’obiettivo futuro sara’ ampliare significativamente il numero di campioni analizzati, includendo specie provenienti da ecosistemi differenti e con abitudini alimentari sempre meglio documentate.





































