Scienza, mappato il “buco gravitazionale”: un geofisico italiano guida il team di ricerca

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Foto di AlKalenski da Pixabay

Il cosiddetto “buco gravitazionale” sotto l’Antartide, la piu’ intensa anomalia gravitazionale del pianeta, si e’ formato nel corso di decine di milioni di anni a causa di lentissimi movimenti delle rocce nelle profondità terrestri. E’ quanto ricostruisce uno studio dell’Università della Florida guidato da Alessandro Forte, professore di geofisica, insieme a Petar Glisovic dell’Istituto di Fisica della Terra di Parigi, pubblicato su ‘Scientific Reports’. La ricerca mostra che l’intensificazione dell’anomalia tra 50 e 30 milioni di anni fa coincide con profondi cambiamenti climatici del continente, inclusa l’inizio di una glaciazione diffusa. La forza di gravita’ non e’ uniforme sulla superficie terrestre: varia in funzione della densita’ delle rocce nel sottosuolo e della rotazione del pianeta.

Sotto il continente antartico la gravità risulta piu’ debole rispetto ad altre aree del globo. Sebbene le differenze siano piccole in termini assoluti, possono avere effetti significativi sugli oceani. Dove la gravità e’ minore, la superficie oceanica puo’ trovarsi leggermente piu’ in basso rispetto al centro della Terra, poiché l’acqua tende a fluire verso zone con attrazione piu’ intensa. Per effetto di questa anomalia, il livello della superficie marina intorno all’Antartide e’ sensibilmente inferiore a quanto sarebbe in assenza del fenomeno. Per mappare il “buco gravitazionale” e ricostruirne l’evoluzione, i ricercatori hanno combinato registrazioni sismiche globali e modelli fisici per ottenere una ricostruzione tridimensionale dell’interno terrestre. “Immaginate di fare una Tac dell’intera Terra, ma non abbiamo le radiografie come in uno studio medico. Abbiamo i terremoti. Le onde sismiche forniscono la ‘luce’ che illumina l’interno del pianeta”, ha spiegato Forte. Tenendo conto delle strutture rocciose illuminate dalle onde sismiche e applicando modelli fisici per prevedere il campo gravitazionale, Forte e Glisovic hanno ricostruito una mappa gravitazionale dell’intero pianeta. La mappa ottenuta corrisponde ai dati gravitazionali di riferimento acquisiti dai satelliti, rafforzando l’affidabilità del modello. Successivamente, attraverso simulazioni computazionali sofisticate, i ricercatori hanno “riavvolto” l’evoluzione interna del pianeta fino a 70 milioni di anni fa, all’epoca dei dinosauri. Le ricostruzioni indicano che l’anomalia gravitazionale era inizialmente piu’ debole e che ha iniziato ad aumentare di intensita’ tra circa 50 e 30 milioni di anni fa, in coincidenza con importanti trasformazioni del sistema climatico antartico. Secondo Forte, comprendere meglio il legame tra dinamiche interne del pianeta, gravita’ e livello del mare potrebbe aiutare a chiarire i fattori che influenzano la crescita e la stabilita’ delle grandi calotte glaciali. L’obiettivo, ha affermato il ricercatore, e’ rispondere a una domanda fondamentale: “In che modo il nostro clima e’ collegato a cio’ che accade all’interno del nostro pianeta?”.