Scienza, mente biologica e mente artificiale: verso una nuova alleanza tra uomo e macchina

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di Fiorella Franchini

La creazione di un essere intelligente con le proprie mani è uno dei sogni più antichi dell’umanità. Accanto ai continui e sorprendenti risultati della ricerca scientifica crescono i timori sull’intelligenza artificiale. Il centro Erich Fromm di Silvana Lautieri e il Centro Studi Michele Prisco presieduto da Caterina Prisco partecipano al dibattito che anima la società civile, organizzando un incontro al Circolo Nautico Posillipo con Paolo Dell’Aversana, scienziato di fama internazionale. Cos’è l’Intelligenza Artificiale? Semplificando potrebbe definirsi come l’abilità di un sistema tecnologico di risolvere problemi o svolgere compiti e attività tipiche della mente e dell’abilità umane. L’attuale maturità tecnologica raggiunta sia nel calcolo computazionale sia nella capacità di analisi in real-time e in tempi brevi di enormi quantità di dati e di qualsiasi forma, crea sempre più entusiasmo nella comunità scientifica che ormai sta concentrando i propri sforzi verso la cosiddetta superintelligenza, capace di replicare completamente l’intelligenza umana, ovvero far diventare le macchine sapienti o coscienti di sé. Progressi enormi dal quel 1943 quando i due ricercatori Warren McCulloch e Walter Pitt proposero al mondo scientifico il primo neurone artificiale, cui seguì poi nel 1949 il libro di Donald Olding Hebb, psicologo canadese, grazie al quale furono analizzati i collegamenti tra i neuroni artificiali e i modelli complessi del cervello umano. Paolo Dell’Aversana, rispondendo alle domande del prof. Maurizio Fedi, ha illustrato l’intenzione della scienza di intensificare le ricerche nel campo dei legami tra i due mondi affinché le macchine coadiuvino l’uomo più che sostituirlo. Come profetizzato da letteratura e cinema, da Odissea 2001 nello spazio a Matrix, l’Al è già una realtà ma, per molti versi, i computer sono ancora al di sotto delle prestazioni umane perché non sono ancora in grado di associare all’approccio algoritmico, quello euristico, basato sull’intuizione. Uno dei temi ampiamente dibattuti sia nella comunità scientifica sia tra gli esperti di filosofia, sociologia, politica ed economia riguarda proprio le capacità di pensiero dei robot o, più in generale, i confini tra Intelligenza Artificiale e coscienza “umana”. Uno dei primi a mettere in guardia dai rischi è stato l’astrofisico Stephen Hawking e con lui il noto imprenditore Elon Musk che hanno ipotizzato, accanto alla possibilità di curare povertà e malattie o di rimediare a tanti danni che l’uomo ha provocato alla natura, il pericolo di un disastro occupazionale, di una guerra scatenata dai computer o un’oppressione globale, il controllo di una moltitudine di uomini e di avvenimenti. Sempre più sistemi di Intelligenza Artificiale si stanno specializzando nel processare informazioni in massa, senza intelligenza, pensiero o emozioni umane, che avrebbero come obiettivo quello di controllare la società, filtrando i dati e disseminando solo ciò che si vuole disseminare. Diventa sempre più evidente la necessità di recuperare le peculiarità della mente biologica: analisi intuitiva e senso estetico. Il nostro cervello funziona per immagini, costruiamo immagini visive, sonore, mentali per risolvere problemi; è, dunque, di fondamentale importanza salvaguardare e valorizzare questa capacità squisitamente umana che fonde conoscenza scientifica, artistica e filosofica per estrarre significati da dati ed eventi e dar loro valore. “La Bellezza salverà il mondo” dal poter di Al? Machine Learning, Deep Learning e ricerche neuro tecnologiche, ha ribadito Paolo Dell’Aversana, non potranno prescindere dall’Etica e dall’Estetica, e dovranno mirare a un Umanesimo tecnologico. La Scienza al servizio dell’uomo e l’Arte come baluardo al fondamentalismo razionale; il futuro dell’intelligenza artificiale dipenderà dal rispetto per la nostra umanità.