Scienze della terra e università
Al Sud chiusi tre dipartimenti

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Quello di Napoli resiste, grazie anche alla sua eredità storica. Ma in tutto il paese i dipartimenti di Scienze della Terra, all’indomani della Riforma Gelmini, sono ridotti Quello di Napoli resiste, grazie anche alla sua eredità storica. Ma in tutto il paese i dipartimenti di Scienze della Terra, all’indomani della Riforma Gelmini, sono ridotti all’osso. Erano 34, distribuiti in tutte le regioni, e ne restano soltanto otto. Al centro-sud hanno chiuso in tre: quello del Molise, che viveva a stretto contatto con la Campania soprattutto per i docenti che provenivano per lo più da questa regione; quelli di Benevento e di Potenza, accorpati ad altri dipartimenti. In altre regioni, come l’Emilia Romagna non ne resta neanche uno. Sono questi, nel settore della geologia, gli effetti della riforma apportata dalla legge 240/2010 che pone rigidi vincoli numerici per la costituzione dei dipartimenti universitari. Una carenza importante in un Paese caratterizzato da un significativo dissesto idrogeologico e da un altrettanto gravoso rischio sismico e vulcanico. Circostanza ancora più vera al Sud. “È una situazione molto seria che sta avendo un forte impatto anche sulla Campania – spiega Francesco Peduto, presidente dell’Ordine regionale dei Geologi – al quale corrisponde anche un drastico calo delle iscrizioni. Ecco perché in fondo anche l’unico dipartimento rimasto in vita, quello di Napoli, non può dormire sonni tranquilli”. Ma perché i neodiplomati scelgono sempre meno le Scienze della terra? “Ci sono due ordini di motivi – prosegue Peduto -: il primo è che è la domanda di geologi a essere in calo. I lavori pubblici sono fermi, manca la liquidità dei privati. Il secondo riguarda la figura formata dalle Università: per come sono impostati attualmente i corsi di laurea, coloro che terminano il ciclo di studi non hanno le competenze adeguate alle esigenze del mercato. Il percorso di studi è nato anni fa come costola di materie naturalistiche: oggi il geologo è invece una figura sempre più spesso a supporto dell’ingegneria e altri ambiti applicativi. Tutti aspetti trascurati dall’attuale percorso formativo. È una battaglia, questa, che conduco da tempo: anche quest’anno mi sono confrontato con i docenti del dipartimento della Federico II insistendo per una formazione più consona”. In Parlamento, in realtà, giace da tre anni una proposta di legge per allentare i vincoli numerici della riforma Gelmini e consentire la costituzione di Dipartimenti omogenei per settori disciplinari piccoli. Attualmente la proposta è all’esame della Commissione Cultura della Camera e ha incontrato il convinto sostegno di importanti istituzioni, della comunità scientifica e accademica. Ma, finora, nulla si è mosso.