Sciopero dei giudici di pace, 90% di adesioni: a rischio 500 mila procedimenti

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Il 90% di adesioni fino a punte del 100% in moltissime sedi. Questo è il bilancio dello sciopero proclamato dal 12 gennaio al 9 febbraio per i Giudici di pace (e dal 21 al 25 gennaio dei Viceprocuratori e Giudici onorari di Tribunale dei Giudici di pace). Lo comunicano Olga Rossella Barone e Mariagiuseppina Spanò, leader del Coordinamenti Magistratura Giustizia di Pace e del Magip. “Sono a rischio 500mila procedimenti, ivi comprese i procedimenti di espulsione dei cittadini extracomunitari – affermano Barone e Spanò -. Deve essere chiaro a questo punto che la categoria non accetta proposte al ribasso, ponendo ancora grandi aspettative in un governo, che in campagna elettorale si era posto al fianco dei Giudici di Pace e della magistratura onoraria garantendo la risoluzione e che si era dichiarata contraria al precariato. A sei mesi dall’instaurazione del tavolo tecnico il fallimento è sotto gli occhi di tutti – continuano – nessun risultato è stato raggiunto, né la stabilizzazione della categoria e con una legge di bilancio che ha confermato i miseri stanziamenti per la categoria previsti dal precedente Governo. Intanto, l’attuazione della riforma Orlando procede a tappe forzate nella direzione impressa sotto la scorsa legislatura, in cui la legge fu scritta dall’ex ministro dietro parere politico espresso dall’Associazione Nazionale Magistrati, ed è prossima al punto di non ritorno. E’ dietro l’angolo non solo un ridimensionamento drastico del trattamento indennitario spettante ai Giudici di Pace ma la dequalificazione totale del nostro lavoro, con la prospettiva finale di essere definitivamente assorbiti nell’“ufficio del processo” dove i Giudici onorari verrebbero indistintamente adibiti a mere funzioni di supporto al Magistrato di carriera, alla stregua di semplici stagisti, in aperta violazione della Costituzione che garantisce l’indipendenza dell’intera magistratura, onoraria o togata che sia. A tal fine chiediamo a questo governo, al Ministro Bonafede ed al sottosegretario Morrone, prima che intervengano nuovamente le corti europee, dopo la condanna già ricevuta dall’Italia da parte del Comitato Europeo dei Diritti Sociali, e prima dell’apertura della procedura d’infrazione, di accogliere la proposta di stabilizzazione presentata al tavolo tecnico, ed in particolare che siano salvate le professionalità acquisite, garantita ai Giudici di Pace l’autonomia l’indipendenza e la permanenza nella titolarità delle funzioni giurisdizionali, nonché un trattamento economico e previdenziale commisurato all’alta funzione svolta”.