Sciopero generale, l’Italia si ferma

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A cura di Antonio Arricale L’Italia oggi si ferma per lo sciopero generale indetto da Cgil e Uil. Si incrociano le braccia in quasi tutti i settori, pubblici e A cura di Antonio Arricale L’Italia oggi si ferma per lo sciopero generale indetto da Cgil e Uil. Si incrociano le braccia in quasi tutti i settori, pubblici e privati, dai trasporti alla scuola, per dire “no” al Jobs Act. Sono in corso 54 le manifestazioni in tutta Italia, con i leader dei due sindacati Susanna Camusso e Carmelo Barbagallo, che parteciperanno ai cortei di Torino e di Roma. Alla giornata di mobilitazione non aderisce la Cisl. Intanto, ieri, dopo il duro attacco della leader della CGIL Susanna Camusso, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi ha revocato la precettazione dei ferrovieri, facendo prevalere il principio della “garanzia del diritto di sciopero”. Per placare la polemica tra la Camusso e Lupi è intervenuto anche il premier Matteo Renzi, dichiarando che “il diritto di sciopero è garantito dalla Costituzione e noi lo rispettiamo”, anche se “la riforma costituzionale andrà in Aula a gennaio e rispetterà i termini previsti”. “Il fatto che io non sia d’accordo sullo sciopero di domani – prosegue Renzi – non toglie che la protesta domani si faccia, sia ben organizzata e gestita e, conoscendo le organizzazioni sindacali che lo hanno programmato, nel rispetto delle opinioni diverse, credo che domani filerà tutto liscio”. Il presidente del Consiglio ha poi aggiunto: spero che “nelle prossime ore” si possano “superare le incomprensioni tra il ministro Lupi e la Camusso. Borse asiatiche Segno positivo per il Nikkei (+0,66%) in chiusura di ottava con i prezzi che sono riusciti ad interrompere una serie di 3 sedute negative che ne avevano annullato i guadagni delle due settimane precedenti. Alla vigilia delle elezioni che si terranno nel week end, dunque, il mercato azionario nipponico ha dato segni di ripresa, sostenuto dalla debolezza dello yen nei confronti del dollaro, quest’ultimo rivitalizzato dal dato sulle vendite retail negli USA, ai massimi degli ultimi 8 mesi. Il recupero appare comunque fragile e la principale causa è da ritrovare sempre in ambito macroeconomico, a causa questa volta della Cina la cui economia continua a mostrare segni di debolezza. Nello specifico la produzione industriale cinese, secondo i dati diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica, ha rallentato più del previsto segnando in novembre un progresso del 7,2% contro il +7,7% di ottobre (+8% in settembre). La lettura si è anche rivelata inferiore alle attese degli economisti che avevano stimato un progresso del 7,5%. Le vendite al dettaglio nel mese di novembre sono comunque cresciute dell’11,7% su base annua. Dato che si confronta con l’11,5% atteso dagli economisti che avrebbe segnato una lettura invariata rispetto a ottobre. Il progresso è stato sostanzialmente costante negli ultimi mesi restando sotto ai valori superiori al 12% registrati nel corso dell’estate. Restando in Cina da segnalare il limite del 7% che il Paese si è dato per la crescita dell’economia nel 2015, valore sotto cui verrebbe erosa la fiducia nella seconda potenza globale. Secondo Chen Dongqi, vicepresidente di National Development and Reform Commissio n’s Academy of Macroeconomic Research, la Cina non permetterà di scendere sotto a quel livello nel breve periodo anche se saranno possibili moderate oscillazioni in alto o in basso. Nel terzo trimestre il Pil della Cina ha rallentato al +7,3% dal +7,5% del periodo precedente e dal +7,7% del terzo trimestre 2013. Secondo Chen, comunque, alla Cina basta una crescita del 5% per rispettare gli obiettivi di 10 milioni di nuovi posti di lavoro l’anno. In Giappone invece secondo i dati diffusi dal ministero di Economia, Commercio e Industria, la produzione industriale in ottobre è cresciuta più del previsto. Il dato finale segna infatti un incremento dello 0,4% contro lo 0,2% stimato in precedenza ma si confronta con il progresso del 2,9% di settembre (-1,9% in agosto). Su base annuale la produzione industriale del Sol Levante è calata dello 0,8% in ottobre a fronte di un progresso dello stesso valore in settembre (-3,3% in agosto). Le con segne sono cresciute dello 0,6% su base mensile (riviste da precedenti stime per un progresso dello 0,4%) mentre gli stock di magazzino sono cresciuti del 3,8% (dopo il calo dello 0,7% registrato in settembre). La capacità di utilizzo degli impianti è migliorata dello 0,7% in ottobre dopo il +3,6% di settembre. Per quanto concerne le altre principali piazze azionarie asiatiche Hong Kong si è mossa attorno alla parità, Shanghai guadagna lo 0,4% e Seul ha chiuso in crescita dello 0,27%. Borsa Usa Il balzo registrato a novembre dalle vendite al dettaglio (+0,7% m/m, il guadagno maggiore in otto mesi) ha spinto i listini a stelle e strisce. Secondo dati elaborati dalla National Retail Federation, “l’holiday season” dovrebbe registrare un incremento delle vendite del 4,1% annuo. Alla chiusura l’indice Dow e S&P hanno segnato un guadagno rispettivamente dello 0,36% e dello 0,45%, mentre il Nasdaq ha messo a segno un incremento dello 0,52%. I listini azionari statunitensi si sono avvantaggiati dei buoni dati macroeconomici pubblicati in giornata. Le vendite al dettaglio hanno evidenziato nel mese di novembre un incremento dello 0,7% m/m, a fronte di attese pari a +0,4%, mostrando un miglioramento rispetto al +0,5% del mese precedente. L’indice escluso il comparto auto è cresciuto dello 0,5% su base mensile (consensus +0,1%). Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana terminata il 4 dicembre si sono attestate a 294 mila unità, inferiori sia alle attese degli analisti pari a 299 mila unità che al dato rileva to la settimana precedente (297 mila unità). Il numero totale di persone che richiede l’indennità di disoccupazione si attesta a 2,514 milioni, superiore ai 2,360 milioni attesi. Da segnalare che il petrolio (Wti) è sceso per la prima volta negli ultimi 5 anni sotto la soglia dei 60 dollari al barile. Europa I risultati della seconda asta a lungo termine incrementano le probabilità di nuove misure di stimolo da parte della Bce e hanno sostenuto le piazze finanziarie del vecchio continente. Parità per il listino francese (-0,05% a 4.225,86 punti) mentre Ibex e Dax hanno messo a segno un rialzo dello 0,34 e dello 0,64 per cento fermandosi rispettivamente a 10.431,8 e 9.862,53 punti. Debole il listino britannico, il Ftse100, sceso a 6.461,7 punti (-0,59%). La Banca centrale europea ha annunciato di aver assegnato, nella seconda operazione Tltro (Target long term refinancing operation), 129,84 miliardi di euro a 306 banche dell’Eurozona. Il risultato è sostanzialmente in linea con le attese, ma considerando che nella prima asta di settembre l’Eurotower aveva collocato 82,6 miliardi, la somma dei due finanziamenti Tltro (212,4 miliardi) è nettamente inferiore ai 400 miliardi potenzialmente messi a disposizione. Italia Il Ftse Mib segna -0,97%, il Ftse Italia All-Share -0,92%, il Ftse Italia Mid Cap -0,85%, il Ftse Italia Star -0,63%. Partenza in rialzo questa mattina per lo Spread Btp-Bund. Il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi si è portato in avvio a 139 punti base dai 137 registrati ieri in chiusura. il rendimento del Btp decennale è in area 2,05%. Petroliferi in forte calo, positiva Finmeccanica. In proposito va sottolineato che Il Pentagono ha annunciato di aver scelto il sito di Cameri, gestito appunto da Finmeccanica, per la manutenzione della fusoliera del caccia F35. Della manutenzione dei motori si occuperà invece la Turchia. In entrambi i casi le operazioni inizieranno dal 2018. Per il resto, Piazza Affari ieri ha chiuso poco mossa dopo due sedute di ribassi. A Milano l’indice Ftse Mib ha chiuso con un ribasso frazionale dello 0,08% a 19.201 punti. In positivo la maggior parte dei titoli del comparto bancario: Montepaschi ha guadagnato lo 0,51% a 0,584 euro, Intesa SanPaolo lo 0,48% a 2,50 euro, Ubi Banca l’1,41% a 6,075 euro, Unicredit lo 0,98% a 5,65 euro. Le vendite hanno invece prevalso su Banco Popolare (-1,42% a 10,40 euro) e Popolare di Milano (-2,22% a 0,549 euro). Le voci di una cordata in arrivo per Tim Brasil hanno fatto scattare gli acquisti sul Telecom Italia (+2,05% a 0,942 euro). L’agenzia Bloomberg ha riportato del piano di Oi, Telefonica e America Movil che sarebbero pronte a mettere sul piatto 15 miliardi di dollari (12 miliardi di euro) per rilevare Tim Brasil. Pirelli ha guadagnato lo 0,53% a 11,24 euro dopo che l’Ad Tronchetti Provera ha confermato gli obiettivi del gruppo in Russia. Saipem (+0,34% a 8,685 euro) è rimbalzata dopo lo scivolone della vigilia mentre il petrolio si è mantenuto ai minimi degli ultimi cinque anni. A far notizia è lo scivolone di FCA (-6,27% a 9,19 euro) all’indomani del pricing dell’offerta di azioni e del convertendo. Il titolo ha comunque chiuso lontano dai minimi intraday toccati a 9,035 euro. Fiat Chrysler Automobiles ha comunicato che “le banche collocatrici dell’offerta di azioni ordinarie e obbligazioni a conversione obbligatoria con scadenza al 2016 hanno integralmente esercitato le opzioni a loro spettanti per l’acquisto da FCA di ulteriori 13 milioni di azioni ordinarie e di un ulteriore ammontare complessivo nozionale del prestito obbligazionario a conversione obbligatoria pari a 375 milioni di dollari”. “A seguito dell’esercizio di tali opzioni – si dice nella nota – FCA venderà 100 milioni di azioni ordinarie e un ammontare nozionale complessivo in obbligazioni a conversione obbligatoria di 2,875 miliardi di dollari, raccogliendo con le offerte un totale di circa 3,887 miliardi di dollari (dedotti gli sconti e le commissioni di sottoscrizione e al lordo delle altre spese delle offerte). FCA intende utilizzare il ricavato netto delle offerte per le generali esigenze del gruppo”.


I dati macro attesi oggi Venerdì 12 dicembre 2014 05:30 GIA Produzione industriale (finale) ott; 06:30 CINA Produzione industriale nov; 06:30 CINA Investimenti fissi nov; 06:30 CINA vendite al dettaglio nov; 09:00 SPA Inflazione (finale) nov; 10:00 ITA Inflazione (finale) nov; 11:00 EUR Occupazione T3; 11:00 EUR Produzione industriale ott; 14:30 USA Indice prezzi alla produzione no v; 15:55 USA Indice fiducia consumatori (Univ. Michigan)(prelim.) dic.