Scippi e carogondola, a New York inizia la campagna contro Napoli e Venezia

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Negli Stati Uniti è iniziata una campagna contro Napoli e Venezia. È bastata la lettera di una signora di San Angelo, nel Texas, al giornale locale e un fax di una signora di San Diego alla stazione radio californiana, per dare l’avvio alla valanga di lamentele. A Napoli hanno rubato la borsetta alla texana. A Venezia un gondoliere ha chiesto alla californiana cento dollari per venti minuti in gondola. “Queste cose non succedono in America” è stato il grido di protesta, subito raccolto dai giornali e dalle stazioni radio. “Me lo avevano detto di non andare a Napoli; lì sono tutti ladri”. Per uno come il sottoscritto, che ha vissuto a New York per tanti (forse troppi) anni, queste proteste valgono l’espace d’un matin. Perché, tanto per cominciare, ricordo che un tassista una volta mi chiese 150 dollari per portarmi dall’aeroporto Kennedy a Manhattan. La corsa richiedeva normalmente 50 dollari. Ricordo anche l’episodio in cui venne coinvolto l’editore milanese per il quale ho lavorato molti anni. 

Era in America per una breve visita. La sua borsa con denaro e documenti lasciati in camera, scomparve per incanto. E non menziono il nome del noto albergo dove era alloggiato. Due semplici casi, perché lo spazio non mi permetterebbe di fare una lista di cosa accade in America, ogni giorno dell’anno. Il ragionamento deve essere un altro. Gli Stati Uniti stanno attraversando una crisi incredibile nel campo del turismo. Alla fine del 2015 le cifre parlarono chiaro: 4 miliardi di dollari nella colonna delle perdite. E allora, si sono chiesti i dirigenti del vasto impero turistico: perché gli americani vanno in Europa, specialmente in Italia, in vacanza? “Gli americani dovrebbero spendere i loro dollari nella nostra nazione”, insistono. “C’è tanto da vedere, altro che Italia!”. Già: in 30 anni ho girato l’America in lungo e in largo, per lavoro. Da New York a Los Angeles; da Chicago a San Francisco; da Montreal a Miami. Sono città di cemento senza anime. In fondo come tante metropoli del mondo. E allora, di che cosa parlano i soloni del turismo? Forse la Statua della Libertà, forse Disneyland, forse il Grand Canyon del West, o le cascate del Niagara, metà americana metà canadese. Nel ventre di questo immenso paese, lunghe strade noiose, in mezzo a granai utili, certo, ma non come attrazioni turistiche. 

No,vanno in Italia, crisi o non crisi, perché nel nostro Stivale vedranno bellezze artistiche e culturali che molte nazioni ci invidiano. Bisogna vivere all’estero per apprezzare quanto abbiamo a casa nostra. L’America è una nazione creata da immigranti, scoperta da un italiano, con il nome di un italiano. Allora un po’ di sciovinismo non può essere soltanto francese. 

Nella città di Tasso e Caruso,  qualcuno ha rubato la borsetta di una donna texana. Forse alla texana potremmo ricordare che la terra dove abita era tutta del Messico, prima che gli americani la rendessero “civile”, come affermano gli abitanti della Lone Star, la stella solitaria. Il gondoliere chiede cento dollari per una ventina di minuti in gondola? Forse la californina avrebbe dovuto lamentarsi con le autorità veneziane, o avrebbe potuto dire no all’uomo in barca. O forse avrebbe potuto andare a Las Vegas, il paese dei sogni, dove hanno costruito in replica una parte di una delle più belle città del mondo. 

Vedete, gli americani amano (con invidia e gelosia) l’Italia. Così ogni occasione è buona per darle addosso, soprattutto se si tratta di non andare a spendere l’impoverito dollaro in quel pezzo di terra benedetto da Dio.