Sclerosi, nuove terapie a Napoli il gotha mondiale

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A cura di Cristian Fuschetto

Finora la ricerca ha seguito un solo indirizzo, quello della malattia autoimmune, ma nella sclerosi multipla (Sm) oltre alla fase infiammatoria potrebbero associarsi anche delle alterazioni vascolari. Una strada, questa, seguita da tempo da Marcello Mancini, direttore dell’Istituto di Biostrutture e Bioimmagini del Cnr di Napoli, responsabile scientifico del congresso mondiale dell’International Society for Neurovascular Disease in programma da ieri e fino a oggi 28 marzo presso il centro congressi federiciano in via Partenope. In collaborazione con il Cnr il meeting è stato organizzato dalla Federico II e dall’Istituto Sdn di Ricerca diagnostica e nucleare. A presiedere il congresso è infatti il fondatore dell’Sdn Marco Salvatore. Dagli Stati Uniti alla Cina, dal Canada ai principali paesi europei, i più autorevoli esperti di malattie neurovascolari si confrontano sullo state dell’arte e sulle nuove nuove prospettive terapeutiche offerte da una maggiore conoscenza delle alterazioni vascolari cerebrali nelle malattie neurodegenerative come la sclerosi multipla. “Si parla comunemente di sclerosi multipla come se ci fosse una sola forma di malattia – spiega Mancini – ma le cose stanno molto diversamente, si tratta di una malattia multiforme correlata a una pluralità di cause. Se il modello della malattia autoimmune rimane senz’altro valido per la fase infiammatoria acuta che colpisce il paziente affetto da sclerosi, non è altrettanto certo che esso possa rimanere utile anche in seguito”. Non è detto, cioè, che questo approccio possa servire a capire anche il decorso della malattia. Secondo Mancini e una fetta sempre più importante della comunità scientifica internazionale presente alla due giorni napoletana, fare luce sui fattori legati ad eventuali anomalie della circolazione cerebrale, a cominciare dalle patologie del microcircolo, potrebbe permettere di intervenire in modo mirato e quindi più efficace su alcuni sottogruppi di ammalati. Con un approccio multidisciplinare (riuniti in congresso ci sono neurochirurghi, angiologi, neuroradiologi, biologi, fisici, chirurghi vascolari e radiologi interventisti) il modello vascolare della sclerosi e di altre malattie neurologiche è stato trattato in numerose sessioni di lavoro presentando tutte le ultime novità in ambito diagnostico e terapeutico. Tra esse spiccano i primi risultati del Programma di ricerca sulla Sclerosi multipla e sulla Sla a cui stanno lavorando da oltre due anni i Dipartimenti di Scienze biomorfologiche e funzionali e di Scienze neurologiche della Federico II in collaborazione con l’Istituto di Biostrutture e Bioimmagini del Cnr e i Dipartimenti di Scienze chirurgiche, anestesiologiche e radiologiche e di Fisica dell’Università degli Studi di Ferrara. “Il programma prende spunto dai molti punti oscuri di questa malattia. Partendo dal reclutamento di pazienti affetti da sclerosi come modello di malattia autoimmune e di pazienti affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla) come modello di malattia neurodegenerativa, insieme a ad un gruppo di soggetti sani, ci siamo posti l’obiettivo di acquisire nuove conoscenze sulle alterazioni vascolari e della perfusione cerebrale, di migliorare l’imaging neuroradiologico delle malattie neurodegenerative utilizzando metodiche in grado di svelare le alterazioni vascolari associate e di identificare condizioni genetiche di predisposizione alle alterazioni vascolari nei pazienti affetti da Sm e Sla”. Finanziato dal Ministero della Salute con 1 milione di euro, il Programma si concluderà nel 2016 con la raccolta dei dati ricavati dalla sperimentazione sui gruppi di studio. Il programma prevede anche uno studio svolto in partnership con il Ceinge che avrà lo scopo di comparare, su modelli murini, gli effetti di alterazioni del circolo cerebrale con i modelli sperimentali di tipo infiammatorio.