Scommessa dei ricercatori: Pompei sarà senza barriere

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A cura di Cristian Fuschetto

Di fronte al fascino della “città sepolta” neanche l’incuria e la burocrazia possono più di tanto. Pompei continua a sedurre milioni turisti e con le sue 2,5 milioni di presenze registrate l’anno scorso si conferma uno dei siti archeologici più visitati al mondo. Ma ancora oggi è praticamente vietata ai turisti più fragili, a chi è costretto su una sedie a ruote o chi ha difficoltà percettive. Frutto di tre anni lavoro, il volume “Pompei Accessibile” curato da Renata Picone, docente di Restauro presso il Dipartimento di Architettura della Federico II, segna un decisivo cambiamento di rotta. Per la prima volta un team multidisciplinare, studiosi di restauro, storici dell’architettura, esperti di design, progettazione urbana, ingegneria strutturale e dei materiali hanno condiviso metodologie e saperi per raggiungere un obiettivo ambizioso. “Anche troppo – si schermisce la ricercatrice – nel senso che sarebbe velletario pensare di rendere interamente e pienamente accessibile Pompei, stiamo parlando di una Città vera e propria, con dislivelli, condizioni materiche e ambientali che dettano delle impossibilità oggettive. Il nostro scopo, piuttosto, è stato quello di coniugare l’ampliamento della fruibilità con i dettati della conservazione”. I progetti sviluppati nel corso della ricerca potrebbero presto passare alla fase operativa grazie a un imminente accordo quadro tra la Federico II e la Soprintendenza speciale di Pompei guidata da Massimo Osanna. Il team federiciano dal luglio del 2011 al gennaio del 2013 ha acquisito il rilievo dello stato dei luoghi con l’indicazione di tutte le parti visitabili del sito, per poi declinare la ricerca alla redazione di carte tematiche in cui sono state evidenziate le diverse forme di barriere architettoniche. Impostato lo studio, la ricerca ha poi ristretto il campo della sperimentazione a quattro aree: 1) l’area di PortaMarina; 2) l’area di Porta Vesuvio; 3) la via diMercurio; 4) l’area di PortaNocera e dellamurazione orientale. “Ciò consentirà – afferma l’esperta di Restauro – anche alle persone con disabilità motoria e percettiva di poter fruire degli spazi pubblici dell’area archeologica, quali la Basilica, il Foro, la Palestra, l’Anfiteatro, i sepolcri, il cui accesso e la cui fruizione è oggi a loro quasi totalmente negata, oppure condurle nella visita degli spazi privati del sito di Pompei, come la Casa del Fauno o la Domus del Meleagro”.