Scontri aprioristici su argomenti delicati

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in foto il generale Roberto Vannacci

di Franco Fronzoni

Fin dal suo insorgere, la dichiarazione del generale Vannacci circa una necessità di istituire classi differenziate per le persone con disabilità ha riscosso una particolare attenzione, specificatamente e sostanzialmente negativa, ma ben poco motivata. Per intanto, dovremmo imparare a non trattare solo la questione con il sostantivo “disfunzione”, interessando, invece, l’argomento, ogni “persona che ha una certa disfunzione”: già questo rappresenterà un notevole passo avanti nell’affrontare con rispetto il problema che affligge molte persone nel mondo.
L’argomento introdotto dal Vannacci viene affrontato, dalla stampa, con un precipitoso, differenziato schieramento fra chi lo avversa e chi lo apprezza; ma questa è la più stupida maniera di affrontare l’argomento, in verità molto delicato, in quanto riguarda molte persone e le disabilità stesse sono, di natura, molteplici.
Vedo molto criticamente l’opposizione che appare trascurare l’esistenza di tale problema nella scuola, in quanto la scuola che deve insegnare a tutti, portatori e non, di disabilità, per cui un’immediata contrapposizione tende a voler escludere correttivi alla situazione attuale, quasi che il problema non esistesse, mentre esiste veramente ed è in corso di continua attenzione – seppure meno di quanto necessario – anche, con svariati provvedimenti legislativi. Ad esempio, l’istituzione di una Giornata Mondiale delle disabilità (il 3 dicembre), i provvedimenti per consentire una migliore circolazione pedonale, gli accessi e l’uso dei locali pubblici e più specificatamente per l’istruzione scolastica nel pubblico e nel privato, quali gli insegnanti di sostegno etc.
Pertanto, anziché opporsi predeterminatamente, varrebbe la pena – più correttamente – di analizzare il perché ed il come venga richiesta dal Vannacci l’istituzione di classi speciali.
Valga, innanzi tutto, la considerazione che le disabilità si manifestano sotto forme diverse (identificate in gruppi diversi quali motorie, sensoriali, psichiche, intellettive) e, pertanto, con diverse esigenze di maniera, di tempo e, di luoghi, per intervenire opportunamente. Vale la pena evidenziare l’attenzione al miglioramento della situazione, ad esempio, per quelle motorie, con l’istituzione innovativa delle Paralimpiadi (anni ‘70, o giù di lì), riservate ai portatori di talune disabilità.
Ma torniamo alla scuola. Questo Istituto certamente non discrimina, affatto, i portatori di alcune disabilità comprese nei campi di quelle sensoriali e delle motorie, già da tempo.  Già al tempo del mio Ginnasio superiore (primi anni del liceo attuale), nella mia classe c’erano tre affetti da cecità totale; fra questi uno, ne ricordo il cognome Esposito, era tra i più bravi della classe e leggeva il suo testo Braille con la nostra stessa velocità di lettura, mentre gli altri due arrancavano un tantino; quindi nella stessa classe, ma con risultati diversi, come certamente anche nella loro vita.
Pertanto, se la medesima diversità individuale porta a risultati diversi, come si può affermare che debbano accedere nelle medesime classi, tutti i portatori di disabilità, anche di disabilità diverse? E come non dover riflettere per i portatori di quelle intellettuali e psichiche?  Per talune di queste ultime, occorre necessariamente che le scuole siano specificamente attrezzate per il miglioramento del grado culturale dei portatori di c quelle disabilità; evidentemente, si tratta di istituire classi e corsi e speciali, poiché le maniere ed i trattamenti, debbono essere specifici e quasi individuali, nel loro proprio riconosciuto e legittimo interesse.
Il tutto – e non va sottovalutato –  anche nell’interesse dei non portatori di disabilità, ai quali non si può imporre un freno, all’interno di una stessa classe frequentata da giovani portatori di talune disabilità.
Classi, o corsi speciali andrebbero istituite anche per i migliori, nell’interesse generale della collettività (alcune, in verità già esistono), per far progredire quei …. giovani Geni che si manifestano nelle tante svariate  materie dello scibile.

Ma, di Geni, ce ne sono stati moltissimi anche fra i portatori di disabilità! Chi può dimenticare Hawking, Roosevelt, Bocelli, Spielberg, Beethoven, la Kahlo e, tanti altri.  Ecco perché vale la pena di impegnarsi al miglioramento dell’istruzione per tutti.
Conclusivamente, ai tempi di oggi nei quali una certa dose di cultura ha raggiunto buona parte di noi, c’è l’obbligo di superare la continua, atavica, demagogica, meschina, aprioristica divisione di opinioni, a tutti i livelli (Ahi, serva Italia, di dolore ostello, non ….), purtroppo attualmente determinata da una concorrenza partitica che danneggia il nostro Stato e tutti noi suoi cittadini, anche ricordando che il frutto dei Geni, porta  bene e giovamenti anche a chi non ne è dotato.
Un poco meno di contrapposizione e un ovo più di saggezza! 

 

Documenti, Fronzoni,Vannacci e i disabilii  aprile 2024 2°