Scozia indipendente, sale la tensione per il referendum

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A cura di Antonio Arricale A pochi giorni dal referendum indipendentista (si vota giovedì prossimo) anche la Regina Elisabetta rompe gli indugi e lancia un monito ai sudditi scozzesi: “Spero che la A cura di Antonio Arricale A pochi giorni dal referendum indipendentista (si vota giovedì prossimo) anche la Regina Elisabetta rompe gli indugi e lancia un monito ai sudditi scozzesi: “Spero che la gente penserà con molta attenzione al futuro”. La vittoria del fronte del “sì” e, dunque, della secessione della Scozia dal Regno Unito dopo più di tre secoli segnerebbe la formazione del più nuovo tra gli Stati sovrani d’Europa. Intanto, la battaglia sul futuro di una Scozia indipendente si è intensificata nell’ultimo fine settimana soprattutto sul fronte dei sondaggi. I quali evidenziano, ora, sempre più un sostanziale equilibrio tra “favorevoli” e ” contrari”. I sondaggi più eclatanti li ha pubblicati, ieri, domenica, il Sunday Teleghaph, che riporta l’indagine condotta da ICM research, secondo cui il “Si” sarebbe avanti addirittura dell’8% sui “No”, esclusi gli indecisi. Commentando però questo sondaggio John Curtice, professore di politica presso la Strathclyde University di Glasgow, ha detto che “il dato, pur non del tutto ignorato, dovrebbe essere considerato con cautela perché condotto on-line e poi perché fatto su un piccolo campione di popolazione”. Da segnalare anche un altro sondaggio, condotto da Survation per Better Togheter, un movimento “unionista”, che rovescia l’esito a vantaggio dei favorevoli allo status attuale della Gran Bretagna. Ed un altro sondaggio, ancora, condotto dalla società di ricerca Opinium per conto per conto del quotidiano Observer, che evidenzia anch’esso un contenuto vantaggio dei “No” all’indipendenza, registrato al 53%. Da registrare, infine, anche le intenzioni di voto degli scozzesi secondo il Sunday Times, secono il quale ci sarebbe un perfetto equilibrio tra i due schieramenti: 50,6 dei “No”, sul 49,4% dei “Si”, ma entro un margine di errore che lo rende praticamente un pareggio statistico. Sondaggi, quindi, estremamente contraddittori, che misurano l’estrema volatilità dei consensi e dunque il clima di estrema incertezza dei mercati finanziari rispetto alla sterlina. Petrolio I Futures del greggio vicino ai minimi degli ultimi mesi I futures del greggio sono vicini ai minimi plurimensili questo venerdì scorso, poiché continuano a pesare i timori per gli alti livelli delle scorte globali e per il rallentamento della domanda. Sull’ICE Futures Exchange di Londra il greggio Brent con consegna ad ottobre sono scesi dello 0,99% o di 97 centesimi, attestandosi a 97,11 dollari al barile alla chiusura della settimana.I prezzi Brent di Londra hanno toccato 96,86 giovedì, il minimo dal 2 luglio 2012. Sulla settimana il contratto ha perso il 3,67%, vale a dire 3,71 dollari, il calo settimanale più forte dalla fine della settimana terminata il 3 gennaio. Sulla divisione Comex del New York Mercantile Exchange, il greggio USA con consegna ad ottobre è sceso dello 0,6% o di 57 centesimi, per chiudere la settimana a 92,27 dollari al barile alla chiusura di venerdì. Giovedì i prezzi Nymex hanno segnato un calo a 90,43 dollari al barile, il minimo dal 24 aprile 2013. Sulla settimana i futures del greggio sulla borsa di New York hanno perso 1,02 dollari o l’1,09%, il decimo calo settimanale sulle ultime 12 settimane. Lo spread tra il Brent ed il greggio WTI ha segnato 4,84 dollari al barile alla chiusura di venerdì, contro i 7,53 dollari della settimana precedente. La U.S. Energy Information Administration, l’OPEC e la International Energy Agency hanno tutti ridotto le previsioni per la crescita della domanda di petrolio, alimentando i timori di un rallentamento della domanda globale. Un dollaro forte in genere pesa sul greggio poiché le aspettative di un aumento dei tassi di interesse prima del previsto continuano a sostenere la domanda degli investitori. L’Indice del Dollaro USA, che replica l’andamento del biglietto verde contro un paniere di altre sei principali valute, ha chiuso la settimana vicino al massimo di 14 mesi. I prezzi del greggio in genere scendono quando la valuta statunitense si rafforza, dal momento che la materia prima espressa in dollari diventa più costosa per i titolari di altre valute. Nella settimana appena cominciata gli investitori attenderanno l’esito dell’ultimo vertice della Federal Reserve, che si terrà mercoledì. La presidente della Fed, Janet Yellen, terrà una conferenza stampa conclusiva. La Fed dovrebbe ridimensionare di altri 10 miliardi di dollari il suo programma di acquisti di stimolo durante il vertice della prossima settimana, riuscendo quindi a concludere il programma entro ottobre, per poi iniziare ad aumentare i tassi di interesse intorno alla metà del 2015. I dati della Commissione Statunitense per le materie prime e i futures rilasciati venerdì scorso hanno mostrato che gli hedge funds e i money managers hanno ridotto le previsioni rialziste per i futures del greggio scambiati sulla borsa di New York per la settimana conclusasi il 9 settembre. Le posizioni lunghe nette ammontano a 172.357 contratti la scorsa settimana, in calo del 9,2% dalle 189.753 della settimana precedente. Borse asiatiche Tokyo chiusa per festività Chiusura in retromarcia per i listini asiatici che oggi sono rimasti senza il faro della borsa di Tokyo chiusa per festività. La piazza giapponese si prende una pausa dopo che, la scorsa settimana aver inanellato una serie di sedute al rialzo grazie ai titoli legati all’export che hanno beneficiato della debolezza dello yen. Tra le borse asiatiche già chiuse Seul ha terminato in rialzo dello 0,34% e Taiwan lima dello 0,06%. Tra le altre piazze asiatiche ancora in contrattazione. Jakarta cede lo 0,24%, Shanghai sale dello 0,14% e Singapore cede lo 0,27%. Più marcato il calo di per Hong Kong che cede lo 0,75% e Kuala Lumpur lo 0,47%. Giù Bangkok che cede lo 0,14%. Europa A Milano borsa e petrolio in ribasso Avvio di settimana debole per le piazze finanziarie europee, che subiscono l’impatto negativo degli ultimi dati macro pubblicati in Cina. Cresce l’avversione al rischio. Il listino milanese Ftse MIB cede lo 0,66% a 20.932,80 punti. In calo anche le altre Borse europee. Londra apre in ribasso dello 0,39%, Francoforte dello 0,49%, Parigi dello 0,36%. Dopo la prima settimana negativa in un mese, l’Europa sembra dunque impostata per un altro periodo difficile. La delusione per gli ultimi dati macro cinesi sta penalizzando i mercati azionari asiatici, che stanno perdendo terreno. Le attività nelle fabbriche cinesi e le vendite al dettaglio hanno confermato quello che si temeva: il rallentamento si sta facendo più pesante per la seconda maggiore economia al mondo. La crescita della produzione industriale è stata la più fiacca in quasi sei anni in agosto. Ora Pechino è chiamata ad agire ed imporre nuove misure di espansione monetaria. Anche altri appuntamenti contribuiscono a innervosire gli investitori. In settimana si conoscerà l’esito del referendum sulla Scozia sull’indipendenza e la riunione di politica monetaria della Federal Reserve. Alle 11 verranno resi noti i dati europei sulla bilancia commerciale di luglio (precedente: 16,8 miliardi di euro). Alle 14.30 italiane si conoscerà il valore dell’indice Empire State Manufacturing di settembre in Usa (precedente: 14,7 punti; previsione: 20,5 punti; consenso: 16 punti) e tre quarti d’ora dopo i dati sulla produzione industriale in agosto (precedente: +0,4% m/m; previsione: +0,4% m/m, consenso: +0,3% m/m). In giornata è atteso anche l’Economic Assessment dell’Ocse. A livello societario BP ha avvertito che le sanzioni imposte dall’occidente contro la Russia per punire Putin per il suo interventismo in Ucraian avranno un impatto negativo su colossi petroliferi come BP, Eni e Total. Il fabbricante di birre olandese Heineken ha respinto al mittente i tentativi di Opa del secondo produttore al mondo SABMiller. L’S&P 500 ha lasciato sul campo lo 0,6% venerdì scorso. La Borsa di Milano ha perso l’1,7% la settimana scorsa, mentre su anno fa +11,1%. Tra gli altri mercati, sul valutario il dollaro australiano si indebolisce, mentre l’euro vale $1,2957. Contrastati i metalli. l’oro ha rimbalzato dai minimi di otto mesi. Ritraccia il rame.


I dati macro attesi oggi Lunedì 15 settembre 2014 11.00 EUR Bilancia commerciale [YoY] 14.30 USA Empire State Index 15.15 USA Produzione industriale