Scrivere Campano, a Capua nasce un nuovo laboratorio della narrativa del Sud

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in foto Chiara De SIlva

di Lucio Iaccarino

Con la vittoria di Chiara De Silva e del suo romanzo Congiuntivi sbagliati si è conclusa la seconda edizione del Premio “Scrivere Campano”, riconoscimento dedicato agli autori esordienti nati in Campania e promosso nell’ambito del festival “Capua il Luogo della Lingua”. Un appuntamento ancora giovane, ma che mostra già l’ambizione di trasformarsi in una tradizione culturale stabile per la città di Capua e per l’intero panorama letterario regionale.

La Campania rappresenta oggi uno dei territori italiani più ricchi di iniziative dedicate al libro e alla scrittura. Dal Premio Strega, che mantiene a Benevento uno dei momenti più simbolici del proprio percorso prima della proclamazione finale romana , al Premio Letterario “Le Ginestre” di Torre del Greco, passando per il Premio Napoli, il Festival Salerno Letteratura e il Premio Ischia Internazionale di Giornalismo, il territorio regionale ospita manifestazioni capaci di dialogare con il sistema culturale nazionale e internazionale. In questo scenario, “Scrivere Campano” cerca di costruire una propria identità riconoscibile, concentrandosi su una fascia spesso poco rappresentata dai grandi riconoscimenti: quella degli autori all’esordio e delle nuove generazioni narrative.

La scelta appare coerente con la storia del festival che lo ospita. Da oltre vent’anni “Capua il Luogo della Lingua” (ideato e diretto da Giuseppe Bellone), lavora attorno al rapporto tra lingua, identità e memoria culturale, valorizzando il significato simbolico di una città che occupa un posto centrale nella storia dell’italiano. Il premio letterario si inserisce in questa cornice come uno strumento di scoperta e accompagnamento di nuove voci, piuttosto che come semplice competizione editoriale.

L’edizione 2026 ha portato in finale quattro autori under 30 provenienti da percorsi molto diversi tra loro: Fosca Navarra con La notte fa ancora paura (minimum fax), Giuseppe de Alteriis con Non dormire e sogna (Bompiani), Lorenza Sabatino con Il miracolo (Guanda) e Chiara De Silva con Congiuntivi sbagliati (Marsilio). A decretare il vincitore non è stata una giuria di addetti ai lavori, ma una comunità di lettori composta dai gruppi di lettura nati attorno al premio e dagli studenti dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.

È proprio questo uno degli aspetti che distingue il progetto capuano. L’iniziativa non si limita infatti alla selezione di un libro vincitore, ma costruisce durante l’anno una rete che coinvolge istituzioni culturali, scuole, università, musei, imprese e associazioni del territorio. Una modalità che trasforma la premiazione finale nel punto di arrivo di un percorso partecipato piuttosto che in un evento isolato.

La serata conclusiva, ospitata nel Museo Campano e accompagnata dalla presenza di Maurizio de Giovanni, ha mostrato con chiarezza questa impostazione multidisciplinare. Accanto alla letteratura ha trovato spazio il progetto “Poieo Design”, sviluppato dal Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale della Vanvitelli e coordinato dalla professoressa Maria Dolores Morelli. Oltre trecento studenti hanno lavorato alla progettazione di strumenti di scrittura innovativi, dando vita a un dialogo inedito tra editoria, design, ricerca universitaria e manifattura.

La scelta della penna “Olfea” come oggetto simbolo della prossima edizione rappresenta soltanto la parte più visibile di un percorso che mette in relazione creatività progettuale e cultura del libro. Un approccio che amplia il concetto stesso di premio letterario, trasformandolo in una piattaforma di sperimentazione e produzione culturale.

Anche il programma generale del festival conferma questa vocazione. Incontri con scrittori affermati, reading, podcast dal vivo, performance artistiche, musica, attività museali e iniziative dedicate ai giovani costruiscono un ecosistema culturale che va oltre la presentazione dei libri. La letteratura diventa così uno dei linguaggi attraverso cui raccontare il territorio e attivare nuove forme di partecipazione.

La vittoria di Chiara De Silva rappresenta dunque soltanto una delle notizie emerse dall’edizione 2026. L’aspetto forse più interessante riguarda la progressiva definizione di un modello che punta a mettere in relazione formazione, lettura, produzione culturale e sviluppo territoriale. Una sfida non semplice in un settore spesso frammentato, ma che potrebbe consentire a Capua di ritagliarsi uno spazio originale nel calendario nazionale delle iniziative dedicate al libro.

Se i grandi premi continuano a rappresentare il vertice della visibilità editoriale, esperienze come “Scrivere Campano” sembrano invece voler presidiare il momento più delicato della filiera culturale: quello in cui nuovi autori, nuovi lettori e nuove comunità culturali iniziano a incontrarsi.

in foto il team