A scuola tra conoscenza e competenza

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“La complessità è cresciuta e sono stati spazzati via soggetti un tempo determinanti per la formazione, quali famiglie, parrocchie e partiti, quindi la scuola ha un sovrappiù di impegno, ma vive nello stesso tempo un grande rinascimento”. Queste le parole pronunciate lo scorso 14 aprile alla nona edizione di “Educa”, il festival dell’educazione di Rovereto, da Francesco Profumo, presidente della Compagnia di San Paolo, ex presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche e già Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca del Governo Monti. Nel corso del dibattito con l’editore Alessandro Laterza e l’editorialista Piero Dominici, il presidente Profumo ha anche elencato quelle che secondo lui sono le “tre leve per il cambiamento” della scuola: il capitale professionale ed il suo sviluppo quanto a leadership educative, le tecnologie digitali nella scuola e l’esistenza di buone pratiche da diffondere.
Una scuola oggetto, negli ultimi venti anni, di una serie di riforme, ideate, almeno nelle intenzioni, per proiettare gli studenti verso un mondo del lavoro anch’esso in costante evoluzione, tra industria 4.0, digitalizzazione, nuove tecnologie, sharing economy. E allora, anche per far fronte alle richieste dell’Unione Europea, alle “conoscenze” sono state affiancate le “competenze” da trasferire ai giovani in molteplici modi e forme.
I risultati di queste riforme sono per lo più ancora da scoprire e i pareri sono molteplici e spesso contrapposti. Secondo il professore Salvatore Settis, direttore dal 1999 al 2010 della Scuola Normale Superiore di Pisa: “agli studenti si chiede di spostare l’accento dalla elaborazione della conoscenza all’acquisizione di abilità, competenze. La scuola così intesa può forse ancora (stancamente) trasmettere nozioni, ma non la passione di sapere. Le nozioni (…) non serviranno a pensare il futuro creativamente, ma a eseguire questo o quel lavoro lungo binari prestabiliti. Da una scuola così concepita resta ovviamente fuori lo spirito critico (…). Restano fuori le virtù essenziali di un buon cittadino”.
Mentre per il Direttore per l’Occupazione, il Lavoro e le Politiche Sociali dell’OCSE, Stefano Scarpetta, che recentemente ha presentato il rapporto OCSE, “Getting Skills Right:Italy”, le recenti riforme del sistema educativo (la Buona Scuola), del mercato del lavoro (Jobs Act) e le misure di politica industriale (Industria 4.0) mostrano importanti sinergie e possono contribuire a ridurre i preoccupanti squilibri fra l’offerta e la domanda di competenze nel mercato del lavoro Italiano.
E ci si inizia a interrogare sulla cosiddetta “didattica per competenze” anche in America, dove già nel 2001, sotto la presidenza di George W. Bush, il Congresso approvò la legge “No child left behind”, nata per dare a tutti i giovani, ricchi o poveri, solide competenze da poter spendere nel mondo del lavoro, facilmente valutabili attraverso un articolato sistema di test e prove standardizzate, i cui risultati servivano, peraltro, ad attribuire buona parte dei fondi federali. Così facendo, in poco tempo la scuola americana ha, però, appiattito i programmi sul “teaching to the test”, impoverendo la qualità della didattica e la trasmissione delle conoscenze. A confermarlo, il report pubblicato a inizio aprile dal National Assessment of Education Progress (NAEP), l’equivalente americano dell’Invalsi, nel quale viene ribadito che il sistema scolastico in America ha puntato tutto e solo sulle competenze, portando a quello che molti esperti definiscono “education’s lost decade”.
Per approfondire questi temi e più in generale per parlare di un mondo della Scuola in continua evoluzione, abbiamo incontrato la professoressa Iolanda Giovidelli, docente di Lingua e Civiltà spagnola e, dal 2009, Dirigente Scolastico dello storico Liceo “Quinto Orazio Flacco” di Portici.

Professoressa Giovidelli, sin dal suo arrivo al Liceo “Flacco” ha avviato una serie di progetti e iniziative con l’obiettivo di arricchire, in modo innovativo, il bagaglio culturale dei suoi studenti. Quali di queste iniziative hanno, secondo lei, dato i migliori risultati?
Credo, innanzitutto, che la scuola, oltre ad essere il centro formativo ed educativo per eccellenza, sia anche centro propulsore di cultura, cultura intesa nel senso più ampio del termine. Intendo la scuola, quindi, capace di produrre una vera e propria rivoluzione culturale, con una progettazione formativa improntata, oltre agli irrinunciabili saperi disciplinari ed interdisciplinari, ai saperi trasversali del territorio e della società contemporanea (i cosiddetti saperi caldi) con metodi di insegnamento che inducano al piacere di apprendere e valorizzino, simultaneamente, gli aspetti cognitivi, sociali, affettivi e relazionali.
In quest’ottica, allo scopo di offrire opportunità plurime e stimolanti agli studenti, animare il pensiero divergente, lo spirito critico costruttivo, la capacità di leggere la realtà multidimensionale, con alla base i valori di cittadinanza attiva e di etica del lavoro, ho assunto la Dirigenza del Liceo Quinto Orazio Flacco, ampliando l’offerta formativa e costruendo innumerevoli relazioni con partner diversi.
Interessanti, ad esempio, la collaborazione pluriennale con l’Istat, i progetti, anch’essi pluriennali, collegati al PLS (Piano Lauree Scientifiche) con l’Università Federico II, i progetti di lettura (“Viaggio Libero” con l’editore Graus, “La pagina che non c’era”, incontri con scrittori contemporanei, “Libriamoci” del Mibact), i progetti di “internazionalizzazione” (scambi giovanili ed Erasmus+, partenariati strategici con docenti/alunni di diversi paesi europei su tematiche condivise; percorsi e-twinning; attività di job shadowing…).
Le scelte progettuali sono mirate agli indirizzi del Liceo Orazio Flacco e deliberate nel Collegio docenti, sono parte integrante del Ptof (Piano triennale dell’offerta formativa), pertanto, credo che tutte abbiano dato e diano buoni risultati, visti anche gli esiti dei nostri studenti negli studi universitari e il posto significativo, occupato dalla scuola nella classifica Eduscopio della Fondazione Agnelli, rispetto alle scuole di Napoli e provincia (primo posto per il liceo linguistico, lo scorso anno).


Come il suo Liceo ha adeguato il piano di offerta formativa alle recenti riforme, anche in relazione alle attività extracurriculari?
La scuola, negli ultimi anni, sta assumendo un ruolo sempre più centrale, attivo e propositivo nel territorio, grazie ad un approccio improntato sulla creazione e la gestione di reti e di accordi di cooperazione con diversi soggetti. Una visione collaborativa che si alimenta di sinergie tra partner del settore pubblico e privato (enti, scuole, imprese, Università, Fondazioni, associazioni, ordini professionali, consorzi, centri di ricerca), attraverso un dialogo costante, lo scambio di esperienze e best practices e la costruzione di progettualità condivise di largo respiro.
La nostra scuola, infatti, coniuga, in modo armonico, aspetti tradizionali, collegati alle conoscenze disciplinari, e visioni innovative aperte alla contemporaneità per rispondere alle sfide della complessità, anche connesse al mondo professionale, caratterizzato dalla flessibilità e da continui cambiamenti. Appare imprescindibile, quindi, fare acquisire, agli studenti, quelle competenze trasversali e di cittadinanza attiva, le soft skills e le life skills,”, richieste dal mondo del lavoro.
Questo anche grazie ai percorsi di Alternanza scuola lavoro introdotti dalla nuova Riforma (L. 107/2015): con i laboratori del fare, che esplorano, ad esempio, processi di gestione, organizzazione e comunicazione nell’ambito di contesti diversi (siti museali, imprese, associazioni, agenzie, Fondazioni); con i percorsi di educazione imprenditoriale, che veicolano la cultura dell’impresa e l’auto-imprenditorialità; con i laboratori aperti al metodo della ricerca, alla pratica dell’archiviazione di libri antichi, all’editoria; con i laboratori della creatività e della bellezza (teatrali, di cinematografia, di archeologia, di scrittura creativa, di storytelling) che utilizzano diversi linguaggi espressivi e suggestive commistioni di storia, filosofia, storia dell’arte, musica.
Grazie al carattere di innovatività dei progetti di educazione imprenditoriale attivati dal Liceo che dirigo, nell’aprile 2017, abbiamo ricevuto un premio nazionale, come migliore start up creata da studenti in Italia ed unica per un indirizzo classico, nel concorso “Amministrazione, Cittadini, Imprese” promosso dall’Associazione Italiadecide e dal Miur, in Parlamento, alla presenza del Presidente della Repubblica e di vari ministri, ed il TESS AWARD SCHOOL, riconoscimento ritirato personalmente a Tallin lo scorso novembre, come una delle scuole più imprenditive d’Europa.
Sempre per questo motivo sono stata invitata personalmente dallo staff di Tibor Navracsics – European Commissioner for Education, Culture, Youth and Sport – al 1st European Education
Summit a Bruxelles, per portare la mia esperienza, in ambito internazionale, partecipando ad una sessione interattiva del Summit dal titolo: “To teach or not to teach entrepreneurship is it still a question?”. Alla sessione hanno presso parte: Merete Riisager Andersen – Minister of Education of Denmark, Ludovic Thilly – Chair of the Coimbra Group Executive Board, Henrik Svensson – Master School Manager, EIT InnoEnergy.

Proprio pochi giorni fa, 14 aprile, il Liceo ha ospitato un convegno di orientamento in uscita in cui si è parlato di università e mondo del lavoro presente e futuro. Pensa siano utili eventi di questo tipo o, secondo lei, gli studenti agli ultimi anni hanno già chiaro il loro futuro?
Il convegno del 14 aprile è stato un buon esempio di quanto affermato precedentemente. All’incontro, organizzato dai docenti del Liceo referenti dell’Orientamento, Acciarino e dell’ASL, Dell’Aversano, insieme al Lions Club “Napoli 1799”, hanno partecipato autorevoli esponenti del mondo delle professioni, dell’impresa e dell’Università, i quali hanno illustrato agli studenti del quarto anno il mondo del lavoro, dell’università e i principali sbocchi professionali.
La scuola, senza perdere la sua specificità formativa, educativa e culturale, dovrebbe essere maggiormente costruttrice di visioni innovative, orientanti le scelte dei giovani e aperte alle istanze della società, sia in ambito nazionale che internazionale. Le scuole italiane appaiono, spesso, appesantite da fardelli tradizionali, disgiunti dai saperi contemporanei, e lontane dal saper armonizzare il vecchio ed il nuovo.
Ribadisco che l’azione didattico-formativa del Liceo Q. Orazio Flacco è improntata alla cultura della rete e del raccordo con il territorio, dato che uno dei suoi obiettivi prioritari è quello di formare giovani cittadini con un forte senso di appartenenza e capaci di contribuire, in futuro, alla crescita dinamica ed innovativa del proprio paese.

In conclusione, secondo lei quali aspetti legati al mondo della scuola andrebbero migliorati?
Non esiste una ricetta per una Buona Scuola, ma abbiamo il dovere, noi educatori, di essere aperti, di abbandonare le resistenze ai cambiamenti e focalizzare la nostra attenzione esclusivamente sui GIOVANI, accompagnandoli verso un reale cammino di crescita e di maturità che li porti, un domani, a sapersi muovere con consapevolezza e competenza, in diversi contesti.