Scuola, il digitale al servizio dell’inclusione: liceali diventano maestri programmatori

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Giovani liceali fanno da maestri “digitali” a studenti delle scuole medie. Obiettivo: favorirne le competenze nelle materie scientifiche e promuoverne inclusione, creatività e fiducia in se stessi. Coordinato dall’Università Federico II di Napoli, è partito in gennaio il progetto europeo “Codinc – Coding for inclusion” orientato a favorire l’educazione Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) attraverso un approccio educativo inclusivo. Il progetto coinvolge la seconda classe del Liceo Margherita di Savoia e quattro classi (due prime e due seconde) dell’Istituto Comprensivo Statale Foscolo-Oberdan.
Il progetto adatta e diffonde una specifica pratica di apprendimento inclusivo proposta in un precedente progetto, “Capital Digital” (www.capitaldigital.be), attuato dal partner di progetto belga Media Action Kureghem City in alcune aree problematiche di Bruxelles, dove giovani di 15-18 anni provenienti da aree povere e svantaggiate, spesso da famiglie migranti e richiedenti asilo, si sono dimostrati ottimi formatori nell’area della programmazione informatica nei confronti di giovani di 10-12 anni nei quartieri di Bruxelles con un basso livello socioeconomico.
“Abbiamo avviato il progetto su una classe molto difficile dal punto di vista relazionale” afferma la professoressa Giuseppina Crocenti, dirigente scolastico del Liceo Margherita di Savoia di Napoli. “Il Coding e l’utilizzo delle nuove tecnologie in generale si sta confermando in questi ultimi anni uno strumento di motivazione molto efficace e trasversale alle discipline, vedremo gli effetti di questo progetto. Noi ci crediamo molto, ci impegniamo per trovare canali alternativi in grado di motivare gli studenti a collaborare per raggiungere, insieme, dei traguardi”.
Ai ragazzi della II del Liceo Margherita di Savoia saranno insegnati le basi di programmazione attraverso l’utilizzo di programmi come “Lightbot” and “Hour of Code” e “Scratch”, software educativi che permettono di programmare storie interattive, animazioni, giochi, musica e arte senza richiedere competenze tecniche particolari. Un altro programma, “Makey Makey”, sarà invece utilizzato per introdurre i principi della robotica e permettere agli studenti di “connettere” oggetti digitali a oggetti reali tramite piccoli sensori. A svolgere le attività di sperimentazione e formative nei confronti dei docenti e degli studenti è il dott. Franco Rubinacci, ricercatore del Nac – Laboratorio di Intelligenza Artificiale della Federico II. Per il Liceo Margherita di Savoia la docente di riferimento per le attività di tutoraggio è la professoressa Mariella Mantile.

“Con sole 10 ore di lezione – spiega Franco Rubinacci, ricercatore del Nac – gli studenti possono imparare le basi per rendere interattivi gli oggetti, per esempio un gruppo ha stampato una cartina dell’Europa e sta realizzando un programma per cui ogni volta che tocchi la capitale di un Paese il dispositivo lancia l’inno nazionale di riferimento. Altri stanno associando note musicali a della frutta in modo da rendere “suonabile”. Si tratta di programmi elementari ma molto coinvolgenti”.
I ragazzi della II Liceo sono divisi in 4 gruppi, nella seconda fase ogni gruppo avrà la responsabilità di formare una delle quattro classi della scuola media dell’Istituto Foscolo-Oberdan.
“I giovani facilitatori – spiega Davide Marocco, responsabile di Codinc, docente di Psicometria presso il Dipartimento di Studi Umanistici della Federico II e ricercatore del NAC- Laboratorio di Cognizione Naturale e Artificiale dell’ateneo napoletano – imparano ad impegnare i bambini in Stem, e codificare le attività in modo giocoso. Questa prima esperienza di lavoro aumenta la fiducia del giovane nello scegliere una carriera adeguata e trovare un posto di lavoro e permetter di collegarsi tra loro in modo costruttivo e di godere del ruolo di istruire i loro coetanei più giovani”.
Il progetto sostiene efficacemente i giovani nello sviluppo del pensiero critico, della creatività, delle competenze digitali e collaborative e del capitale scientifico. Il più importante è che il metodo pedagogico di Peer-Learning Capital Digital abbia un potente potenziale inclusivo e promuove l’educazione STEM e l’inclusione di studenti svantaggiati sia all’interno che all’esterno della classe.
Finanziato dall’Eacea (Agenzia esecutiva per l’istruzione, gli audiovisivi e la cultura), da Erasmus+ e Ka3 “Social Inclusion through Education, Training and Youth”, il progetto guidato dalla Federico II conta su partner accademici, centri di ricerca e agenzie specializzate nella formazione: All Digital (Belgio), Media Action Kureghem City (Belgio), Colectic (Spagna), Cyprus Computer Society, 21st Century Competency Centre (Germany), eduCentrum vzw (Belgium).