Scuola, graduatorie a rilento e posto a rischio: la protesta dei docenti precari

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Restano quarantotto ore prima di vedere vanificato il lavoro di anni e la “vittoria” del concorso per un posto a tempo indeterminato scuola. I precari della scuola hanno protestato, a Napoli, davanti all’ufficio scolastico regionale della Campania perché il tempo sta per scadere. E la Uil scuola Campania annuncia ricorso al Tar contro il Miur. Sono circa 2000 i docenti interessati a fronte di circa 500 posti e cattedra. Entro il 31 agosto, dovrebbero essere pubblicati calendari per le convocazioni a scuola. Ma, purtroppo, i docenti in bilico non vedranno riconosciuto questo diritto. Sono tutti vincitori di concorso, destinato a insegnanti già abilitati, che si è svolto nel mese di luglio. Nonostante una delegazione abbia incontrato i vertici dell’Ufficio scolastico regionale, non sono arrivate rassicurazioni.
“È una direttiva in un obbligo la pubblicazione della graduatoria dei vincitori con i relativi punteggi e le convocazioni nelle scuole – spiega una delle insegnanti che stata ricevuta nei uffici dell’ex Provveditorato – e c’è stato detto che le commissioni esaminatrici non hanno fatto in tempo a compilare le graduatorie perché sono andate in ferie. Questo è quanto ci è stato riferito”.
Oltre il danno la beffa: i posti a cattedra che resteranno scoperti quest’anno andranno ‘persi’. Nel senso, cioè, che saranno ‘spalmati’ sui prossimi concorsi, con la conseguenza che chi oggi è precario resterà tale. Non ci sono possibilità, spiegano ancora i docenti che sono stati ricevuti dagli uffici, che entro questi due giorni saranno pubblicate graduatorie e calendari delle convocazioni.
L’auspicio dell’Usr, secondo quanto riferito, è che arrivi una proroga dei termini, per il 30 settembre. Una eventualità alla quale, però, nessuno dei docenti che stamani ha protestato crede. “A pagare saranno i ragazzi – conclude un docente – perché si ritroveranno senza insegnanti e, nella migliore delle ipotesi, i dirigenti scolastici chiameranno i supplenti non prima di novembre o addirittura a gennaio prossimo”.