Scuola, in Italia almeno 1 milione di ragazzi con bisogni educativi speciali

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In Italia almeno un milione di ragazzi ha bisogni educativi speciali. Dal 1995 al 2018 ben 3 milioni e mezzo di studenti hanno abbandonato la scuola su circa 11 milioni, soprattutto nel biennio della seconda superiore, con un costo economico stimato in 55 miliardi di euro. La scuola italiana, dunque, “ha bisogno di un ‘vero’ cambiamento culturale che favorisca l’inclusione con metodologie premianti, non solo per i ragazzi in difficoltà con bisogni educativi speciali, stimati appunto in almeno un milione con un sommerso incalcolato, o con disturbi specifici dell’apprendimento, più di 90 mila, ma per tutti”. E’ l’appello degli esperti, dei tutor, degli insegnanti, delle associazioni professionali e dei genitori, lanciato oggi all’Università Bicocca di Milano in occasione del IX convegno nazionale dell’associazione Laribinto – progetti dislessia Onlus, dal titolo ‘Diritti e Doveri in un ambiente inclusivo. Le norme e i comportamenti’.

“La risposta concreta al cambiamento – spiega Maria Dimita, presidente dell’associazione Laribinto – richiede un investimento nella formazione dei docenti e soprattutto nel loro accompagnamento verso nuove metodologie che permettano una programmazione delle lezioni per tutti gli alunni, quelli con bisogni educativi speciali come gli altri, secondo quanto già previsto dalla legge 517 di quasi 43 anni fa e dal Regolamento dell’autonomia. Ovvero due norme finalizzate a individualizzare e personalizzare il curriculum degli studenti, tanto i talenti quanto i meno abili, per garantire il successo scolastico di tutti in base alle diverse potenzialità”. “Questa nuova didattica – evidenzia Dimita – esiste ed è praticata in molte scuole. Ciò che è necessario per la sua diffusione è che sia conosciuta e che i docenti ne colgano le potenzialità e le possibilità per migliorare il proprio lavoro. Riflettendo in particolare su quanto avvenuto con l’introduzione delle norme sui bisogni educativi speciali, riteniamo che non sia sufficiente un generico rinnovamento della didattica, ma che sia necessario puntare sull’attuazione di una didattica inclusiva per la classe.

“Gli insegnanti devono essere (in)formati sulle ricerche attuate nel campo delle scienze cognitive, ad esempio neuroscienze e psicobiologia del linguaggio, e su tutte le attività di ricerca che hanno lo scopo di trasformare le informazioni scientifiche sulla biologia dell’apprendimento in azioni di pratica didattica attuabili nel contesto classe”, aggiunge Lucia Marica Collerone, esperta in Scienze cognitive e didattica dell’inclusione. “I giovani nati dopo il Duemila – afferma Valentina Aprea, esperta di istruzione e scuola, componente della Commissione Cultura, scienza e istruzione alla Camera – non hanno conosciuto il mondo senza internet: non è possibile pensare di formarli con le modalità di studio del Novecento”.