Scuola, nessun taglio agli organici in Campania ma è allarme per le primarie

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Da un organico regionale pressoché identico (con una diminuzione di soli 35 posti a livello regionale), si verifica in tutta la regione una perdita di alunni di circa 14.000 unità. Il grado più colpito è la primaria (- 6.917 alunni) mentre la differenza è minima nella Secondaria di Secondo Grado (- 551 alunni).
A livello provinciale è Napoli che fa la parte da leone in negativo perdendo oltre 7.000 alunni in ogni ordine e grado, però con la Secondaria di Secondo Grado che aumenta di quasi 900 unità in provincia. Numero che potrebbe ancora aumentare, poiché mancano i dati degli iscritti agli istituti serali.
Per gli organici, considerando gli aumenti di posti previsti nella L. 160/2019, ci sono decrementi minimi per infanzia (-50 posti), primaria (-70 posti) e secondaria di Primo Grado (-20 posti) compensati da un aumento di 105 posti per la secondaria di Secondo Grado.
I licei musicali non avranno variazioni di organico. “I numeri vanno interpretati, non letti in modo asettico – commenta Stefano Cavallini, presente all’incontro nella delegazione Anief – perché, anche se abbiamo una media di un docente ogni 20 alunni a livello regionale, abbiamo anche un rapporto alunni per classe alta, in media intorno ai 22-24 alunni per classe con punte di 28-29 alunni per classe come all’Istituto Mazzini di Napoli, senza contare le classi in cui ci sono alunni con handicap. In questo conteggio purtroppo non si tiene conto della particolare natura del docente di sostegno. Se noi togliessimo i docenti di sostegno dal conteggio ci renderemmo conto che il rapporto docente-alunni sarebbe molto più alto ed è per questo motivo che abbiamo in regione classi numerose”.
La circolare 487 del 10 aprile 2020 sugli organici, che a livello nazionale ha aumentato l’organico di diritto di sostegno di 1.090 unità in tutta Italia, ha comportato un aumento di 108 posti in organico di diritto sostegno nella Campania con conseguente uguale diminuzione dell’organico di fatto.
“I 108 posti in più in Campania rappresentano una goccia nell’acqua rispetto ai posti in deroga dati ogni anno in regione, cosi come nel resto d’Italia – commenta Stefano Cavallini – Non si tiene conto delle effettive esigenze didattiche né delle sentenze dei tribunali ottenute dal sindacato, e questo è inaccettabile. Soprattutto perché con la trasformazione di tali posti da fatto a diritto, non solo di sostegno ma anche posti normali, si potrebbe risolvere il problema delle immissioni in ruolo e della mobilità interprovinciale”.
Ad avviso dell’Anief Campania questo produce un disagio enorme agli alunni disabili e alle loro famiglie, che continuano a non vedere riconosciute per intero le ore di sostegno richieste per i loro figli, anche se con disabilità grave (su questo, ricordiamo, Anief ha da anni lanciato la campagna ‘Sostegno: non un’ora di meno!’ per fornire assistenza legale gratuita alle famiglie e ottenere le ore negate) ma sono costrette a subire ogni anno il balletto dei supplenti, con grave compromissione del diritto alla continuità didattica che, è appena il caso di sottolineare, assume importanza cruciale soprattutto nella didattica di sostegno.
Numeri totali insufficienti, anche se confermati rispetto all’anno scorso, per il tempo pieno alla primaria. Non convince del tutto la spiegazione data alla delegazione Anief di una regione, la Campania, che richiede poco il tempo pieno. Le richieste delle istituzioni scolastiche per il tempo pieno infatti sembrano essere state tutte esaudite, ma risultano basse perché in regione le famiglie non chiedono per i propri figli il tempo pieno.
Assicurazioni invece sul rispetto di cattedre a 18 ore nel rispetto della nota 487 del 10 aprile sugli organici. Si costituiranno cattedre sopra le 18 ore solo per garantire l’unitarietà dell’insegnamento di una disciplina all’interno della stessa sezione o per particolari accorpamenti di spezzoni in scuole diverse per le COE. Ma l’USR prevede cattedre di massimo 20-21 ore, poche nel numero, senza arrivare mai alle 24 ore per una cattedra.
“Non possiamo sempre gioire perché non tagliano l’organico – conclude Stefano Cavallini – ma richiedere con forza che tutte le cattedre di fatto siano trasformate in diritto, cosa sempre auspicata ma mai prevista dal Ministero. Tenere lo stesso organico rispetto all’anno scorso non ci deve far dimenticare i tagli subiti negli ultimi 10 anni a livello regionale e il numero elevato di uso di contratti a tempo determinato in presenza di posti disponibili”.