Scuole, Fortini e il numero per lo screening: Il 70% delle chiamate da persone non autorizzate

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In foto Lucia Fortini
“Al numero verde per lo screening scolastico sta telefonando chiunque, per sapere del suo tampone o per spiegare che ha la febbre e chiedere consigli. Il numero è solo per lo screening, non per altre informazioni”. Così Lucia Fortini, assessore all’istruzione della Regione Campania, spiega i problemi che sta avendo il numero per prenotare il tampone per i bambini e il personale scolastico in vista della ripresa della didattica in presenza per il 24 novembre. “Gli operatori – spiega Fortini all’Ansa – mi dicono che su circa seimila chiamate finora il 70% non è per lo screening della scuola. Chiamano per sapere l’esito del tampone, per dire che hanno la febbre e vorrebbero un controllo medico. Quegli operatori non hanno dati sui tamponi e non sono dei medici, quindi quella linea va lasciata solo per la prenotazione del test”. I numeri intasati stanno provocando ritardi, e infatti anche oggi non sono molti i tamponi che sono stati effettuati: “Dobbiamo fare uno screening – spiega l’assessore – e lo faremo, se ci metteremo qualche giorno in più non cambierà molto, l’importante è che riprendiamo la scuola guardando prima di tutto al diritto alla salute, visto che siamo in una pandemia”.
Riapertura? Dipende dai dati
“I dati dello screening saranno esaminati dall’Unità di Crisi. Se avremo un tasso di bambini e insegnati positivi alto e sentiamo che non e’ garantita la sicurezza a scuola immagino che l’Unità di Crisi possa rivedere la scelta di riaprire. Di sicuro non andremo allo sbaraglio”, precisa l’assessore. “La procedura di screening – spiega – è strategica per la ripresa, ci darà il quadro della situazione, ma la ripresa non è obbligatoria. Noi abbiamo chiuso per primi poi hanno chiuso anche in molte altre Regioni, quindi avevamo ragione e ora ponderiamo. Questo è un messaggio che mando anche alle madri che ci dicono di non riaprire. Mi chiedo dov’erano quattro settimane fa quando si svolgevano le manifestazioni in strada contro la Dad. Capisco che ci siano genitori preoccupati ma a tutti ripeto però che torneremo in aula se ci sarà la sicurezza per farlo. Mi dispiace sentire che usiamo i bimbi come cavia, ci muoviamo prima di tutto sulla tutela della salute. Per la scuola dell’infanzia non ci saranno problemi perché non è un obbligo, per la primaria troveremo delle soluzioni per non costringere nessuno. Qualche dirigente scolastico sta provando a orientarsi su una didattica mista ci avevano provato anche quando le scuole erano aperte con i bimbi in isolamento a far fare loro qualche ora a distanza”.