Guerra in Ucraina, se Pechino prende le distanze da Mosca

in foto Giorgia Meloni e Xi Jinping

Ancora una volta il mondo è in fervida attesa dei risultati del G20 in corso a Bali. Si attende il responso, come ormai già da qualche tempo sta accadendo, al termine di tali incontri, a questioni spinose che, hanno tolto il suolo da sotto al cammino di ritorno alla normalità di situazioni conflittuali la dove esistono. È bene ricordare che il primo requisito necessario a un qualsiasi luogo in cui c’è bisogno che il progresso riprenda il suo percorso, è la pace a ogni livello. È accaduto altre volte in passato che, quanti tirano le fila del mondo, abbiano deciso di stabilire dall’alto come lo stesso avrebbe dovuto funzionare. Si può andare con la mente al Congresso di Vienna, quindi alla conferenza di Yalta e poi agli accordi di Parigi, nonché a diverse altre riunioni al vertice del passato per inquadrare l’argomento. Salvo poi far mente locale sulla differenza fondamentale che passa tra quelle decisioni storiche e le considerazioni che sono scadenzate attualmente. Mentre in quelle riunioni si intendeva agire su situazioni già militarmente definite, attualmente si vorrebbe provare a decidere
In corso d’opera su quanto brucia o è sul punto di farlo. Vale a dire di cominciare a stabilire fin d’ora che succederà per l’Ucraina attaccata dall’Armata Rossa per decisione di Mosca e alle isole del mar della Cina prese di mira da Pechino. Altri due incontri importanti si sono concretati nelle scorse ore e sono stati di importante sostegno alle questioni Internazionali. Il primo è stato la telefonata del Presidente Mattarella al suo omologo francese Macron, irrituale in quanto l’ argomento della conversazione è stato il caso dei nordafricani in cerca di un porto di sbarco sicuro. Il problema è di competenza dei rispettivi governi, ma una mano data dall’ alto avrà sicuramente influenza positiva sulla composizione della questione annosa dell’ accoglienza degli emigranti. L’ altro, più riservato e organizzato in campo neutro, a Ankara in Turchia, vede coinvolti i vertici delle intelligence di Usa e Cina. In buona sostanza i capi dei servizi segreti delle due superpotenze sono stati coinvolti per un lavoro di supporto parallelo a quello politico sempre al fine di agevolare la distensione. L’argomento della ripresa del dialogo diretto di quelle due realtà socio economiche è troppo vasto per poter essere banalmente riassunto in queste righe. Vale la pena solo riportare, seppure in sintesi, il commento condiviso ieri sera dai dopolavoristi che si erano trovati per bere un punch essendo arrivato il freddo. Quello tra di loro riconosciuto come il più dotato di uso di mondo, ha sentenziato che due capi di stato che oggi si danno la mano sorridendo dopo tre ore di “parlamento esagerato”, così ha definito l’anziano vate il colloquio fiume tra Biden e XI, il giorno dopo non si sarebbero potuti fare guerra. Ha aggiunto che, in caso contrario, non sarebbero da definire persone serie. Il consenso dei colleghi è stato unanime e ha fatto piacere anche agli altri comuni mortali del villaggio fare proprie quelle considerazioni. In effetti l’analista della porta accanto, con quanto ha pronunciato, è andato vicino alla realtà. Il mondo può tirare un respiro di sollievo in quanto XI ha rimarcato che, al di là delle relazioni commerciali, una cosa é la Cina e un’ altra è la Russia. Quindi nei programmi di Pechino, oltre alla questione dell’indipendenza delle isole, non sono in piedi altre situazioni che lascino intravedere bagliori di guerra. I lavori del G20 andranno avanti fino al 16 e quindi è presumibile che ci saranno ancora sviluppi dei fatti appena esposti. Intanto continueranno fino al 18 anche gli incontri nell’ ambito del Cop 27 sulla questione del cambiamento climatico in corso a Sharm el Sheick. È singolare che si stiano svolgendo all’incirca a un anno di distanza dai lavori sullo stesso argomento localizzati a Roma prima e, in prosieguo, in una cittadina della Scozia. L’ augurio è che questa volta il prosieguo non sia simile al precedente, in cui furono sconvolte profondamente le ipotesi formulate nelle occasioni sopra accennate sull’ utilizzo dei combustibili fossili da allora in poi. Volendo formulare un ipotesi, con tutta la prudenza che la situazione generale richiede e gli opportuni gesti scaramantici, di tanto magma qualcosa di solido, conclusa l’ eruzione, dovrà pur restare. Facendo voti che lo stesso non sia friabile, ma, più precisamente, del tipo che dura a lungo.