Se vuoi aiutare ascolta

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in foto quadro di Paolo Righi

“Considerando quanto sono comuni le malattie, quale tremendo cambiamento spirituale implicano, quanto sorprendenti, una volta che si spengono le luci della salute, siano i paesi sconosciuti che allora si scoprono, quali desolazioni e deserti dell’anima un leggero attacco d’influenza porta alla luce, quali precipizi e prati cosparsi di fiori colorati svela un minimo aumento della temperatura, quali querce antiche, tenaci si sradichino dentro di noi nella malattia, come sprofondiamo giù, nel pozzo della morte, con le acque dell’annichilimento che si richiudono sulle nostre teste e come al risveglio crediamo di trovarci alla presenza di angeli e arpisti quando ci estraggono un dente e ritorniamo alla superficie nella sedia del dentista e confondiamo il suo “si sciacqui la bocca, si sciacqui la bocca” con il saluto della divinità che dal pavimento del cielo s’inchina per darci il benvenuto – quando pensiamo a tutto questo e a molto altro, ancora, e siamo frequentemente costretti a farlo, allora diventa davvero strano che la malattia non abbia preso lo stesso posto dell’amore, della guerra, della gelosia tra i più grandi temi della letteratura”.
Virginia Woolf

di Ugo Righi

Il Carattere è determinante, sempre, e soprattutto in alcuni “momenti della verità” (della) nella vita.
Penso, che di fronte a grandi traumi (crisi motivazionali, relazionali, professionali, o fisiche) si esprimano i tratti fondamentali della propria personalità.
C è chi fugge, chi rinuncia, chi elabora alibi e chi affronta con coraggio quello che sta accadendo cercando di controllarlo e cambiarlo con intenzionalità.
Il carattere si esprime soprattutto nella grande situazione di crisi quando c’è il dolore. Quando si sta male.
Quando si sta male, molto male, emerge (il carattere) per controllare il male, ma anche per accettarlo, come condizione per sconfiggerlo o sopportarlo.
Sto parlando con una persona che mi è molto cara e che sta molto male, una persona che sta vivendo con (il) dolore.
Sono ammirato da come sta ricostruendo la sua esistenza ogni giorno, su piani intersecati che contengono tutti i tempi di vita. Lo fa con pensiero che considera scenari comunque vitali, confermando la consistenza di tutto quello che è messo in pericolo, ma nello stesso tempo guardando, anche, più lontano.
Sta cambiando permanentemente come capacità di estensione delle sue potenzialità, non diventando diverso.
Stiamo parlando al telefono.
Io sono in questa stanza, in leggera penombra senza rumori, e lui pure, molto lontano da qui, sta ammirando il tramonto sulle montagne.
Si fida e confida, forse mi chiede un aiuto, ma nello stesso tempo sa che è impossibile. Lo sento immerso nella sua tristezza, nella sua rabbia quieta, nella sua inquietudine leggera.
Vorrei aiutarlo, ma nello stesso tempo sappiamo entrambi che ci sono momenti e situazioni, dove, ripeto, si è soli ed essere aiutati è impossibile.
Il dolore ci cambia il nostro modo di essere nel mondo e cambia così il modo di comunicare con gli altri.
Ogni dolore che prova il corpo si accompagna a risonanze della mente, dell’anima.
Bisogna rispettare questo cambiamento e la solitudine che ha prodotto, ascoltando con la consapevolezza che non puoi capirlo, ma puoi esserci.
Esserci è fondamentale. Mi accorgo che è la migliore comunicazione, quando non ci sono le parole per dirlo.
Parole che nel momento stesso in cui sono espresse, anche se con sincerità emotiva, non riescono a superare il divario tra quello che dicono nel loro suono e quello che vorrebbero nel profondo.
Allora penso che ci siano parole speciali, quelle del silenzio espresse con la presenza piena di qualche tipo di amore.
In questa solitudine, che non può che essere tale, il silenzio di chi sa ascoltare in profondità, può dare un senso, una leggerezza che ne lambisce il crinale.
Sono qui e lo ascolto e sento che lui capisce il mio sforzo e quindi è questo il valore che arriva.