Non è fuori luogo credere che un grano di follia, più precisamente di irrazionalità, di forte euforia, non perniciose, alligni in ogni essere umano. Erasmo da Rotterdam, il religioso pensatore olandese del XVI secolo, nella sua opera “Elogio della Follia”, con buona probabilità avrà inteso riferirsi a una forma di bizzarria o di irrazionalità e le iniziali maiuscole non sono un refuso. Tanto risulta ancora oggi credibile, avendo quel filosofo, con coerenza ben tarata, riproposto il suo assunto nelle opere successive. Attualmente parte dell’umanità, di essa in modo ancora più esasperato la classe dirigente, dà segni di patologie mentali ancora più gravi, le varie forme di pazzia, di esse la più pericolosa, quella criminale. La sua diffusione procede a macchia d’olio, vale a dire estendendosi sempre più. Ne sono derivate le guerre ancora in corso, che somigliano sempre più ad animali scappati di mano. Con grande rincrescimento si deve riconoscere che il vento che porta in giro quel castigo sta spirando da tempo e con forza anche in Italia. Chi dà anche solo uno sguardo ai quotidiani o alla TV non può evitare di sentirsi oppresso da una pesante cappa di tristezza generata dalla constatazione della qualità, ammesso che ne abbia anche solo sprazzi, della classe politica. Ancora più grave sarebbe che, già scarsa, la stessa avesse fatto in fretta e furia i bagagli, pronta a dileguarsi ai minimi segnali di peggioramento della situazione. Ne deriva quindi una conclusione già espressa talvolta dai giudici che agivano nei tribunali della Roma imperiale. Essa faceva seguito ai discorsi di taluni imputati, la maggioranza degli stessi, che proferivano frasi non coerenti nella migliore delle ipotesi. A essi il magistrato che presiedeva l’udienza si limitava a ribadire che “ab obscura cogitatione, obscurus sermo”, a un pensiero oscurato (dalla pazzia) il più delle volte segue un discorso contorto.
Sembra proprio che anche nel Parlamento italiano stia prendendo sempre più piede un copione del genere. Con la differenza che non è una finzione scenica, ma la cruda, o peggio, disarmante realtà.





































