Sei Ventures punta sulle aree interne: Alt allo spopolamento, così aiutiamo i giovani a fare impresa

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in foto Vincenzo VItale

In Italia esistono circa 4.000 centri abitati considerati aree interne, dove vivono oltre 13 milioni di persone, ma che spesso sono privi di servizi basilari come istruzione, sanità, trasporti e perfino una connessione internet stabile. I giovani talenti e i professionisti di queste zone, per trovare un lavoro qualificato o fare impresa, sono costretti a emigrare a Milano, Roma, Torino oppure ad andare all’estero. Lì dove vivono, infatti, sentono di non avere un futuro. Di conseguenza, queste zone sono fortemente soggette a spopolamento e la situazione di degrado non fa che peggiorare. Eppure una crescita “sostenibile” e innovativa dell’Italia deve passare per le aree interne.

Invertire la tendenza
Il nostro progetto nasce per invertire questa tendenza. La nostra strategia prevede prima di tutto l’apertura di un hub territoriale in un’area interna, grazie al coinvolgimento di aziende, professionisti e investitori del territorio, generando un primo flusso economico e occupazionale. Il passo successivo è un piano di formazione e workshop dedicato alle giovani startup e incentrato sui temi caldi dell’innovazione. Infine, aiuti concreti agli imprenditori di startup Pmi, per consentire loro di creare nuovi modelli di business e mettere in campo progetti di Open Innovation“; spiega Vincenzo Vitale, Ceo e co-founder di Sei Ventures. “Siamo partiti da Avellino, casa nostra, ma ora vogliamo espanderci su tutto il territorio nazionale ed è per questo che abbiamo avviato questa prima campagna di equity crowdfunding su WeAreStarting. Campagna che in pochissimi giorni ha già raccolto oltre 40mila euro.

Una grande opportunità per tutto il Paese
La grande estensione delle aree interne italiane, sia in termini demografici sia territoriali, racchiude in sé un potenziale di sviluppo esplosivo, che potrebbe trainare la crescita del Paese. Sei Ventures aiuta a fare impresa là dove nascono le idee, portando l’infrastruttura e il know-how necessari. In questo modo, anche i territori più svantaggiati possono tornare a rinascere e i giovani italiani non sono più costretti a lasciare la terra che amano, scegliendo tra affetti familiari e lavoro. La mission di Sei Ventures si sposa perfettamente con l’attuale strategia definita dal governo per queste aree, volta a promuovere sia lo sviluppo intensivo sia quello estensivo, con l’obiettivo di adeguare la qualità e la quantità dei servizi essenziali, aumentare la domanda locale di lavoro e l’occupazione, rafforzare i fattori di sviluppo territoriali.

Coltivare il territorio e attirare talenti
L’obiettivo principale del nostro incubatore, e quindi degli Hub che andremo a creare nei diversi territori lontani dalle grandi città e dai maggiori poli industriali, è quello di supportare e coadiuvare la crescita imprenditoriale di nuove realtà lì dove nascono le idee e dove vivono le persone che le hanno avute – sottolinea Vitale -. In soli di due anni di attività l’Incubatore Sei srl, il primo hub aperto ad Avellino, sul quale si basa il modello che verrà poi gestito per tutte le aperture future, è cresciuto notevolmente. Abbiamo accompagnato 28 startup nelle loro prime fasi di crescita, attirato l’interesse di 32 soggetti che hanno scelto di diventare nostri partner e investito direttamente in 3 startup, nate proprio nell’incubatore“. Inoltre, l’Incubatore Sei di Avellino ha lanciato Demetra, la sua prima call for idea e avviato un progetto di Open Innovation con una PMI dell’Irpinia. Sei è un incubatore certificato, ovvero un ente riconosciuto dal Ministero dello Sviluppo Economico, quindi può partecipare come investitore istituzionale ad operazioni di raccolta fondi (come le campagne di crowdfunding).

Combattere la fuga dei cervelli
I dati della relazione annuale redatta dal Ministero per lo sviluppo economico evidenziano che il numero di imprese innovative, nel 2021, è cresciuto fino ad arrivare a quota 14 mila startup innovative e 2.066 Pmi innovative. L’Italia è quindi matura per l’apertura di una serie di incubatori dislocati laddove c’è richiesta e fermento di idee. “Crediamo che la causa dei problemi endemici dei territori decentrati, cioè la fuga di cervelli, la mancanza di servizi, la denatalità e la bassa occupazione, sia strettamente legata all’assenza di un tessuto imprenditoriale forte e di servizi di qualità per le imprese innovative. Invertendo questo trend, a partire dall’apertura di uno spazio di coworking attivo 24 ore al giorno 7 giorni su 7, in grado di aggregare persone che vogliono fare impresa e innovazione, si possano invertire a ruota tutti gli altri trend negativi locali” conclude il Ceo di Sei Ventures.

La campagna di crowdfunding
Secondo il paradigma della Open Innovation, le imprese (indipendentemente dal modello di business) possono fare innovazione ricorrendo a fonti sia interne sia esterne per favorire il processo di generazione di nuove idee. Il gruppo Sei stima di raggiungere il milione di euro di ricavi entro il 2026 proprio grazie ai servizi e alle attività di Open Innovation che metterà in campo.
Investire nella campagna di Sei Ventures vuol dire investire nel primo incubatore italiano dedicato allo sviluppo delle aree interne e sostenere l’economia reale del Paese.