Sempre più laureati in settori dove non c’è occupazione

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Roma, 24 set. (Labitalia) – Cresce il divario tra l’offerta formativa dei laureati italiani e la loro effettiva occupabilità. Con un Paese che continua a produrre tantissimi giovani altamente formati in segmenti di mercato dove non c’è più occupazione. E’ quanto emerge dall’indagine ‘Quale laurea dà maggiori opportunità occupazionali? L’analisi dei laureati trentenni in Italia’, realizzata dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro Uno studio che fotografa chiaramente il divario tra l’offerta formativa dei laureati italiani e la loro effettiva occupabilità, mostrando un Paese che continua a produrre tantissimi giovani altamente formati in segmenti di mercato dove non c’è più occupazione.

L’analisi dell’Osservatorio, infatti, si focalizza sulla posizione nel mercato del lavoro di giovani laureati, di età compresa fra i 30 e i 39 anni, e studia le dinamiche occupazionali ricorrendo a tre diversi indicatori: la variazione nel tempo dello stock di laureati trentenni nelle varie classi di laurea del sistema universitario italiano; l’effettiva quota di occupati sul totale dei laureati; il tasso di sovra istruzione dei laureati per classi di laurea. Secondo la ricerca dei consulenti del lavoro, degli oltre 1,7 milioni di trentenni laureati residenti in Italia il 19,5% (pari a 344 mila persone) è privo di un’occupazione, mentre un ulteriore 19% (circa 336 mila) lavora in posizioni professionali che non richiedono la laurea. Il restante 61,5%, invece, lavora mettendo a frutto il titolo di studio conseguito.

Dai dati emerge, inoltre, che nel 2017 il tasso di occupazione dei trentenni laureati (81,3%) è superiore di 8 punti percentuali rispetto ai giovani diplomati di pari età e arriva a 24 punti percentuali rispetto ai trentenni con la sola licenza media. Le prospettive occupazionali, quindi, spiegano i consulenti del lavoro, migliorano per gli individui che hanno raggiunto almeno un titolo secondario superiore e sono massime per coloro che raggiungono un titolo universitario.

Il vantaggio in termini occupazionali nel possedere un livello di istruzione più elevato è più marcato per le donne trentenni, specie nel Mezzogiorno. L’analisi dell’Osservatorio mostra anche i dati assoluti e in percentuale dei livelli di occupabilità per singola classe di laurea.

Tra le classi di laurea che registrano un incremento maggiore del numero di laureati: Medicina (+55mila), Scienze Economiche (+21 mila), Scienze Sociali (+19 mila) e Psicologia (+15 mila). Aumento, però, non sempre guidato da una effettiva richiesta da parte dei datori di lavoro in Italia.

Infatti, rispetto al tasso di occupazione medio dei laureati trentenni (81,3%), esiste una forte variabilità dell’occupazione rispetto al tipo di laurea conseguita. Ad esempio, se quasi la totalità dei trentenni in possesso di una laurea in Scienze Statistiche è occupato (96,3%), tra i laureati in Lingue solo tre su quattro lavorano (73,2%). Di questi, inoltre, il 44% svolge una mansione per la quale non è richiesta la laurea. A colpire è anche il caso di Giurisprudenza che negli anni presi in esame registra una diminuzione sia in termini occupazionali sia nel numero di giovani laureati.

Nel settore giuridico si può dire che la consapevolezza di avere poche occasioni di lavoro ha comportato anche una riduzione dei laureati che aspirano alla professione forense. Aumentano, invece, i laureati in Medicina, che mantengono un tasso di occupazione invariato. Nel campo sanitario, infatti, la forte domanda di medici ha trovato nel bacino dei laureati trentenni una ampia disponibilità, tanto che i laureati aggiuntivi (+34%) sono stati ‘assorbiti’ dal settore che ha registrato un aumento dell’occupazione di mezzo punto percentuale. La forte espansione della domanda del settore sanitario è dovuta anche all’uscita per pensionamento di molti medici di famiglia.

Spiccano, poi, per livelli di dispersione del capitale umano, i 287 mila laureati trentenni in Lettere, Filosofia, Storia (gruppo disciplinare Insegnamento), dei quali, spiega la ricerca dei consulenti del lavoro, il 25% (71 mila persone) non lavorano e solo il 55,6% è occupato in posizioni lavorative in linea con il titolo di studi conseguito. Per concludere, poi, qualche numero sugli stipendi dei laureati che risultano occupati alle dipendenze.

La retribuzione mensile è pari a 1.632 euro, ovvero il 30% in più di un occupato con la licenza media (1.139 euro) e del 20% di un diplomato (1.299 euro). Tuttavia, un trentenne psicologo guadagna mensilmente 1.351 euro (solo 52 euro in più di un coetaneo diplomato) mentre un ingegnere (1.850 euro) o un medico (1.869 euro) percepiscono come retribuzione oltre 550 euro in più rispetto a un diplomato.