Senso Viviani: ricordando il grande artista napoletano a 70 anni dalla sua scomparsa

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in foto, da sinistra, Alfredo Cesarano e Gianni Valentino (ph Imma Di Lillo)

L’occhio di Leone , ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte e della cultura avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale

di Ilaria Sabatino

Raffaele Viviani, artista poliedrico, dai mille volti, grande attore, poeta, musicista, commediografo e regista napoletano. Ha fatto dell’arte la sua vita, all’età di 4 anni e mezzo iniziò a calcare le tavole del palcoscenico e da quel momento fu tutto un susseguirsi di riconoscimenti e successi anche all’estero (Argentina, Brasile, Ungheria etc.). In quest’occasione viene ricordata, attraverso fotografie e documenti, la sua carriera teatrale ed anche i momenti di vita privata. Infatti l’idea è stata quella di strutturare l’evento in diversi pigmenti ognuno che racconti la genialità dell’arte Viviani e le sue varie sfaccettature. Le immagini, che ci accolgono all’interno dell’ipogeo, sono state tratte dall’archivio della famiglia Viviani, a cura del fotografo Luciano Ferrara e dell’associazione Noos, in esposizione con esse vi sono alcuni negativi. “Da sempre ho un bellissimo rapporto con la famiglia Viviani, la figlia Luciana Viviani ed i nipoti – afferma Luciano Ferrara – mi hanno dato del materiale da conservare nel mio archivio Ferrara, che comprende fotografie e negativi del periodo che va all’incirca dal 1920 al 1950” . Proprio riguardo ai negativi il fotografo Ferrara, mi parla dell’importanza del tavolo su cui poggiano “Esso – dice – è dedicato ad una scena memorabile di Miseria e Nobiltà, in cui Viviani ha recitato, dove si vede un tavolo un po’ rotto,con delle sedie rovinate e dove, in questo caso, i negativi simboleggiano i piatti”. L’allestimento è composto da 12 pannelli con più di 40 fotografie d’epoca riprodotte in grande formato, locandine , documenti e 11 negativi. Tutta un’istallazione che corrisponde, per atmosfera, allo stato d’animo che si percepisce all’interno dell’ipogeo, del Complesso Museale Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco in via Tribunali, nel centro antico di Napoli. “Senso Viviani” è un progetto voluto, organizzato e pensato dal poeta e dallo scrittore Gianni Valentino e promosso da Scabec. è stato articolato, soprattutto, in modo da riassumere e rivivere i cosiddetti “tipi” che l’artista Viviani ha impersonato fisicamente in palcoscenico. Spiega Gianni Valentino: “Viviani è il popolo che lotta ogni giorno, che per condizione del variété si inventa mestieri e dignità. È la gente che – grintosa – ha imparato a campare con la sua faccia in primo piano, con la sua lingua in palmo di mano. Perché Viviani quella lingua la fa corpo e pane e sangue. Occhi e sorriso, pianto e torace, corteggiamenti soavi e prostituzione. Lingua anti-demagogia e anti-propaganda”. A 70 anni dalla sua scomparsa, con questa testimonianza, si fa riscoprire e conoscere la produzione del maestro autore di “La musica dei ciechi”, “Festa di Piedigrotta”, “I dieci comandamenti”, “Tuledo ‘e notte”. Oltre all’esposizione fotografica, l’evento vede, all’interno del complesso museale, l’alternarsi di vari artisti: in tre set musicali, con Dolores Melodia con Ciro Riccardi , Mauro Gioia con Gianluca Rovinello, Peppe Lanzetta con Giglio; si potranno ascoltare otto reading ritmici, melologhi dalle antiche liriche di Viviani con Gianni Valentino, voce recitante, e Alfredo Cesarano, con strumenti a corde, per raccontare attraverso i vari sensi, anche gastronomico con il cuoco Mario Avallone, l’arte e la vita dell’attore. Proprio in occasione del finissage, il cuoco-scrittore Mario Avallone farà un esperimento tra poesia e gastronomia ispirandosi, nella creazione di nuovi sapori, alle liriche di Viviani. La mostra inaugurata il 31 luglio 2020 sarà visibile fino all’11 ottobre 2020.
Un progetto che ha messo in evidenza uno dei tanti protagonisti, che ha lasciato un’immensa ricchezza a questa città e sottolinea come sia importante per la memoria conservare e divulgare tali testimonianze.