Senza confini, le emozioni di Steve McCurry al Pan di Napoli

73

Senza confini. Questo il titolo della mostra del fotografo Steve McCurry ospitata al Palazzo delle Arti di Napoli a partire dal 28 ottobre fino al 12 febbraio.

Il titolo ben rappresenta il senso di questo magnifico allestimento, a cura di Biba Giacchetti: il racconto del percorso professionale ed umano dell’artista tra scenari di guerra vecchi e nuovi, Afghanistan, Golfo Persico, Medio Oriente, bambini soldato, ma anche ospedali, tsunami, culture e popoli. Un percorso che narra una storia che appartiene alla memoria di ciascuno: efferatezze e violenze di cui l’Uomo si è macchiato e si macchia, calamità naturali, raccontate in immagini difficili eppure piene di poesia in cui la presenza umana è più che mai protagonista.

e779aa26 b883 4e96 b2e8 c07c0c7c62de

Racconti di dolore, certo, ma anche di tradizioni, di culture lontane che stanno scomparendo che chiedono di essere narrate. Ogni foto è questo, un racconto avvincente, commovente, esaltante. Lo sguardo di Mc Curry è quello del testimone dei tempi, del narratore appassionato. Del poeta.

Il percorso si apre con una sezione di foto in bianco e nero, scattate da Steve McCurry tra il 1979 e il 1980 nella sua prima missione in Afghanistan, dove era riuscito ad entrare, vestito in abiti tradizionali, insieme ai mujaheddin che combattevano contro l’invasione sovietica. Proprio lì, nel 1984, McCurry scattò la foto diventata ormai iconica della ragazza dagli occhi di ghiaccio apparsa sulla copertina del National Geographic per documentare la situazione dei profughi afgani dopo l’invasione, ma anche la dignità e la speranza di pace di quel popolo e del mondo intero. Nell’esposizione la foto è esposta insieme a quelle che McCurry realizzò, a distanza di 17 anni dopo aver ritrovato la ragazza.

2f9939f1 351d 49a0 b822 d8cfa50f6bb3

La mostra avvolge il visitatore che viene accompagnato dallo stesso Mc Curry, grazie all’autoguida messa a disposizione, alla scoperta di mondi lontani e vicinissimi. Sfilano di fronte al visitatore ritratti bellissimi, ora misteriosi, ora sorridenti, ora straziati, ma sempre ugualmente intensi. L’uso sapiente delle luci, dei colori, rendono le immagini vive, parlanti, umanissime. Indimenticabili. I dromedari che si aggirano in cerca di acqua e cibo, smarriti di fronte al loro mondo che brucia, devastato dalla guerra, dai pozzi di petrolio incendiati alla fine della prima guerra del Golfo. Due donne indiane che guardano da dietro al finestrino della macchina su cui viaggia il fotografo: lo guardano per chiedere soldi, lui istintivamente scatta la foto e al di là di quel vetro cattura l’essenza di un mondo diviso tra chi sta al di qua, al fresco e al sicuro della macchina e chi sta fuori, nella miseria più cupa, che quel vetro non lo riesce ad attraversare. Solo per citare due dei capolavori esposti.

e779aa26 b883 4e96 b2e8 c07c0c7c62de

Le immagini di #mccurry arrivano dritte allo stomaco, costringono a fermarsi, a pensare: impossibile non commuoversi di fronte all’atrocità così come di fronte all’immensa bellezza che l’artista è in grado di cogliere e rappresentare spaziando in ogni continente.

Un incontro con l’Arte. Un tema, quello delle culture diverse, dell’integrazione possibile, del guardare al prossimo con curiosità anziché con diffidenza, quanto mai attuale in un mondo e in un Paese, il nostro, sempre in bilico tra accoglienza e paura del “diverso”, un invito a riflettere, a conoscere, a non giudicare, ad essere cittadini del mondo.

Un appuntamento con le emozioni da non mancare, che conferma il PAN centro di cultura dinamico e stimolante, aperto al dibattito sui temi più attuali.

Informazioni su www.mostrastevemccurry.it