Senza investimenti non ci sarà vera Ue

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L’Ue è oggi carente sul piano degli investimenti nei diversi territori degli Stati membri; ci sarebbe bisogno di un grande salto di qualità costituito da una seria iniziativa volta a rendere presente l’Unione non solo come massimo momento istituzionale dei paesi europei, ma anche come sollecitatore diretto, e specialmente indiretto, di iniziative di investimenti produttivi in tutti i settori compreso quello immobiliare. Per ottenere una duratura ripresa non bastano le sole politiche monetarie se ad esse non si affianca una seria attivazione di una politica per gli investimenti rivolta a sollecitare innanzitutto il settore pubblico, sia centrale che locale a cui far seguire quello privato. A questo dovrebbe poi aggiungersi una diversa iniziativa dell’Ue sotto il profilo fiscale e nella materia del lavoro; la prima volta ad armonizzare il prelievo in tutti i paesi membri, la seconda a rendere omogenee tra loro le legislazioni sul lavoro e nel campo infortunistico, la cui sperequazione rende inesistente la decantata unità europea. Il Presidente della Commissione europea Junker, insediandosi, disse che “nella Ue c’è un ventinovesimo Stato membro: quello dei disoccupati, degli esclusi e dei respinti. Voglio che questo Stato diventi un normale membro dell’Unione”. In verità più che di ventinovesimo Stato, sarebbe meglio parlare di condizione di forte disparità sul piano del fisco e del lavoro, che rende la decantata unità europea più un’affermazione di principi che una realtà per quel che riguarda gli investimenti. Tutto ciò non può farci dimenticare lo stato di pace che oggi regna nel continente: il che ci fa dire che quello che si è realizzato con l’Ue è la più grande opera di civiltà che l’Europa intera ha compiuto nel corso della sua storia. Ritornando al ventinovesimo Stato, per neutralizzarlo andrebbe recuperata la ricetta dettata da Delors nel 1993 nel suo “Libro Bianco”, in cui individuava nel binomio crescita economica-coesione sociale i motori centrali della ripresa del processo di integrazione e di equiparazione tra gli Stati membri. Se, infatti, ha un senso una struttura sovranazionale complessa e costosa come l’Ue essa deve dimostrare di essere il motore necessario per superare la crisi economica; l’Ue deve quindi puntare ad una ripresa della competitività attraverso adeguati investimenti diretti o indiretti. Va richiamata a tal fine la funzione della Banca Europea degli investimenti, che, in verità, incide ben poco nel settore, mentre l’Ue nel suo complesso deve mettere in atto una strategia che punti ad una ripresa della competitività attraverso le politiche di bilancio, che devono prevedere per ciascun esercizio una voce destinata agli investimenti nei vari Stati membri, a cominciare da quello in cui è più forte il tasso di disoccupazione o il tasso di arretramento.