Senza una visione complessiva dura vita per l’Albergo dei Poveri. Tutti all’opera

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in foto l'Albergo dei Poveri a Napoli

Tutti, c’erano proprio tutti al meeting online organizzato dai Ministri Carfagna e Franceschini per raccogliere idee sul destino dell’Albergo dei Poveri. Tre minuti di tempo per ognuno degli iscritti a parlare che, con grazia e rigore sono stati fatti rispettare senza distinzioni: famosi e non, politici o aspiranti tali, civici esponenti d’associazioni, studenti e cittadini comuni senza gradi e stellette, dopo tre minuti zitti e avanti un altro. Il Ministro Carfagna prendeva appunti e, a qualche personaggio in vista di sua conoscenza, elargiva qualche sorriso di simpatia. Bene, molto bene. Un bell’esercizio di democrazia. Bravosettepiu’ sentenziava il saputello di una coppia di comici. Una temporanea unità speciale per l’analisi e la proposta su un monumento che, finalmente, si è capito essere il fulcro di un rilancio economico che per Napoli non può che passare dalla cultura. Velavevodettoio. L’aspettativa nei confronti delle proposte era altissima, ed una volta che la parola è stata data anche a quelli tra i quali i napoletani dovranno scegliere per la guida della città, è diventata davvero spasmodica. Lanciare sul tavolo un idea bomba, che spingesse a guardare oltre l’immediato e facesse immaginare una nuova funzione e un nuovo destino per l’area, beh, era davvero una grande occasione. Denominatore comune tra le proposte: una destinazione legata alla cultura. Wow. Dal trasferimento della biblioteca Nazionale, all’apertura verso l’Orto Botanico, dalle sentite preoccupazioni per la governance, alla problematica sulla tempistica, centro polifunzionale, bisogno di una progettazione complessiva, sede d’università, scuole di formazione, polo museale da 40 mila metri quadrati, per il tesoro di San Gennaro, e le sue 21 mila opere d’arte mai esposte, ma anche una grande factory delle arti e dei mestieri, nonché asili nido gratuiti e alloggi per vecchi e nuovi poveri, come i padri separati. Un gran minestrone d’idee cui è stata contrapposta anche l’idea della demolizione dell’edificio più lungo d’Europa per realizzare invece un grande parco urbano che fa tanto evoluto e al passo con i tempi. Apperò, l’enfant terrible della passata politica cittadina tenta il colpaccio mediatico. Qualche precisino assicurava il Ministro circa l’invio del suo progetto al Ministero. Ministro cominci pure ad ingrandire la casella di posta. Un cortese sorriso e la regia passava oltre. Se i privati cittadini, invitati ad esprimere un parere sulla destinazione d’uso di uno degli elementi di più forte riconoscibilità cittadina, hanno il diritto di esprimere la propria richiesta, qualunque essa sia, a Babbo Natale, i politici no. Il politico ha l’obbligo di avere una visione politica che proietti il destino della città in una dimensione temporale molto dilatata. Questo non è avvenuto e questa carenza progettuale a lunga gittata spiega con estrema chiarezza il deficit della politica locale di ogni segno, colore e schieramento. Visione, ragazzi, visione. Cosa importa se nell’Albergo dei Poveri si realizzi un brodo primordiale di attività tra loro più o meno sconnesse, che nulla, senza visione progettuale, possono apportare all’assetto esterno alla costruzione. Manca la conoscenza del locus, manca quello sforzo interpretativo alla base di ogni progettazione socio urbana. Signoramia, sti ragazzi so’ bravi ma non studiano, devono fare di più. Il PRR con i suoi soldoni, che sempre debito sono, non può trovare operatori ed amministratori senza visione complessiva del loro uso. 77, dico ben settantasette delibere per l’Albergo dei Poveri dal 1995 al 2011, nove eventi, un protocollo d’intesa, incarichi, parcelle e loro revisione, nel 2018 poi la realizzazione di bagni per i senza tetto. Soldi, tantissimi soldi impiegati, persi, dispersi. Dal POR “Campania” 2000-2006 furono erogati 12.301.166,45 euro sul cui uso fu steso un velo spesso come una coperta di lana caprina. Si chiedono oggi altri soldi all’Europa. La vera, unica richiesta al Ministro non può che essere la garanzia di capacità, visione e gestione dell’amministratore di quest’ulteriore valanga di quattrini. Pensare alla funzione che l‘edificio dovrà assumere per operare il cambiamento nel quartiere e poi su tutta la città. Solo le tecniche dell’interpretazione possono disegnare il futuro di Palazzo Fuga fin nei particolari. L’Albergo dei Poveri merita di più di una manciata di idee senza visione complessiva. Ragazzi, un po’ più d’impegno altrimenti tutti rimandati!