Sepe, omelia di fine d’anno: Qualcosa di imprevedibil ha cambiato la storia. Ma non tutto è da dimenticare

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In foto il cardinale e arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe

“In quest’anno c’è stato qualcosa di imprevedibile e di grave che, per tanti versi, ha cambiato il corso della storia dell’umanità, seminando malattia, sofferenza, dolore, morte e tanta nuova povertà”. Lo ha detto il cardinale Crescenzio Sepe, nel corso dell’omelia per la liturgia di fine anno.Il presule evidenzia che, però, il 2020 “non è un anno da dimenticare” perché “non possiamo, anzi non dobbiamo dimenticare i sacrifici fatti, in particolare, da tutto il personale sanitario cui va ammirazione e riconoscenza, così come vogliamo ricordare lo strazio e il pianto di tantissime famiglie, le decine di migliaia di morti in solitudine”. “Tutto questo – ha affermato – deve portarci a riflettere per convincerci della fragilità della persona umana, della sua impotenza di fronte ad eventi gravi e imprevedibili”. “E non basta domandarci il perché di una tragedia di così grandi proporzioni – ha sottolienato -In fondo, è come cercare una giustificazione, un alibi comodo, che ci esime dal ricercare una causa”. “Sappiamo bene – ha spiegato – che al buio della notte succede sempre e comunque la luce gioiosa dell’alba e che all’uscita del tunnel veniamo accolti e piacevolmente abbagliati dal chiarore del giorno”. “Partiamo da queste sofferenze tragicamente vissute – ha concluso – e diciamo con convinzione, ancora una volta, per ‘crucem ad lucem'”.

Te Deum di ringraziamento. Liturgia di fine anno – il documento integrale