Servizio sociale, dalla Campania l’appello: Più risorse per affrontare le nuove sfide del welfare

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Welfare e riforme in Campania: la sfida della complessità al cuore del Servizio Sociale. L’analisi emersa dal World Social Work Day a Napoli.

Nel Mezzogiorno delle transizioni economiche e delle nuove geografie del disagio, la tenuta del sistema di welfare si gioca sulla capacità programmatoria e sull’efficienza delle reti territoriali. È questo il focus macroeconomico e sociale che ha fatto da sfondo al convegno “Chiaroscuri sociali: luci, ombre e verità del servizio sociale”, ospitato nella prestigiosa cornice dell’Aula Consiliare del Comune di Napoli per celebrare il World Social Work Day 2026.
L’incontro, moderato dalla vicepresidente del CROAS Dea Demian Pisano, che ha riunito i vertici istituzionali regionali e nazionali, ha messo a nudo la forbice esistente tra l’aumento esponenziale delle competenze richieste ai professionisti del sociale e lo stanziamento di risorse umane ed economiche spesso insufficienti a garantirne la piena sostenibilità.
La governance dei territori: il caso Napoli
Ad aprire i lavori è stata la Presidente del Consiglio Comunale, Enza Amato, la quale ha tracciato una mappa lucida delle asimmetrie urbane che colpiscono la sesta città d’Europa per densità abitativa. “Napoli vive una stagione di grandi opportunità macroscopiche, ma lo sviluppo deve essere inclusivo”, ha spiegato Amato, evidenziando come le risposte delle amministrazioni debbano necessariamente intersecare le politiche abitative, educative e di inclusione attiva. Una sfida di governance complessa, che vede il Comune di Napoli e la Regione Campania – impegnati nel tentativo di strutturare un modello di welfare generativo e non meramente assistenziale.
Il nodo delle risorse e l’impatto delle riforme legislative
L’ordine del giorno ha affrontato i nodi strutturali della professione attraverso la relazione del Presidente del CROAS Campania, Alessio Ruggiero, alla guida di un ente pubblico non economico che conta oltre 10.000 iscritti nelle cinque province campane. Ruggiero ha evidenziato il paradosso di un comparto strategico per la coesione sociale ma costretto a operare in condizioni di severo stress organizzativo:
“Il servizio sociale non è assistenzialismo, ma co-costruzione di opportunità. Tuttavia, l’elevato carico di lavoro e una burocrazia ipertrofica sottraggono tempo prezioso all’efficacia degli interventi, esponendo gli operatori a rischi concreti sul piano dell’efficienza organizzativa”.
L’analisi si è spostata sul piano del diritto penale e dell’esecuzione esterna con il focus di Santa Falciano (funzionaria UDEPE Salerno). Il suo intervento ha fotografato l’impatto tecnico di due grandi passaggi legislativi: l’introduzione della messa alla prova nel 2014 e la recente Riforma Cartabia del 2022.
Se da un lato queste riforme hanno modernizzato il Paese, orientando la giustizia verso modelli riparativi di prossimità in linea con l’articolo 27 della Costituzione, dall’altro hanno generato un sovraccarico funzionale sugli Uffici di Esecuzione Penale Esterna. “Senza un corrispondente incremento del personale – ha ammonito Falciano – il rischio reale è lo svuotamento della funzione rieducativa della pena, declassata a mero adempimento burocratico”.
Verso un welfare integrato
La giornata di studio – arricchita dai contributi tecnici di Irene Di Matteo, Stella Carfora, Caterina Trombetta e dai rappresentanti del privato sociale come Giacomo Marrazzo (Gesco) – ha confermato che l’ottimizzazione della spesa sociale passa inevitabilmente attraverso l’integrazione sociosanitaria e il consolidamento dei Piani Sociali di Zona.
Nelle conclusioni affidate al videomessaggio della Presidente Nazionale del CNOAS, Barbara Rosina, è emerso chiaramente l’identikit del Servizio Sociale del futuro: un comparto che necessita di essere riconosciuto non come un costo per la collettività, bensì come un investimento infrastrutturale immateriale, indispensabile per la stabilità democratica ed economica del territorio.