Sete di San Leucio, certificazione affidata alla blockchain

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Mettere in campo le tecnologie 4.0 per proteggere uno dei più grandi tesori del tessile italiano, le pregiatissime sete di San Leucio, un patrimonio protetto dall’Unesco che da oltre 2 secoli arricchisce luoghi unici al mondo, dal Vaticano alla Casa Bianca. Il progetto, che prevede anche il lancio del marchio San Leucio Silk, è stato avviato dalla Camera di Commercio di Caserta e si avvale dell’integrazione della blockchain, una tecnologia nata dal settore delle criptovalute, per garantire in modo trasparente la certificazione del prodotto e il tracciamento di ogni fase produttiva.
“Le sete di San Leucio rappresentano uno dei più grandi tesori del nostro territorio – ha spiegato Tommaso De Simone, Presidente della Camera di Commercio Caserta e Vicepresidente Unioncamere Nazionale. “Si tratta di un tessuto di lusso che ha scritto la storia, nato dalla visione utopica e illuminata di Ferdinando IV, ma che in questi ultimi decenni stava rischiando di scomparire. L’idea è stata quella di tutelare e valorizzare gli ultimi produttori di seta del territorio casertano e per farlo abbiamo cercato un aiuto anche nelle tecnologie 4.0”. Alla base dell’iniziativa, presentata a Milano in occasione del Salone del Mobile, c’è l’istituzione del marchio San Leucio Silk pensato con l’obiettivo di tutelare i consumatori sulla qualità del prodotto e allo stesso tempo mantenere un impegno etico da parte dei produttori su un tessuto che ha rappresentato non solo un’eccellenza manifatturiera ma anche un’utopia sociale. La Real colonia di San Leucio, fondata nel 1178 da Ferdinando IV, fu infatti da subito regolamentata con un codice speciale che definì il primo pionieristico sistema di wellfare sociale. E lo fece introducendo per i suoi abitanti un sistema di istruzione obbligatoria e gratuita per i bambini, tutele per le donne e i lavoratori, acqua corrente nelle abitazioni e sostegno per le persone in difficoltà.
Una storia che rende le sete di San Leucio un patrimonio culturale, non solo materiale, e che le tecnologie 4.0 posso contribuire a salvaguardare. “L’innovazione ha un valore solamente se assume una valenza sociale”, ha commentato Alex Giordano, direttore scientifico di Societing4.0 dell’università Federico II di Napoli e promotore di PIDMed, un progetto prototipo di Punti Impresa Digitali a vocazione mediterranea. “Per questo è fondamentale indagare la possibilità di costruire un modello autoctono d’innovazione, un modello che incorpori una visione “mediterranea”, ovvero una visione capace di adattarsi e valorizzare il tessuto imprenditoriale nel quale si inserisce”.
L’adozione di un sistema di tracciabilità e certificazione innovativo come la blockchain supporterà quindi i produttori che da secoli tramandano l’antica arte della seta che, partendo dalla lavorazione dei filamenti prodotti dai bombici del gelso (il comune baco da seta), arrivano alla realizzazione di preziosi damaschi e broccati esportati in tutto il mondo. “E nel completare questo processo virtuoso si inserisce anche uno specifico corso di formazione già in attivo con 30 ragazzi per tessitori delle antiche arti della seta di San Leucio”, ha spiegato Chiara Marciani, assessore alla Formazione della Regione Campania.
Un esempio virtuoso, quello sperimentato nel settore del tessile, “che cercheremo di ripercorrere anche per altri prodotti tipici dei nostri territori, coniugando sviluppo imprenditoriale, tecnologia e formazione”, ha concluso Andrea Prete, Presidente della Camera di Commercio di Salerno e Vicepresidente Vicario di Unioncamere Nazionale.