Sette giovani su dieci hanno paura di chi dicono di amare: che idea di amore stiamo insegnando?

Violenza, comportamenti aggressivi, controllo e possesso che diventa normalità. Le relazioni degli adolescenti del nostro tempo vedono violenza e controllo normalizzanti nelle relazioni. Un adolescente su quattro è stato spaventato almeno una volta con atteggiamenti violenti: schiaffi, pugni, spinte o lanci di oggetti, dalla persona con cui ha o ha avuto una relazione, e a più di uno su tre, il partner si è rivolto con un linguaggio violento, grida o insulti. Una ragazza su tre, è stata, invece, geolocalizzata dal partner. Il 28% ha subito pressioni per farsi inviare foto o video intimi. Dinamiche che avvengono sia nel mondo online che offline, sia nella sfera privata che nello spazio pubblico. In rete, più di quattro adolescenti su dieci sono stati importunati con commenti e avances sessuali da qualcuno, la percentuale sale al 50% nelle ragazze. Sono in ogni caso le ragazze a pagare il prezzo più alto in termini di rischi, rinunce e stigma, a conferma che la violenza e il controllo hanno ricadute asimmetriche. Questa la fotografia, che mostra un quadro che preoccupa e interroga, e che vede le ragazze ancora una volta a pagare il prezzo più alto, raccontante nel nuovo rapporto di Save the Children, che ha raccolto i dati nel rapporto “stavo solo scherzando”. Nuove evidenze sulla violenza nelle relazioni tra adolescenti”, condotta con Ipsos Doxa. Il dolore di chi ha subito violenza è troppo spesso invisibile eppure è inciso nel suo corredo genetico, a dimostrarlo è anche uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità – “Identificarle per curare le ferite”. Un problema, la violenza, non solo sociale ma di salute pubblica globale. Relazioni tossiche, comportamenti oppressivi mascherati da amore e premure, non solo under 34 hanno sperimentato o vivono rapporti tossici, ma sempre più adolescenti incontrano partner disfunzionali. Si rabbrividisce. I rapporti non sono più sani e di scambio reciproco, ma caratterizzati da ansia e talvolta terrore, di parlare, di evolversi e talvolta di esprimere bisogni e scelte, diventando così relazioni che oscillano tra comfort zone, normalizzazione e infine, gabbie dorate. Uno specchio nel quale troppe persone si riflettono. Vivere in famiglie conflittuali e dinanzi ad amori tossici spesso porta alla riproduzione di tali modelli. Il contesto familiare ha un peso enorme. Le percentuali di adolescenti che subiscono o mettono in atto ricatti emotivi, atteggiamenti violenti o di controllo nelle relazioni sono sistematicamente più alte nei ragazzi che vivono un clima familiare che talvolta, loro stessi definiscono teso, violento o conflittuale. Dalla ricerca di Save the Children, emerge come il 39% di questi ultimi usa un liguaggio violento e il 30% ha avuto nei confronti del partner atteggiamenti violenti. Si tollera e si normalizza ormai nei rapporti, per paura, per ricatto emotivo, o perché talvolta manca la forza emotiva e psicologica di reagire, di accogliere poi la solitudine. E si resta insieme, spesso, con la speranza che l’altro cambi, che l’amore cambi, ma in realtà resta solo squilibrio, illusione e sofferenza, e quando ci sono i figli stiamo silenziosamente insegnando loro una versione distorta e malevole dell’amore, che tale non è. Amore malato. Stiamo tramandando un modello che da adulti si resta in relazioni svuotate, da modelli mediatici che confondono gelosia e passione, da famiglie in cui il conflitto non si elabora ma si urla, si subisce o si tace. Gli stiamo insegnando che controllare è preoccuparsi, che possedere è proteggere, che resistere alla sofferenza è una prova d’amore. L’amore non è paura, rimpicciolirsi per restare o tacere, subendo umiliazioni. Se sette giovani su dieci hanno paura di chi dicono di amare, la domanda non è cosa stia succedendo a loro. La domanda è cosa è successo a noi. E’ anche lo specchio di una società che parla di libertà ma normalizza il possesso, che celebra l’autonomia ma alimenta dipendenze emotive. E’ un richiamo ad insegnare che l’amore è reciprocità, rispetto, spazio. Perché se continuiamo a non interrogarci sui modelli che trasmettiamo, continueremo a leggere dati, a indignarci e a scoprire troppo tardi che quella paura aveva radici profonde. Nessuno dovrebbe avere paura di chi dice di amare.