Il settore orafo italiano entra nell’autunno 2026 con un quadro internazionale complesso, segnato dal rallentamento della domanda globale, dall’elevato prezzo dell’oro e da tensioni geopolitiche che continuano a influenzare i mercati. È quanto emerge dall’analisi presentata a Vicenzaoro durante l’incontro organizzato da Confindustria Federorafi e Intesa Sanpaolo, che ha offerto una fotografia aggiornata delle dinamiche del comparto e delle aspettative delle imprese.
Domanda mondiale in forte contrazione
La domanda globale di gioielli in oro continua a diminuire: dopo il -18 per cento del 2025, il primo semestre del 2026 registra un’ulteriore flessione del 21 per cento, con cali particolarmente intensi in Medio Oriente, Stati Uniti e Asia . Il rallentamento è legato soprattutto ai prezzi eccezionalmente elevati dell’oro, che a gennaio ha toccato un massimo storico di 5.600 dollari l’oncia, spinto dalle tensioni geopolitiche e dalle aspettative di una politica monetaria più espansiva negli Stati Uniti.
Nonostante un successivo ridimensionamento, le quotazioni restano molto alte e, secondo le stime illustrate da Intesa Sanpaolo, potrebbero stabilizzarsi nei prossimi mesi intorno ai 4.200 dollari l’oncia, mantenendosi comunque ben sopra le medie del 2025. Questo livello, pur inferiore ai picchi di inizio anno, continua a generare pressioni sui costi di approvvigionamento delle imprese .
Produzione e fatturato: una normalizzazione dopo anni di crescita
Dopo il forte rimbalzo post-pandemico, il settore orafo italiano sta attraversando una fase di normalizzazione. Nel 2025 il fatturato è sceso del 5 per cento, mentre la produzione ha registrato un -13,8 per cento. I primi sei mesi del 2026 confermano la tendenza: -2 per cento il fatturato e -22 per cento la produzione, tornata ai livelli del 2019 .
La domanda interna mostra segnali di rallentamento, con consumi sempre più polarizzati: la crescita degli acquisti è sostenuta soprattutto dalle famiglie con maggiore capacità di spesa, mentre le fasce meno abbienti riducono gli acquisti di gioielli e orologi.
Export: dati in calo, ma con segnali positivi
Nei primi cinque mesi del 2026 l’export italiano di gioielli in oro raggiunge 4,4 miliardi di euro, in calo del 15 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Tuttavia, al netto della Turchia — protagonista del boom del 2024 e oggi in fase di normalizzazione — le esportazioni mostrerebbero una crescita del 15 per cento, con una buona tenuta su diversi mercati internazionali e un ritorno in positivo degli Stati Uniti (+29 per cento) .
Le performance territoriali restano differenziate:
- Valenza continua a crescere,
- Vicenza è stabile,
- Arezzo risente della normalizzazione dei flussi verso Turchia ed Emirati Arabi Uniti.
Un settore ampio e articolato
La filiera orafa italiana conta oltre 76 mila addetti e 24 mila unità locali, integrando produzione, commercio e distribuzione. Le grandi città — Roma, Milano e Napoli — restano i poli principali del dettaglio specializzato, sostenuti anche dai flussi turistici.
Nonostante la razionalizzazione della rete commerciale, il settore mostra una capacità di adattamento superiore ad altri comparti del commercio specializzato.
Le attese delle imprese: prudenza, ma segnali di miglioramento
La dodicesima indagine congiunturale Federorafi–Intesa Sanpaolo evidenzia un clima ancora prudente, ma meno negativo rispetto alla rilevazione di aprile.
- Il 45 per cento delle imprese prevede un calo del fatturato nel 2026 (contro il 63 per cento di aprile).
- Il 35 per cento si attende stabilità.
- Il 21 per cento prevede una crescita .
Sul fronte degli investimenti prevale la cautela: solo il 17 per cento delle imprese prevede un incremento, in calo rispetto al 23 per cento di aprile e al 30 per cento di fine 2025.
Le principali criticità percepite dalle imprese
Secondo l’indagine, le difficoltà più rilevanti sono:
- Costo delle materie prime (62 per cento)
- Tensioni geopolitiche (50 per cento)
- Peggioramento della domanda interna (48 per cento)
- Instabilità della politica commerciale americana (29 per cento, in forte aumento)
Distretti orafi: più internazionalizzazione per affrontare la complessità
Le imprese distrettuali mostrano una maggiore vocazione internazionale e una più forte integrazione nelle filiere globali. Sono più esposte alle dinamiche dei mercati esteri e reagiscono puntando su:
- nuovi partner commerciali,
- diversificazione dei mercati,
- rafforzamento delle competenze per l’internazionalizzazione,
- revisione della struttura commerciale internazionale.
Per queste realtà, l’attuale fase non è solo una frenata ciclica, ma una sfida legata all’evoluzione dello scenario globale.






































