Settore orafo, in crisi anche i Compro oro: gli italiani hanno esaurito il tesoretto

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I ‘Compro oro’ stanno attraversando una crisi profonda. Dopo un boom iniziale si assiste, da qualche anno, a una vera e proprio pioggia di serrate. A segnalare una vera e propria inversione di tendenza di queste attività commerciali, nate in Italia sull’onda della crisi economica e finanziaria è Oroitaly, l’associazione nazionale che associa tutta la filiera orafa di alta qualità dagli artigiani, alle piccole e medie imprese del settore, dai grossisti ai negozi di gioielleria. Negli ultimi quattro anni infatti, a chiudere i battenti sono stati tantissimi ‘Compro oro’ e botteghe, tutti gestiti da italiani. Dati alla mano, si è passati dai 35 mila del 2011 agli attuali 20 mila. Una morìa che, secondo gli addetti ai lavori, si è determinata, in primis, per la forte contrazione dei consumi ma anche per il fatto che gli italiani, costretti dalle necessità, ormai si sono venduti tutto, perfino i preziosi “gioielli di famiglia”.Gianni LepreMolti orafi avevano tratto linfa vitale trasformandosi in ‘Compro Oro’ ma gli italiani hanno esaurito il loro ‘tesoretto’ – afferma all’Adnkronos Gianni Lepre, segretario generale di Oroitaly – hanno venduto tutto quello che avevano, compresi i gioielli che avevano in casa“. Nell’ultimo quinquennio c’è stata una contrazione di aziende produttrici del settore orafo del 30% circa, segnalano gli orafi, da oltre 12.000 sono passate a poco meno di 9.000, con una perdita di 15.000 posti di lavoro, mentre la categoria dei grossisti si è ridotta a poche centinaia in tutto il paese. Appena un anno fa, più del 40% delle attività commerciali aperte negli ultimi quattro anni hanno chiuso i battenti, bruciando investimenti per 2,7 miliardi di euro.

I motivi della crisi

Perfino i nomi storici di maestri orafi, per colpa della crisi e del caro affitto, stanno contribuendo alla desertificazione delle città e soprattutto dei centri storici, dove il “negozio di fiducia” contribuiva a caratterizzare i luoghi. Ma le cause della crisi dell’oreficeria sono varie e vanno ricercate anche in scelte politiche che, invece di incentivare i consumi e sostenere uno dei settori di punta del made in Italy, apprezzato in tutto il mondo, tendono ad affossarlo. Ad esempio, la misura che impone un tetto di mille euro all’uso del contante, in vigore dal 2012, ostacola fortemente gli acquisti di oro e gioielli oltre che a essere, secondo Gianni Lepre, poco efficace per combattere l’evasione fiscale. “L’innalzamento del limite del contante favorirebbe la ripresa dei consumi e anche dell’economia – sostiene Lepre – infatti, se si spende di meno anche lo Stato incassa di meno. L’innalzamento della soglia porrebbe, tra l’altro, l’Italia in linea con altri stati europei, ad esempio in Spagna il limite è di 2.500 euro, in Francia di 3.000 e in Germania addirittura a 12.500 euro“. Oltre ad una maggiore elasticità per l’uso del contante, Oroitaly porta avanti un’altra battaglia sul fronte fiscale. “Si dovrebbe intervenire anche sulle soglie di accertamento del redditometro e dello spesometro che frenano in maniera importante i consumi” spiega Lepre.

Le Botteghe scuola

Non solo critiche ma anche proposte arrivano dall’associazione degli orafi che vorrebbero tramandare il proprio mestiere, fatto di estro e tecnica, alle generazioni future, una professione molto richiesta anche all’estero che altrimenti rischia di scomparire. E’ proprio da questa esigenza che nasce il progetto delle “Botteghe Scuola”, un’iniziativa a favore dell’apprendistato che i maestri orafi intendono portare all’attenzione della politica attraverso la formulazione di una proposta di legge. “Oggi come oggi i corsi di formazione professionale non funzionano, servono solo ad alimentare il carrozzone della politica – osserva il segretario generale di Oroitaly- perché è impensabile che un artigiano debba assumere subito un giovane a 850 euro al mese. La nostra proposta consiste in un percorso di tre anni, tanti ce ne vogliono per formare un bravo artigiano. Durante questo percorso lo Stato si dovrebbe far carico di pagare l’apprendista il primo anno per intero, al 50% nel secondo, per arrivare al terzo in cui, sarà l’artigiano a pagarlo interamente“. Questo progetto viene portato avanti dall’associazione ed è supportato anche della Libera Università del Mediterraneo Jean Monnet di Casamassima in provincia di Bari. L’associazione Oroitaly, è nata a febbraio di quest’anno a Napoli sul solco della tradizione orafa del Sud e del distretto orafo campano di Tarì e Oromare, a Marcianise in provincia di Caserta. Giovane ma battagliera l’associazione è guidata da Generoso De Sieno, maestro orafo e fornitore della Reale Casa Borbonica.