Sfida e dannazione dei numeri brutti

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I numeri sono numeri. Ma c’è modo e modo d’interpretarli. Ad alcuni ispirano orrore, ad altri passione; ad alcuni dicono tutto, ad altri niente. Quelli sull’andamento dell’economia italiana non lasciano dubbi: il Paese è ancora nelle secche della recessione e I numeri sono numeri. Ma c’è modo e modo d’interpretarli. Ad alcuni ispirano orrore, ad altri passione; ad alcuni dicono tutto, ad altri niente. Quelli sull’andamento dell’economia italiana non lasciano dubbi: il Paese è ancora nelle secche della recessione e ci resterà per un bel po’. Già l’idea che ci si possa appassionare a miglioramenti calcolati nell’ordine degli zerovirgola la dice lunga sullo stato di confusione di chi dovrebbe puntare a una crescita non inferiore al 2 per cento. Quando il dato è addirittura negativo, come nel caso nostro, il problema si presenta in tutta la sua gravità. E il problema, come dice il vice presidente della Bei Dario Scannapieco nell’intervista al Denaro, è che nel nostro paese è impossibile fare impresa. Se non si capisce questa semplice verità e non si decide di correre a ripari veloci la situazione non potrà che peggiorare. Che cosa chiede l’impresa per svilupparsi? In fondo poco, basterebbe non scoraggiarla. Da noi si elevano montagne che sempre meno persone accettano di scalare con regole che sembrano fatte apposta per impedire qualsiasi successo. A meno d’infrangerle, le regole, e cercare pericolose scorciatoie. Nel Mezzogiorno le cose vanno meno bene che nella media del paese e la Campania tra le regioni meridionali è quella che se la passa peggio. Napoli è una bestia ferita e feroce capace di aggredire in ogni modo i suoi cittadini (fino alla morte fisica) e sbranare anche i migliori propositi. Qualche rondine svolazza ma non fa primavera. E si rifornisce di ossigeno e cibo fuori dai confini regionali: aMilano, Londra, Berlino, New York, Tokyo, Pechino. Dovunque ma non a casa propria dove i tempi diventano infiniti, le parole si trasformano in scommesse, i comportamenti si fanno arroganti. I numeri c’informano e confermano che qui c’è il reddito pro capite più basso d’Italia e il tasso di disoccupazione più alto, che i turisti la cui presenza dovrebbe far ben sperare sono un pugno a confronto di quanti potrebbero e dovrebbero essere, che è più facile fallire che bere un bicchier d’acqua. O sapremo reagire alla sfida dei numeri brutti o finiremo dannati.