Shanghai superstar, ma nessun pericolo di bolla

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A cura di Antonio Arricale L’allarme “bolla” lanciata qualche giorno fa dal Fmi (“Ci sono 900 mld di sofferenze nelle banche Ue, ha messo in guardia il Fondo monetario, “che peraltro bloccano A cura di Antonio Arricale L’allarme “bolla” lanciata qualche giorno fa dal Fmi (“Ci sono 900 mld di sofferenze nelle banche Ue, ha messo in guardia il Fondo monetario, “che peraltro bloccano l’erogazione del credito ad aziende e famiglie”) rischia di contagiare il sistema finanziario a livello planetario? O meglio, si rischia il crack mondiale, magari non per i problemi del sistema bancario europeo quanto per l’esorbitante crescita della finanza cinese? È appena il caso di ricordare, infatti, che l’indice cinese è cresciuto del 30% da inizio anno ed è raddoppiato negli ultimi 10 mesi. Stamattina alle ore 8 guadagnava l’1,9%. Dunque, mettiamoci tranquilli, per ora: il crack mondiale non ci sarà, anche se permangono non poche preoccupazioni rispetto al sistema occidentale e americano, in particolare. Il crack mondiale non ci sarà perché il “pianeta finanza è appena nato” e il “rigonfiamento delle borse cinesi non è una bolla”. A rassicurarci un po’ tutti ci pensano gli economisti del Global Europe Anticipation Bullettin (GEAB), che nel numero 94 di metà aprile hanno analizzato le dinamiche finanziarie mondiali alla luce, soprattutto, dell’esorbitante exploit della Borsa cinese. “Il delirante aumento del 100% della Borsa di Shanghai in un anno”, scrive GEAB, “è certamente spaventoso, ma riflette una dinamica reale (o piuttosto una ripresa) dello sviluppo economico del paese”. La verità è che se “vero denaro (il risparmio dei cinesi) viene investito in veri bisogni (infrastrutture, sistemi sociali, disinquinamento, via della Seta…)”, allora molto semplicemente non siamo in presenza di una bolla. Restano, invece, si diceva, non poche preoccupazioni per la situazione finanziaria di paesi evoluti. Il team di esperti di GEAB rileva infatti la “spaventosa incoerenza” della valorizzazione di piazze finanziarie situate in zone di evidente sviluppo economico come la Cina, mentre “da anni il mondo intero deve meravigliarsi dei punteggi delle borse occidentali, in particolare quella americana”, che sono “in completa contraddizione con le basi economiche delle zone in questione”. La Borsa Usa, questa sì, è in un piena bolla. E non ci sono solo gli Stati Uniti. Lo stesso discorso vale anche, sebbene in misura minore, per Giappone e Europa. “Ma la liberazione delle dinamiche dei paesi emergenti, dotandosi degli strumenti infrastrutturali della dimensione dei loro flussi, è sul punto di assorbire tutte queste bolle per finanziare uno sviluppo di attività su scala ancora mai vista”. Il problema di polarizzazione, dalla globalizzazione alla globalità, è stato risolto”, secondo il team di analisti. Spetta all’Occidente ora cogliere questa “incredibile opportunità”.. Borse asiatiche Borse asiatiche in territorio positivo questa mattina ad eccezione di Tokyo dove il Nikkei ha ceduto più di 1 punto percentuale attestandosi a quota 19652, appesantito dal rafforzamento dello yen nei confronti delle altre principali valute. Hong Kong guadagna lo 0,24%, Shanghai sale di oltre 2 punti percentuali toccando nuovi massimi annuali, mentre Seoul ha chiuso con un progresso limitato dello 0,17%. Sul fronte macroeconomico da segnalare che l’Ufficio di Gabinetto nipponico ha comunicato che nel mese di marzo l’indice della fiducia dei consumatori in Giappone è salito a 41,7 punti da 40,9 punti di febbraio (39,1 in gennaio e 38,8 in dicembre). Il dato, nel quarto mese consecutivo in progresso, si confronta con attese degli economisti per una lettura a 41,4 punti. Graficamente il Nikkei sta proseguendo la propria pausa di consolidamento dopo aver fallito, a cavallo tra le ultime due settimane, l’attacco alla resistenza psicologica dei 20000 punti. La flessione può essere considerata fisiologica dopo il precedente rialzo, almeno fino a quando le quotazioni si manterranno al di sopra dei 19600 punti e propedeutica alla realizzazione di un nuovo allungo che oltre l’ostacolo a quota 20000 proietti obiettivi sui record di inizio del nuovo millennio in area 20800. Discese sotto 19600 invece amplierebbero la portata della correzione in direzione dei 19350/19400 punti almeno, preludio ad un nuovo test del supporto orizzontale in area 19000, riferimento strategico nello scacchiere grafico di medio lungo periodo. Borsa Usa A New York i principali indici hanno chiuso la seduta in leggero ribasso. Il Dow Jones ha perso lo 0,04%, l’S&P 500 lo 0,08% e il Nasdaq Composite lo 0,06%. Alcuni dati macroeconomici deludenti e le tensioni per la situazione in Grecia hanno annullato le buone indicazioni sul fronte trimestrali societarie. I nuovi cantieri residenziali sono cresciuti nel mese di marzo passando da 908 mila unità a 926 mila unità. Il dato è tuttavia inferiore alle attese degli analisti che si aspettavano un valore pari a 1.040 mila unità. In calo invece le licenze edilizie passate da 1.102 mila unità a 1.039 mila unità (consensus 1.080 mila unità). Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana terminata il 10 aprile si sono attestate a 294 mila unità, superiori sia alle attese degli analisti pari a 280 mila che al dato rilevato la settimana precedente (282 mila unità). Il numero totale di persone che richiede l’indennità di disoccupazione si attesta a 2,268 milioni, inferiore ai 2,312 milioni attesi. La Federal Reserve di Philadelphia ha reso noto che il proprio Indice, che monitora l’andamento dell’attività manifatturiera dell’area di Philadelphia, si è attestato nel mese di aprile a 7,5 punti dai 5,0 punti di marzo, risultando superiore alle attese degli analisti che si aspettavano un valore dell’indice di 6,0 punti. Sul fronte societario Netflix +18,21%. L’internet television network ha pubblicato una trimestrale superiore alle attese. In particolare il numero dei nuovi abbonati è cresciuto nel primo trimestre di 4,88 milioni di unità contro i 4,05 milioni previsti dagli analisti. Nel periodo l’utile per azione adjusted si è attestato a 0,86 dollari contro i 77 centesimi indicati dal consensus. UnitedHealth Group +3,65%. Il gruppo specializzato nell’assicurazione sanitaria ha rivisto al rialzo le stime per l’esercizio 2015. L’utile per azione è ora atteso a 6,15-6,30 dollari (da 6.0-6,25 dollari della precedente guidance) su ricavi per 143 miliardi (da 141 miliardi). Nel primo trimestre l’utile è aumentato a 1,41 miliardi (1,46 dollari per azione) da 1,1 miliardi dello stesso periodo di un anno prima. I ricavi sono cresciuti del 13% a 35,76 miliardi. Gli analisti avevano previsto un Eps di 1,35 dollari su ricavi per 34,6 miliardi. Philip Morris +8.73%. Il gigante del tabacco ha pubblicato una trimestrale superiore alle attese ed ha fornito un outlook convincente. Nel primo trimestre l’utile è calato a 1,795 miliardi di dollari (1,16 dollari per azione) da 1,875 miliardi di un anno prima. I ricavi sono diminuiti del 4,4% a 6,6 miliardi. Gli analisti avevano previsto un Eps di 1,02 dollari su ricavi per 6,2 miliardi. Per l’intero esercizio la società stima un utile per azione compreso tra 4,32 e 4,42 dollari (consensus 4,26 dollari). Goldman Sachs +0,15%. La banca d’affari ha chiuso il primo trimestre con un utile di 2,84 miliardi di dollari (5,94 dollari per azione) in crescita rispetto ai 2,03 miliardi di un anno prima. Il dato è superiore alle attese (consensus 4,26 dollari per azione). SanDisk -4,51%. Il produttore di memorie ha chiuso il primo trimestre con un utile per azione adjusted di 0,62 dollari per azione. Il dato è inferiore alle attese (consensus 0,70 dollari). PPG Industries -0,24%. Il produttore di vernici ha aumentato il dividendo trimestrale a 0,72 dollari per azione da 0,67 dollari ed ha approvato uno split azionario (1 nuova azione ogni 2 possedute). Citigroup +1,54%. La banca americana ha chiuso il primo trimestre con un utile di 4,77 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 3,94 miliardi dello stesso periodo di un anno prima. Escluse le poste straordinarie l’utile per azione si è attestato a 1,52 dollari contro 1,39 dollari attesi dagli analisti. Europa Le principali Borse europee hanno aperto l’ultima seduta dell’ottava poco mosse. Il Cac40 di Parigi e il Ftse100 di Londra guadagnano lo 0,15% mentre il Dax30 di Francoforte e l’Ibex35 di Madrid sono sulla parità. Italia Il Ftse Mib segna +0,36%, il Ftse Italia All-Share +0,27%, il Ftse Italia Mid Cap -0,33%, il Ftse Italia Star +0,21%. Ottimo avvio di seduta per FCA (+1,9%) all’indomani dell’assemblea che ha approvato bilancio 2014 e rieletto tutto il cda. FCA ha annunciato un nuovo schema retributivo per i dipendenti italiani: previsti bonus parametrati alla produttività. Ieri piazza Affari ha chiuso in deciso ribasso in scia alle rinnovate incertezze sul futuro della Grecia. La Commissione Ue avrebbe infatti espresso insoddisfazione sui progressi fatti finora da Atene, tanto che l’ipotesi di un accordo in occasione dell’Eurogruppo a Riga, in programma il 24 aprile, diventa sempre più lontana. Niente accordo significa niente aiuti per il Paese, che rischierebbe così il default a maggio, in vista delle nuove scadenze sui prestiti del Fmi. I timori per un default della Grecia e una sua uscita dall’euro (Grexit) sono alimentati anche dall’indiscrezione del Financial Times, secondo cui il governo ellenico avrebbe approcciato in maniera informale l’Fmi per chiedere più tempo per restituire il prestito in scadenza. In questo quadro l’indice Ftse Mib ha perso l’1,74% a 23.610 punti. Forti vendite sui titoli del comparto bancario: Banco Popolare ha ceduto il 3,19% a 13,94 euro, Popolare di Milano il 3,38% a 0,928 eu ro, Popolare dell’Emilia Romagna l’1,64% a 7,76 euro, Intesa SanPaolo il 2,27% a 3,098 euro, Ubi Banca il 2,51% a 7,37 euro, Unicredit il 3,12% a 6,21 euro. CNH Industrial (-0,85% a 8,155 euro) ha invertito la rotta dopo una mattinata in rally all’indomani dell’assemblea dei soci. Giù anche FCA (-2,14% a 15,09 euro) nel giorno dell’assemblea che ha visto la conferma dei target per il 2015. Sono scattate le vendite sui titoli maggiormente legati alle sorti del petrolio: Saipem ha lasciato sul parterre il 3,99% a 11,78 euro, mentre Eni ha perso l’1,09% a 17,24 euro. Male Azimut (-3,83% a 27,31 euro) che ha completato l’acquisizione del 70% di Bosphorus Capital Portfoy Yonetimi.


I dati macro attesi oggi Venerdì 17 aprile 2015 USA G20 dei Ministri delle Finanze e dei Banchieri centrali; 07:00 GIA Indice fiducia consumatori mar; 10:00 EUR Bilancia partite correnti feb; 10:30 GB Tasso di disoccupazione mar; 10:30 GB Variazione nr. disoccupati mar; 11:00 EUR Inflazione (finale) mar; 13:30 EUR Intervento Weidmann (BCE e Bundesbank); 14:30 USA Inflazione mar; 16:00 USA Indice fiducia consumatori (Univ. Michigan) (prelim.) apr; 16:00 USA Indice anticipatore (Conference Board) mar.