Shock down di Bruno Pezzella, come sopravvivere senza il rito dello spritz

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di Fiorella Franchini

Shock Down. La notte del pensiero di Bruno Pezzella, edito da Kairòs, offre una rielaborazione delle riflessioni sulla pandemia ampliando un dibattito pubblico che risulta appiattito su radicalismi e facili semplificazioni. Fin da subito è apparso evidente che quello che stavamo vivendo fosse una sorta di grande esperimento sociale in tempo reale, che non solo andava a modificare i diversi aspetti della nostra vita quotidiana, ma ci costringeva a ripensare al nostro modo di osservare il mondo attraverso canoni che sembravano oramai consolidati. Un vero trauma per il nostro sistema di pensiero che ci ha mostrati fragili, sia dal punto di vista fisico che da quello culturale. Giornalista, scrittore, formatore, Pezzella mette a confronto il lettore con Berson, Breton, Bauman, Masullo, Habermas e Sciascia e, da acuto intellettuale, esamina l’evento come un analista esterno, pur rimanendo partecipe della realtà che stiamo vivendo. La sua indagine parte dalle origini, da come nasce un pensiero, quell’incantesimo, in parte ancora misterioso, in cui un neurone attraversa il cervello tra sinapsi e scariche elettriche. Un fenomeno chimico e una dimensione metafisica che si materializzano in un insieme di osservazione, immaginazioni, sensazioni che costituiscono la nostra coscienza e la nostra intelligenza. La catastrofe pandemica interrompe un equilibrio che credevamo stabile, perpetuo, modifica i concetti di tempo, di comunicazione, di socialità. L’autore insinua il dubbio che il flagello abbia sì sconvolto le nostre menti, ma non abbia cambiato di molto il nostro modo di pensare. L’analisi di Pezzella dimostra che l’evento ha soltanto acuito alcuni fenomeni caratteristici del tempo del nowness. Lo stato di emergenza ha fatto prevalere l’emotività, ha potenziato il dominio dell’informatica e dei Social, ha acuito il senso di provvisorietà. Una sfida altalenante tra diritto alla salute e difesa degli interessi economici, tra tutela delle libertà personali e benessere collettivo. Sono nate nuove categorie morali, “i virtuosi” che stanno in casa e rispettano le regole, e “gli indegni” tacciati di egoismo e irresponsabilità perché rifiutano di assoggettarsi alle necessarie prescrizioni. Il confronto è ancora adesso acceso, aggressivo, fomentato da un populismo che cavalca paure e risentimenti, a scapito della logica, e da un esasperato protagonismo dell’elemento scientifico. A cascata, vengono al pettine i nodi mai risolti: il ruolo della scuola e dell’istruzione, il valore della sanità pubblica, la protezione delle fasce più deboli, le disuguaglianze tra nord e sud, l’occupazione giovanile, fino all’indissolubile interdipendenza naturale e culturale che accomuna l’intero pianeta. Sembra ormai smarrito il senso della vita e, forse, anche quello della morte; ma parliamo di etica o di abitudini consumistiche? Vogliamo ritrovare il significato intrinseco dell’esistenza, o il rito dello spritz? Un saggio denso, dalla scrittura agile e intensa, nel quale l’autore più che offrire risposte, suscita interrogativi, scardinando uno degli effetti perversi di questo momento epocale, ovvero il progressivo affievolimento dell’approccio critico. Una piccola editoria coraggiosa che si assume la responsabilità di proporre contenuti di altissimo peso specifico e scommette su un pubblico che voglia capire autonomamente le trasformazioni del proprio tempo.