Shock energetico, l’allarme di Confimi Campania: Fino a 100 mila imprese a rischio

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in foto Luigi Carfora

Lo shock energetico innescato dalla crisi internazionale rischia di travolgere il sistema produttivo campano. A lanciare l’allarme è Luigi Carfora, presidente di Confimi Industria Campania, che parla di una situazione già critica e destinata a peggiorare nei prossimi mesi.

Dopo l’escalation geopolitica del 28 febbraio, i mercati energetici hanno registrato aumenti rapidi e significativi: il petrolio Brent è salito di circa il 40%, il gas naturale oltre il 60% e l’energia elettrica in Italia tra il 27% e il 40%. Un’impennata che sta incidendo direttamente sui costi di imprese e famiglie.

Imprese già sotto pressione

Se per i cittadini gli effetti si traducono nell’aumento di bollette e carburanti, il nodo più critico si sta formando all’interno delle imprese. Gli aumenti dei costi energetici, infatti, non si trasferiscono subito sui prezzi finali.

Contratti già siglati, rigidità dei listini e concorrenza impediscono alle aziende di adeguare rapidamente i prezzi. Il risultato è che molte imprese stanno assorbendo i rincari con la propria liquidità.

Secondo le stime, l’impatto dei rincari può arrivare fino al 5-7% del fatturato, a fronte di margini medi che si attestano tra il 3% e il 6%. Una dinamica che porta molte realtà a operare già in perdita.

Il quadro in Campania

Il sistema produttivo regionale conta oltre 500mila imprese attive, in gran parte micro e piccole aziende. Un tessuto ampio ma particolarmente vulnerabile agli shock energetici.

Le stime indicano che tra il 15% e il 20% delle imprese è già in difficoltà finanziaria: si tratta di una platea compresa tra 75mila e 100mila aziende.

Il rischio nei prossimi mesi

Se i prezzi dell’energia resteranno su questi livelli, le conseguenze potrebbero aggravarsi rapidamente. Le proiezioni parlano di 40mila-60mila imprese a rischio chiusura e di oltre 120mila posti di lavoro esposti.

Un impatto che, inevitabilmente, finirà per riversarsi anche sulle famiglie. Quando le imprese non riusciranno più ad assorbire i costi, gli aumenti si trasferiranno sui prezzi finali, con rincari stimati tra il 4% e l’8% sul carrello della spesa.

Il precedente del 2022

Il riferimento è alla crisi energetica legata alla guerra in Ucraina, quando il prezzo del gas superò i 300 euro per megawattora e le bollette aumentarono fino a dieci volte. Oggi, però, il sistema produttivo arriva a questo nuovo shock già indebolito.

Serve un intervento immediato”

Il sistema produttivo campano sta già assorbendo uno shock violento e lo sta facendo da solo”, avverte Luigi Carfora.

Il vero problema – spiega – è quello che non si vede ancora: imprese che lavorano in perdita, liquidità che si esaurisce e margini azzerati”.

Il rischio, secondo il presidente di Confimi Campania, è concreto: “Tra 75mila e 100mila imprese sono già in difficoltà. Senza interventi immediati si rischia la chiusura di decine di migliaia di aziende e la perdita di oltre 120mila posti di lavoro”.

Un quadro che va oltre l’economia. “Se si rompe il sistema delle imprese – conclude – si rompe il lavoro e aumenta la povertà. Non possiamo permetterci di aspettare: serve agire subito”.