Sì al Caravaggio a Roma. Un faro su Napoli

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Il ventilato prestito dell’opera di Caravaggio “le sette opere della misericordia” per la mostra alle scuderie del Quirinale a Roma, è stato oggetto di una protesta molto sentita di cittadini impegnati sul territorio, di alcuni storici dell’arte, e di chiunque abbia improvvisamente avvertito quel senso d’appartenenza e di proprietà per i meravigliosi tesori d’arte di cui Napoli è piena. Il sentimento d’appartenenza ad un luogo, il senso d’identità degli abitanti con esso sono alla base di tutti gli studi per l’autogestione di un bene attraverso l’interpretazione. Ben venga quindi, specie se spontanea, l’attenzione di un popolo per i beni culturali. Però… però. A tutti quelli che hanno scomodato perfino i vincoli di inamovibilità sanciti dal Governo del 

caravaggio

Pio Monte della Misericordia nel 1602, bisogna ricordare che Ii quadro è stato spostato ben quattro volte nel 1900: negli Anni 30 il sovrintendente Ortolani lo portò a Parigi; negli Anni 50 Raffaello Causa a Milano; nel 1980 Spinosa lo volle a Capodimonte e sempre Spinosa lo riportò a Capodimonte per L’ultimo Caravaggio. Liquidata così la prima grande obiezione, bisogna ricordare che in nessuna occasione per muovere il quadro è stato necessario smontare l’altare. Particolare di fondamentale importanza: Il Pio Monte della Misericordia è un’Istituzione privata fondata nel 1602 da sette giovani nobili napoletani che, consapevoli della miseria e delle necessità di una popolazione bisognosa di aiuto e di solidarietà a tutti i livelli, decisero di devolvere parte dei loro beni al soccorso degli infelici, dedicando la loro vita alle opere di bene. Essa è dunque un soggetto giuridico privato, i quadri, compresa quella di cui tanto si dibatte, sono di proprietà, e proprio grazie alla gestione dei suoi amministratori, Leonetti di Santo Janni in testa, negli ultimi 4 anni ha incrementato il numero di visitatori in maniera esponenziale. Una politica di rispettoso uso dei beni culturali prevede che essi riescano a generare reddito e ricchezza in modo da automantenersi. Si può così fare a meno di quei finanziamenti statali che ne decretano ovviamente la dipendenza dagli erogatori. Ciò vuol dire che se per poter garantire una efficace manutenzione ad un bene posso, in cambio di un congruo pagamento, affittarne l’uso ad un altro ente che me ne garantisce incolumità e rispetto, non c’è ragione per non farlo. Come una qualsiasi pubblicità, in un mondo che vive di pubblicità, si può mandare qualsiasi opera dovunque nel mondo, purchè adeguatamente esposta, in quanto essa potrà giungere agli occhi di chi non avrebbe mai pensato che esistesse, e sollecitare magari un turismo che altrimenti avrebbe ignorato quella determinata meta. Curare la gestione dei beni culturali è anche questo: individuare i tratti di un bene esportabili con il fine di attrarre pubblico nella località d’origine. Non è una novità. D’altronde musei più o meno importanti che prestano le proprie opere periodicamente ce ne sono a bizeffe a cominciare dall’importantissimo Ermitage di Mosca. Non è raro neanche che in occasione di mostre specifiche su autori o argomenti, molti privati concedano le opere di loro proprietà per contribuire ad un allestimento esaustivo. Considerato che l’opera sarebbe esposta nelle scuderie del Quirinale, che non sono l’ultima delle cantine, credo che quel pubblico che potrebbe vederla, diventerebbe un amplificatore per ulteriori visitatori che potrebbero venire ad ammirare il quadro proprio nel suo luogo espositivo d’origine, regalando a Napoli un incremento turistico e quindi di lavoro per tutto l’indotto. Perché quella mirabile rappresentazione illustra un quadro che è Napoli, quella Napoli di luci ed ombre e di contrasti che deve essere vissuta per essere compresa. Come il dipinto di Caravaggio che, esposto fuori sede, non farebbe altro che invitare a Napoli per vivere in prima persona quelle luci e quei contrasti. L’opera che dovrebbe temporaneamente “emigrare” è legata alle altre comprese nella chiesa del Pio Monte, e le riunisce nella mirabile summa delle opere di misericordia fisica singolarmente rappresentate dalle altre tele. Resterebbero così a presidiare il territorio : San Paolino che libera lo schiavo di Giovanni Bernardino Azzolino; Cristo in casa di Marta e Maria di Fabrizio Santafede ; Deposizione di Cristo di Luca Giordano; Buon Samaritano di Giovanni Vincenzo Forlì ; San Pietro che resuscita Tabitha di Fabrizio Santafede; Liberazione di San Pietro di Battistello Caracciolo; Cristo e l’adultera di Luca Giordano. Un bellissimo insieme di opere che non deluderebbe nessuno tra i più esigenti esperti d’arte. E sarebbero questi, i fratellini dell’”emigrante Caravaggio”, i quadri che accoglierebbero in sua assenza i visitatori. Davvero non si può sostenere che il luogo sarebbe, anche solo per un mese depauperato e reso poco interessante. Si urla come ad un insulto per la città, l’eventuale prestito dell’opera e dico prestito ( peraltro in cambio di corrispettivo, quindi affitto sarebbe il termine più adatto) alle scuderie del Quirinale. A questo punto allora facciamo due conti: le scuderie del Quirinale accolgono dai 1400 ai 3500 visitatori al giorno. In un mese sono visitate almeno da 42000 persone. Se solo il 10% di esse provocasse una visita a Napoli 4200 visitatori in più avrebbero modo di accedere ad un luogo emozionante e spettacolare, inserito solo nei giri turistici più completi. Risultato più che possibile? Una maggiore consacrazione a luogo di cultura e tesori d’arte per la chiesa, un incremento degli ospiti negli alberghi e degli avventori nei ristoranti ed un maggiore quantitativo d’introiti per l’intera città. Potrebbero derivarne una richiesta di giornate di studio sull’opera di Caravaggio e le sue interpretazioni con tanta affluenza di addetti ai lavori, corsi di pittura ispirati ai modi di Caravaggio…..Dobbiamo imparare ad essere imprenditori dei nostri beni. La gestione dei beni culturali presuppone l’analisi costi benefici. Quando i secondi, come è dimostrabile in questo caso, superano i costi non bisogna perdere tempo. Il patrimonio artistico a Napoli è enorme, e probabilmente i turisti che vengono in città conoscono di esso solo una piccola parte. Portare sotto un grandissimo riflettore uno dei nostri tesori sicuramente è un occasione perché quel riflettore si accenda anche sul resto. Certamente coloro che tanto strenuamente si schierano contro quest’operazione lo fanno per quel sentimento di protezione e orgoglio che nutre una mamma con il proprio piccolo, ma in questo caso è come se mandassimo il nostro piccolo ad uno stage importante all’estero!