Si continua a fuggire dal Sud

39
In foto Luca Bianchi, direttore di Svimez, e Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria

Purtroppo, ancora una volta, lo stato di salute della nostra società si conferma malandato. I dati sono raccolti dallo Svimez che lancia oggi un nuovo allarme per il Mezzogiorno.
Il 2019 accerta per il Sud la “recessione”, con un Pil stimato in calo dello 0,2%, a fronte di un pur bassissimo Pil dello 0,3% al Nord. Bisognerà aspettare il 2020 per una “debole ripresa”.
Nella prima parte del 2019 il Mezzogiorno accusa ancora perdite su quella che è ormai per tutti la vera emergenza: il lavoro. “Si riallarga il gap occupazionale tra Sud e Nord, che nell’ultimo decennio è aumentato dal 19,6% al 21,6%, cosicché i posti di lavoro da creare per raggiungere i livelli del Nord sono circa 3 milioni”. La crescita dell’occupazione che si osserva negli ultimi mesi riguarda infatti solo il Centro-Nord, dove i posti di lavoro sono effettivamente aumentati (+137mila), cui si contrappone il calo nel Mezzogiorno (-27mila).
L’emorragia dei residenti non si arresta. Dal 2000, 2 milioni e 15 mila persone hanno lasciato il Sud, “la metà giovani fino a 34 anni, quasi un quinto laureati”. Anche la crisi demografica non aiuta: nel 2018 si è raggiunto un nuovo minimo storico delle nascite. Si sta assistendo ad un lento e inesorabile spopolamento di grandi aree del Meridione. La novità – spiega Svimez – è “che il contributo garantito dalle donne straniere non è più sufficiente a compensare la bassa propensione delle italiane a fare figli”.
Infine anche una nota politica. Il rapporto giudica “utile il Reddito di cittadinanza” ma non sufficiente a combattere la povertà, che “non si combatte solo con un contributo monetario” ma ridefinendo “politiche di welfare ed estendendo a tutti in egual misura i diritti di cittadinanza”. E ancora viene rilevato che ” l’impatto del Reddito sul mercato del lavoro è nullo, in quanto la misura, invece di richiamare persone in cerca di occupazione, le sta allontanando dal mercato del lavoro”.
Anche il Centro Studi di Confindustria parla più in generale di una “Italia stagnante, con industria in affanno e rischio deflazione”.
Sul Sud è intervenuta oggi anche il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, denunciando il “calo costante, progressivo degli investimenti pubblici e il rallentamento degli investimenti privati. Il tema degli investimenti è la chiave di volta– ha affermato -. L’Italia ha bisogno disperatamente di infrastrutture e il Sud a maggior ragione. Infrastrutture materiali, immateriali, sociali, e soprattutto infrastrutture istituzionali”, ossia quella capacità amministrativa che è cruciale nell’allocare risorse e nel realizzare i progetti.