Si coopera per fiducia o la fiducia prevede la cooperazione?

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Nulla è in regalo, tutto è in prestito. Sono indebitata fino al collo. Sarò costretta a pagare per me con me stessa. a rendere la vita in cambio della vita. È così che è stabilito, il cuore va reso e il fegato va reso e ogni Nulla è in regalo, tutto è in prestito. Sono indebitata fino al collo. Sarò costretta a pagare per me con me stessa. a rendere la vita in cambio della vita. È così che è stabilito, il cuore va reso e il fegato va reso e ogni singolo dito. È troppo tardi per impugnare il contratto. Quanto devo mi sarà tolto con la pelle. Me ne vado per il mondo tra una folla di altri debitori. Su alcuni grava l’obbligo di pagare le ali. Altri dovranno, per amore o per forza, rendere conto delle foglie. Nella colonna dare ogni tessuto che è in noi. Non un ciglio, non un peduncolo da conservare per sempre. L’inventario è preciso, e a quanto pare ci toccherà restare con niente. Non riesco a ricordare dove, quando e perché ho permesso che aprissero questo conto a mio nome. La protesta contro di esso la chiamano anima. E questa è l’unica voce che manca nell’inventario. Wislawa Szymborska


Mi trovo in una situazione difficile: devo fidarmi di qualcuno che potrebbe tradirmi, ma se non mi fido di lui, escluderò completamente la possibilità di cambiare il gioco e chiuderò il rapporto. Molte relazioni stanno finendo, le persone non s’incontrano più con leggerezza, si è all’erta perché “l’altro” è minaccioso, soprattutto se sconosciuto. Nessuno si fida, d’altra parte è difficile farlo quando si è circondati da banditi e fidarsi significa essere danneggiati. Questo accade nei rapporti tra le persone e con le istituzioni, e ritorna il tema della burocrazia: una forma di stupidità che ha lo scopo di creare danni e impedire vantaggi; si annida tra i funzionari, tra i burocrati che non ti chiedono fiducia: la impongono. Siamo nell’ingorgo e non solo quello del traffico, un ingorgo mentale che tende a rendere difficile se non impossibile qualsiasi tipo di scorrevolezza e la sfiducia rappresenta il grande semaforo rosso. Ma allora la soluzione consisterebbe semplicemente nel chiudersi e smetterla di fidarsi di chiunque? Dovremmo ritirarci e smetterla di lottare? Forse qualcuno può scegliere questa strada, per l’età che ha o per la possibilità economica, ma non possiamo farlo come collettività che deve vivere insieme. Quindi la risposta è che “no”, non ci possono essere alternative alla creazione della fiducia se vogliamo migliorare la nostra condizione umana e sociale e pensare oggi a un futuro migliore. Anche in assenza di fiducia e anche quando quest’assenza è comprensibile, occorre credere in questo valore determinante e quindi si deve diffidare della sfiducia. Occorre evitare di rinunciare, del tutto, ad agire in modo cooperativo, mantenendo, in termini tollerabili, i rischi derivanti dalla potenziale delusione a fronte di un comportamento iniquo dell’altro e naturalmente dandosi da fare il più possibile per agire nei confronti delle condizioni, affinché siano il più favorevoli possibile a comportamenti di valore. Chiudere totalmente alla fiducia è più facile, meno faticoso, elimina la complessità, le ambiguità, le ambivalenze, la sensazione di minaccia, ecc. ma è la fine. Solo mantenendo l’ipotesi di fiducia possiamo sperare di scoprire qualcosa e cambiare perché si mantiene aperta la mente alle informazioni e alla possibilità del cambiamento. Si dovrebbe agire “come se” ci fidassimo sino a che l’esperienza non ci costringa a formarci opinioni diverse. La fiducia cresce con l’uso e si esaurisce quando non è usata. La fiducia implica l’accettazione del rischio, va messa in relazione con il fatto che gli altri sono liberi di deluderci, di danneggiarci: diventa comprensibile e rilevante se c’è la possibilità di tradimento, ma solo in questo modo possiamo andare verso forme di cooperazione evolute. La coercizione, anche attraverso le regole, è stata ed è ampiamente perseguita per assicurare la cooperazione, e nelle sue forme estreme per assicurarsi sottomissione e consenso. Ma non può aver completo successo come sostituto della fiducia perché introduce un’asimmetria che annulla la fiducia reciproca e promuove al suo posto lo sviluppo del potere e del risentimento. Se la sfiducia è totale, la cooperazione fra soggetti liberi non può che fallire. Inoltre, la cooperazione fallisce, anche se la fiducia esiste solo in una direzione. Quando la pressione ad agire è condivisa e desiderabile e ciò è noto a entrambe le parti, allora la cooperazione trova non solo condizioni propizie, ma favorisce l’aumentare della fiducia. Quando ciascuno percepisce il medesimo senso d’interesse in tutti, mantiene fede ai suoi obblighi, poiché si sente rassicurato sul fatto che gli altri non verranno meno ai loro. Ciò fa sì che l’interesse faccia effetto e che l’interesse stesso diventi il primo obbligo al mantenimento delle promesse. Poi i sentimenti etici, il clima, la vicinanza emotiva, si affiancheranno all’interesse, creando una profonda cultura cooperativa. Anche se spesso è difficile e proprio non ci va di farlo tentiamo ancora la fiducia cominciando da chi frequentiamo. Magari cominciando con noi stessi, perché in questo periodo così duro è proprio l’autostima a essere messa in gioco e a dura prova.